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Russell Crowe in concerto a Siena
Russell Crowe, il Gladiatore che domina il Grande Schermo, è ora in tour in Italia e la sera del 22 luglio è approdato sul palco di Piazza del Campo, a Siena.
“Grazie per l’invito a suonare a Siena. Il mio antenato italiano Luigi Ghezzi partì dall’Italia nel 1850. Nacque a Parma, partì e non tornò più. Per lui sono tornato io. Stasera sono io che sono tornato a casa. Stasera sono italiano”.
Queste le parole con cui Russell Crowe si è presentato il 22 luglio sul palco di Piazza del Campo, a Siena, che accoglie con entusiasmo il Gladiatore, ora in Italia non nelle vesti di stella di Hollywood, ma in quelle di rocker e bluesman.
Non molti lo sanno, ma Crowe ha iniziato la sua carriera di cantante molto prima di quella cinematografica, incidendo il suo primo disco all’età di 17 anni, per poi muovere i suoi primi passi artistici nella musica, esibendosi per strada o nei locali per sostenersi economicamente nei periodi in cui non veniva scritturato per i film o per il teatro.
Approdò quindi al teatro musicale. E fu proprio grazie a questo che venne notato come attore da un regista, che gli domandò di fare un provino.
Da allora, da oltre 30 anni, tra un ciak e l’altro, Russell Crowe porta avanti la sua attività musicale insieme ai suoi Gentlemen Barber, che lo accompagnano ora nel suo mini tour nel nostro Paese, dove torna in seguito alla sua recente ospitata per la terza serata di Sanremo 2024, in cui si è esibito sempre con la sua band; per la seconda volta, in realtà, dopo la prima apparizione al Festival di Sanremo 2001.
Il concerto a Siena
Alle 22,20, dunque, Crowe è salito sul palco assieme alla numerosa e affiata band e dalla sua spalla (nonché amica), la cantante irlandese Lorraine O’Reilly, che apre il concerto e lo affianca nei cori durante lo show.
La piazza era gremita per ascoltare la voce profonda e godere della presenza scenica di quella che è, di fatto, una figura cult dello star system. Sicuramente, Crowe è ad oggi molto distante dal sex symbol tutto muscoli di una volta, che ha interpretato Massimo Decimo Meridio, prima generale dell’Impero Romano e poi gladiatore in cerca di vendetta, nel celebre film di Ridley Scott (Il Gladiatore) del 2000, ruolo che gli valse l’Oscar come migliore attore nel 2001.
Oggi Russell Crowe appare invecchiato (ha compiuto quest’anno 60 anni), decisamente ingrassato e appesantito, e tuttavia ha sempre una presenza scenica importante e una voce profonda e graffiata che tocca e appare perfettamente in linea col suo repertorio; i Gentleman si esibiscono nei brani del loro ultimo album intitolato Prose and Cons, che vanta pezzi rock e blues e belle ballate. Durante lo spettacolo, l’attore lascia anche aperto un breve siparietto per il figlio Chris, che sale anche lui sul palco per cantare un brano.
Per quasi ogni canzone (l’attore scrive lui stesso testi e musiche dei suoi brani), Russell ci racconta una storia, come l’aneddoto relativo ad un brano che esegue, sullo stile di Johnny Cash: racconta che il brano gli è stato ispirato da una lettera incorniciata sul muro del suo studio, una lettera di ringraziamento per le sue interpretazioni al cinema. Gliel’ha inviata un uomo dopo aver visto un suo film con la moglie, e gli scrive che la moglie poi era tornata altre due volte al cinema, per rivedere con un’amica quel film che li aveva tanto emozionati. Quell’uomo era – appunto – Johnny Cash, uno dei miti musicali di Crowe.
Ovviamente, per salutare l’Italia non può mancare, in scaletta, anche un brano nella nostra lingua; e così, a fine concerto, per salutare Siena, Crowe sale nuovamente sul palco con la band per i bis di routine, e nei bis, per coinvolgere a cantare tutti i presenti, sceglie una canzone che praticamente chiunque conosce (persino lui e i suoi musicisti australiani!): Sarà perché ti amo, dei Ricchi e Poveri, che entusiasma la piazza e il pubblico intero, che lo saluta con un grande applauso.
Russell Crowe, la storia delle sue origini
Bradley Cooper, Nicolas Cage, Leonardo di Caprio, sono sempre di più le star di Hollywood che dichiarano e vantano origini italiane. L’ultimo è stato proprio Russell Crowe, quando lo scorso 3 gennaio ha deciso di rivelarlo con una serie di post su Twitter: “Da qualche tempo sono alla ricerca dei miei antenati italiani” dichiarava “ma folkloristici racconti familiari ed errori di scrittura mi hanno mandato su tracce sbagliate. Alla fine però è risultato che il mio bis-bis-bisnonno era di Ascoli”. Dalle sue ricerche, l’attore scoprii dunque che nome di questo antenato (bisnonno da parte di madre) era Luigi Ghezzi, giunto in Nuova Zelanda nel 1864 e nato nel 1829, appunto, ad Ascoli Piceno. Figlio di due signori di Parma, ebbe l’ardire di andare a lavorare in Argentina per poi imbarcarsi per l’India: la nave però naufragò e finì a Città del Capo, dove incontrò e sposò Mary Ann Curtain, con la quale migrò poi in Nuova Zelanda.
Per rendere omaggio alle sue radici, il consiglio comunale di Ascoli Piceno ha deciso di concedere il titolo di cittadino onorario a Russell Crowe, dietro proposta del sindaco Marco Fioravanti; per sancire questo titolo e celebrarlo, lo scorso 11 luglio, giornata in cui l’attore è stato presente in Piazza del Popolo ad Ascoli con la sua band per la tappa della sua serie di concerti, gli è stata consegnata la targa dal Sindaco stesso in Comune: “Oggi ho incontrato il sindaco di Ascoli Piceno e mi ha dato la cittadinanza onoraria della città, la maglia della squadra di calcio dell’Ascoli (con il suo nome, ndr) e una scatola di olive ascolane. Sono arrivato in albergo e ho chiesto al cuoco di cucinarle. Perfetto! Mi hanno anche detto che ci sarà sempre una stanza a disposizione per me nell’hotel nella bellissima piazza del Popolo ad Ascoli”.
In realtà, sembra che le indagini dell’attore riguardanti il suo albero genaologico abbiano scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora: infatti, dopo la celebrazione della cittadinanza di Ascolti, anche il Comune di Fidene ha reclamato, documenti alla mano, la “paternità” di Russell Crowe. La questione è a dir poco spinosa, perché i ricercatori hanno riscontrato che, in effetti, risulta nel 1849 un certo Luigi Ghezzi ad Ascoli, residente a Borgo, in via Canaria e in via delle Vigne. Tuttavia, questo Ghezzi sembra essere nato a Fidenza, secondo quanto riportato da un documento ufficiale che recita così: “L’anno milleottocentoventinove, il ventidue giugno, davanti a me, podestà di Borgo San Donnino, distretto Ducato di Parma è comparso Ghezzi Agostino di anni trentuno coltivatore domiciliato a Chiusa Ferranda, il quale ha dichiarato che oggi ad un’ora antimeridiana gli è nato dalla Leggieri Anastasia, sua moglie, un figlio a cui è stato dato il nome di Luigi”. Ghezzi si sarebbe, dunque, solo successivamente trasferito ad Ascoli, ma le sue radici (e, di riflesso, quelle di Crowe) sarebbero, ipso facto, di Fidenza.
Dopo un po’ di maretta tra i due Comuni, il Sindaco di Fidenza, Andrea Massari, lancia il suo appello all’ex Gladiatore: “”Non ci conosciamo anche se ci siamo scambiati qualche messaggio, mi permetto però di rivolgermi a te come se fossi un mio concittadino, dal momento che per un breve periodo di tempo ho creduto di poterti consegnare di persona il certificato di nascita del tuo trisavolo – scrive il primo cittadino – Una serie di circostanze hanno fatto in modo che sostanzialmente ti venisse data un’informazione che si è rivelata errata. Se mai avrai voglia di prendere la cittadinanza italiana, quella vera, non onoraria, sappi che dovrai passare da Fidenza per ritirare quell’atto di nascita che nessuno potrà consegnarti a luglio. Forse per quell’epoca non sarò più sindaco, ma sarà comunque un piacere poterti stringere la mano”.
Sia come sia, Russell Crowe ama da sempre molto l’Italia, e posta spesso immagini dei suoi viaggi nel nostro Paese; molte erano proiettate anche sul megaschermo alle sue spalle, durante il concerto a Piazza del Campo. Le più suggestive lo mostravano proprio con i membri della sua band, quando erano giovani, e venivano a suonare qui nel Bel Paese, per poi godersi il vino e il panorama locale. Sentimento che nel tempo è cresciuto e si è rafforzato al massimo quando ha girato il film che lo ha reso più celebre, il Gladiatore, a Roma, ormai quasi 25 anni fa; da allora il legame è diventato indissolubile. Adesso, però, ha finalmente scoperto che c’è qualcosa di più: “Ora lo so per certo, ciò che mi connette con l’Italia è un legame di sangue”. Legame che, proprio come i suoi avi, lo ricondurrà sempre qui, perché le radici non affondano soltanto nella terra, ma -e forse ancor più profondamente- nell’animo.
