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Olimpiadi Invernali 2026, i film da vedere per entrare nello spirito olimpico

Olimpiadi Invernali 2026, i film da vedere per entrare nello spirito olimpico

Le Olimpiadi Invernali 2026 si avvicinano: dai biopic ai cult ambientati sulla neve, ecco una lista di film da vedere per entrare nello spirito olimpico.

Le Olimpiadi Invernali nacquero 101 anni fa, nel 1924, e da allora rappresentano uno dei momenti più significativi per ogni sportivo: un’occasione unica in cui il rapporto tra uomo e natura si fa indissolubile.

Oggi, 6 febbraio, alle ore 20, in diretta su HBO Max e Rai 1, prenderanno ufficialmente il via le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 con la cerimonia di inaugurazione. L’evento sportivo si svolgerà dal 6 al 22 febbraio e sarà seguito dalle Paralimpiadi, in programma dal 6 al 15 marzo.

Ora che ci si appresta a dare il via all’attesissima – e per molti aspetti controversa – edizione italiana, segnata da discussioni, polemiche e scandali, forse il cinema può venirci in aiuto. Se non altro per ricordarci la bellezza degli sport invernali e il motivo per cui siano così importanti, non soltanto dal punto di vista agonistico, ma anche per le storie umane che sanno raccontare.

Di seguito, una selezione di film e documentari dedicati alle Olimpiadi Invernali: alcuni tratti da storie vere (spesso parzialmente romanzate), altri completamente frutto della fantasia.

Olimpiadi Invernali, i film

Cool Runnings – Quattro sottozero (1993)

È uno dei film più celebri ambientati durante le Olimpiadi Invernali, nello specifico quelle di Calgary 1988, in Canada. Tratto da una storia vera – seppur ampiamente romanzata – segue Derice Bannock, giovane velocista giamaicano figlio d’arte che, escluso dalla qualificazione ai Giochi estivi (qui una lista di 10 film sulle Olimpiadi, non quelle invernali però), decide di rintracciare Irving Blitzer, amico del padre ed ex bobbista statunitense, per dare vita alla prima squadra di bob della Giamaica.

Partendo dal reale debutto del team giamaicano a Calgary ’88Cool Runnings prende l’apparente assurdità dell’idea – un Paese tropicale lanciato su una slitta di ghiaccio – e la trasforma in un racconto di identità, determinazione e riscatto. Non è un film “di risultati”, ma “di percorso”: la competizione conta, ma conta di più l’ostinazione di chi decide di provarci quando tutto suggerisce il contrario.

Miracle (2004)

Racconta una delle imprese sportive più celebri nella storia delle Olimpiadi Invernali: quella della nazionale maschile di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti che, contro ogni pronostico, ai Giochi di Lake Placid 1980 riuscì a sconfiggere la fortissima Unione Sovietica e a conquistare la medaglia d’oro. Una squadra composta in gran parte da dilettanti che affrontò quella che, all’epoca, era considerata la migliore selezione del mondo.

La partita passò alla storia come il “miracolo sul ghiaccio”, espressione da cui prende il titolo il film. Nessun intervento divino, in realtà, ma una frase rimasta leggendaria: sul finale dell’incontro, con la vittoria ormai certa, il commentatore Al Michaels pronunciò le parole “Credete nei miracoli? Sì!”.

Eddie the Eagle – Il coraggio della follia (2016)

Il film racconta la storia di Michael “Eddie” Edwards (interpretato da Taron Egerton), primo atleta britannico di salto con gli sci a partecipare alle Olimpiadi Invernali. Dopo aver fallito la qualificazione ai Giochi del 1984 come sciatore alpino, Edwards decise di tentare una strada improbabile, passando a una delle discipline più pericolose dello sport invernale.

Arrivò ultimo ai Mondiali del 1987, ma saltò abbastanza lontano da ottenere la qualificazione per le Olimpiadi di Calgary 1988. Gareggiò con attrezzatura di fortuna – sci presi in prestito e i celebri occhiali protettivi rosa indossati sopra lenti spesse – diventando rapidamente una figura iconica. Il soprannome “Eddie the Eagle” nacque proprio durante quelle gare.

Tra dolore, infortuni, paura e scherno, Eddie si scontrò anche con i vertici sportivi britannici, poco inclini a esporsi al rischio di una figuraccia internazionale. Eddie the Eagle è un film dal grande cuore, che parla di rinascita e perseveranza, ricordando come nello sport la vera vittoria sia spesso quella contro i limiti imposti dagli altri.

Tonya (2017)

Scalare il successo può essere difficile quanto rapida può essere la caduta. Tonya lo racconta attraverso l’interpretazione magistrale di Margot Robbie nei panni della controversa pattinatrice Tonya Harding.

La sua figura divenne tristemente celebre alla vigilia delle Olimpiadi Invernali del 1994, quando esplose la vicenda che segnò il punto più alto della rivalità con Nancy Kerrigan.

“Why me?” è la domanda disperata che Kerrigan continuò a ripetere nei filmati girati subito dopo l’aggressione subita, orchestrata da malviventi assoldati dal marito di Harding, con l’obiettivo di eliminarla sportivamente.

Kerrigan riuscì comunque a partecipare ai Giochi, conquistando la medaglia d’argento. Harding gareggiò a sua volta, classificandosi però soltanto al sesto posto. Il film racconta questa vicenda dal punto di vista della “cattiva”, senza assolverla, ma cercando di restituirne la complessità umana.

“L’America vuole qualcuno da amare, ma vuole anche qualcuno da odiare”, afferma la stessa Tonya.

Gli spericolati (1969)

Secondo The Wall Street Journal, il film “evoca la solitudine della competizione così come le sue emozioni; il fascino, così come i banali inconvenienti, come stanze minuscole e neve di scarsa qualità”.

Tratto dall’omonimo romanzo di Oakley HallGli spericolati fu il primo film che Hollywood dedicò allo sci alpino. Protagonista è David Chappellet (Robert Redford), sciatore convocato nella Nazionale statunitense e deciso a diventare campione del mondo a qualsiasi costo.

Nonostante gli sforzi del suo allenatore Eugene Claire (Gene Hackman), David rifiutò il gioco di squadra, mostrando un carattere egoista e arrivista. L’incontro con la sfuggente Carole (Camilla Sparv) mise in luce la futilità di questo atteggiamento, figlio di un ambiente ipocrita e di una competizione portata fino alla tossicità.

Blades of Glory – Due pattini per la gloria (2007)

Scritto da Busy PhillipsCraig Cox e Jeff Cox, il film ha per protagonisti due pattinatori decaduti: l’arrogante Chazz Michael Michaels (Will Ferrell) e il timido Jimmy MacElroy (Jon Heder). Da rivali accaniti, sono costretti a unire le forze per tornare alle competizioni come prima coppia maschile di pattinaggio artistico.

Tra coreografie spettacolari – spesso al limite dell’assurdo – e una comicità dichiarata, Blades of Glory offre novanta minuti di puro intrattenimento.

La mossa del pinguino (2014)

Dal momento che le Olimpiadi si svolgono in Italia, è naturale includere anche un titolo italiano. La mossa del pinguino segna l’esordio alla regia di Claudio Amendola ed è interpretato da Edoardo Leo.

Il protagonista è Bruno, guardiano notturno precario in un museo, che scopre per caso il curling e decide di formare una squadra per tentare la qualificazione alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006. Convinto che si tratti semplicemente di “bocce su ghiaccio”, si lancia nell’impresa con un entusiasmo decisamente sproporzionato. (Nessuno spoiler sul finale.)

Rosso Volante (2026)

Non si può non aggiungere a questa lista Rosso Volante, film TV dedicato a Eugenio Monti, che andrà in onda il 23 febbraio su Rai 1.

Interpretato da Giorgio Pasotti, il film racconta la figura della leggenda del bob non solo come campione, ma come simbolo di un’idea di Olimpiade fondata sul gesto e sulla sportività.

Dalla promessa dello sci giovanile, frenata dagli infortuni, alla svolta nel bob culminata nel doppio oro olimpico a Grenoble 1968, fino al celebre episodio di Innsbruck 1964, quando Monti prestò un bullone decisivo agli avversari britannici, permettendo loro di gareggiare e vincere. In uno sport fatto di centesimi e dettagli meccanici, fu un gesto capace di ribaltare la logica stessa della competizione.

Olimpiadi Invernali, i documentari

Accanto ai film di finzione, le Olimpiadi Invernali hanno dato vita a una ricchissima tradizione documentaristica, capace di raccontare i Giochi non solo come evento sportivo, ma come esperienza umana, politica e culturale.

Un punto di partenza imprescindibile è Cortina d’Ampezzo 1956 Official Film | White Vertigo, realizzato in occasione delle prime Olimpiadi ospitate da Cortina. Il documentario unisce la spettacolarità delle Dolomiti all’alba della televisione sportiva moderna, con una regia che sperimenta soluzioni visive inedite per restare agganciata alla velocità e al movimento degli atleti.

Un’impostazione più narrativa caratterizza Lillehammer ’94, 16 Days of Glory, firmato da Bud Greenspan. Qui immagini d’archivio e interviste non servono a costruire una semplice sequenza di momenti decisivi, ma a delineare volti, percorsi e tensioni personali. In questo quadro trova spazio anche Alberto Tomba, presenza fondamentale per riportare il racconto in una dimensione italiana. La stessa formula, con alcune variazioni, ritorna nei documentari dedicati alle Olimpiadi di Seoul 1988, Barcellona 1992, Atlanta 1996 e Salt Lake City 2002.

Esistono poi documentari che usano l’Olimpiade come sfondo per interrogarsi su temi più ampi.

The Crash Reel prende avvio dalla rivalità e dalla corsa verso Vancouver 2010 nel mondo dello snowboard, per trasformarsi in una riflessione durissima sul rischio, sul trauma e sul prezzo che lo spettacolo estremo può imporre ai corpi degli atleti.

To Russia with Love, girato durante Sochi 2014, sposta invece l’attenzione sulla condizione degli atleti LGBTQ+ nel contesto politico russo, mostrando come i Giochi possano essere allo stesso tempo una vetrina globale e un’esperienza personale estremamente fragile.

Nel loro insieme, questi film e documentari ricordano che le Olimpiadi Invernali non sono soltanto un calendario di gare, ma una vera fabbrica di racconti, e che il cinema riesce, spesso, a portarci sulla pista molto prima della prima discesa.