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Lonely Planet, la recensione su Almanacco Cinema
Arriva su Netflix la nuova commedia romantica di Susannah Grant. Lonely Planet porta sullo schermo un’inedita ma intrigante coppia: Laura Dern e Liam Hemsworth.
Negli ultimi anni le commedie romantiche sono tornate a riempire cinema e piattaforme. Il genere stereotipato per eccellenza, però, è anche forse quello più ostico da realizzare. Scrivere una buona commedia romantica sembra impresa ardua. I dialoghi devono essere originali, freschi, capaci di mantenere viva l’attenzione su una storia che sappiamo già come andrà a finire.
Senza scomodare i mostri sacri come Nora Ephron, anche oggi qualcuno ci riesce. All’ultimo Festival di Cannes, per esempio, a trionfare è stata la romcom Anora di Sean Baker. E anche Netflix con la serie Nobody Wants This ha dimostrato che si può ancora raccontare l’amore con ironia e sensibilità.
Lonely Planet, pur collocandosi meglio dell’altro prodotto Netflix, A Family Affair, non riesce a convincere del tutto. La buona sintonia tra Laura Dern e Liam Hemsworth e la loro credibilità, tuttavia, provano a salvare la pellicola. Lonely Planet è una romcom che probabilmente si dimentica facilmente ma che comunque si lascia guardare.
Alla regia e alla scrittura troviamo Susannah Grant, sceneggiatrice già di Pocahontas (1995) ed Erin Brockovich (2000). La fotografia, troppo “turistica” ma in ogni caso molto bella, è di Ben Smithard mentre le musiche di Pinar Toprak.
Lonely Planet, la trama
A Marrakech sta per iniziare un ritiro per scrittori. Alcuni grandi nomi della letteratura contemporanea si riuniscono nell’immensa dimora di Fatema Benzakour (Rachida Brakni). Tra di loro vecchie glorie, ma anche talenti appena nati e accompagnatori.
Katherine Loewe (Laura Dern) è un’acclamata scrittrice al suo ottavo romanzo, che però stenta a finire. Ha deciso di accettare l’invito in Marocco nella speranza di ritrovare l’ispirazione e soprattutto la concentrazione. Schiva e solitaria, prova ad allontanarsi da qualsiasi possibile occasione di socialità.
Owen Brophy (Liam Hemsworth) è al ritiro in veste di accompagnatore. Impegnato nella finanza, quello della letteratura non è il suo mondo ma quello della sua fidanzata, Lily Kemp (Diana Silvers). All’apparenza affiatati e innamorati, Owen e Lily sin da subito mostrano i segnali di una relazione fragile, minacciata da opinioni inespresse.
Un’escursione, alla quale Katherine partecipa convinta di essere sola, è l’occasione per lei e Owen di passare inaspettatamente del tempo da soli. Questa vicinanza diverrà via via più intensa, finché tra i due scatterà qualcosa che li costringerà a rivedere chi sono e chi vogliono essere.

La sceneggiatura e il cast
Tra i fattori positivi della sceneggiatura di Susannah Grant c’è certamente il non aver fatto girare il film intorno all’age gap. La tendenza degli ultimi prodotti, infatti, è quella di insistere curiosamente su trame in cui la donna è costretta a fare i conti e riflettere sulla relazione con un partner più giovane. Lo vediamo in The Idea of You, in A Family Affair e anche nella serie Inganno, appena uscita su Netflix. In Lonely Planet un piccolo riferimento c’è (e se ne poteva fare a meno), ma in fondo l’età non è una delle questioni del film.
Quello che risulta poco interessante è l’uso di alcuni cliché. Lei è una ricca e colta scrittrice, un po’ snob e con una pessima vita sentimentale. Lui il classico quarterback, bello ma considerato superficiale, appassionato solo di sport ma dall’animo sensibile. Insomma, niente di nuovo e da questo punto di vista si poteva fare di meglio anche per i dialoghi.
Il materiale umano a disposizione, infatti, era più che stimolante. Laura Dern e Liam Hemsworth funzionano. Sono credibili, sia nei loro ruoli che nei loro scambi, e belli da guardare. La loro sintonia è certamente uno dei pro del film. Interessante è inoltre la costruzione lenta della relazione, senza accelerazioni forzate. La regia di Susannah Grant si presenta a tal proposito delicata, sensibile e attenta al dettaglio.
L’ambientazione di Lonely Planet
Il Marocco, con i suoi colori, è forse il terzo protagonista di Lonely Planet. Sfido chiunque a guardare il film e non avere l’impulso di prendere il primo aereo per Marrakech. Gli spostamenti tra i mercati, le viuzze e le piazze della città, funzionano quasi come una guida turistica. Forse non è casuale che il titolo del film richiami proprio la casa editrice più nota di guide di viaggio. E questo, tuttavia, non è per forza un bene.

Se è vero che la fotografia è indubbiamente affascinante dal punto di vista estetico, lo sguardo risulta appunto “turistico”. Il loro muoversi in quegli spazi rimarca una freddezza che è distanza emotiva e culturale da quei luoghi. Si lasciano affascinare dal Marocco, ma non toccare più profondamente. La metafora del viaggio come cambiamento interiore non pare compiersi davvero.
Una fonte di ispirazione per Susannah Grant potrebbe essere stato Il paziente inglese (paragone da prendere con le pinze!). Anche in quel caso la storia d’amore tra Katharine e Almasy (i centratissimi Kristin Scott Thomas e Ralph Fiennes) nasce nel deserto del Nord Africa. E anche in quel caso il corteggiamento passa per un inseguimento spacciato per tentativo di protezione. Nel capolavoro di Anthony Minghella, tuttavia, l’Africa, la sabbia e le spezie, sono molto più che uno sfondo.
Interessante, però, la scelta di ambientare il finale di Lonely Planet a New York. Lo scambio finale tra Katherine e Owen avviene sull’asfalto bagnato e tra le luci di una fredda serata newyorkese. Un ritorno a “casa” non solo per i due protagonisti, ma anche per il genere romcom stesso che in New York ha da sempre la sua perfetta scenografia.
In conclusione
Lonely Planet non diventerà un cult ma è un film che per certi aspetti risulta piacevole. In fondo, è un prodotto che non promette più di quello che poi di fatto offre. Rispetto al precedente A Family Affair, che mancava della necessaria chimica tra i protagonisti, rappresenta un passo in avanti.
Di fronte a una sceneggiatura vacillante, offre una bella fotografia e buone interpretazioni da parte dei protagonisti. Quello che manca ancora, qui e in tante commedie recenti, è quella dose di calore e di confort che dovrebbe essere imprescindibile nel genere.
Per chi non ama la commedia romantica non è il film giusto per ricredersi. Per chi, invece, come Ted Lasso crede nel rom-communism potrebbe esserci un margine di apprezzamento. Lonely Planet è disponibile dall’11 ottobre su Netflix.

