Jane Fonda, 88 anni trascorsi tra cinema e piazza
Jane Fonda compie gli anni: diva, autrice del proprio corpo e militante instancabile, ha trasformato la celebrità in una pratica etica.
Jane Fonda non è solo un compleanno da celebrare, ma un dispositivo critico: un modo di ripensare il rapporto tra immagine, potere e responsabilità.
La via per uscire dal conformismo
Jane Fonda attraversa il cinema come una domanda aperta.
Figlia di Hollywood e insieme sua eretica, ha incarnato la contraddizione di un’industria che produce miti mentre chiede obbedienza.
Dagli esordi negli anni Sessanta alla consacrazione con Barbarella, Fonda sembra inizialmente aderire al gioco dello sguardo maschile. Ma è una maschera destinata a incrinarsi.
Con Non si uccidono così anche i cavalli? e Klute, il corpo si fa campo di battaglia: vulnerabile, desiderante, politico.
I due Oscar non sono un punto d’arrivo, ma una piattaforma.

Jane Fonda e le sue battaglie
Negli anni Settanta, Jane Fonda compie il gesto più radicale che una star possa fare: rifiuta la neutralità.
La guerra in Vietnam, il femminismo, i diritti civili non restano sfondo ideologico, ma entrano nella sua biografia come scelte irreversibili.
Il soprannome denigratorio che le viene affibbiato, “Hanoi Jane”, diventa il segno di una frattura necessaria. Essere contro ha un costo, e Fonda decide di pagarlo.
In questo, la sua carriera è un laboratorio di dissenso: il successo non come fine, ma come mezzo.
Il suo attivismo non è mai decorativo. Non si limita alla testimonianza, ma insiste sulla presenza, sull’esposizione del corpo nello spazio pubblico.
Anche quando il cinema sembra arretrare, Fonda rientra in scena altrove.
Da qui nascono i video di fitness che, paradossalmente, diffondono un’idea di autodeterminazione femminile. Ci sono inoltre le proteste ambientali di oggi, dove l’età diventa un argomento contro l’inazione, non una scusa per il silenzio. L’arresto come performance etica, la ripetizione come strategia.
Chi è davvero Jane Fonda
Jane Fonda è una teoria vivente dell’impegno. Dimostra infatti che la coerenza non è immobilità, ma capacità di cambiare senza smettere di prendere posizione.
Nel giorno del suo compleanno, più che un’icona da celebrare, resta una pratica da esercitare. Quella di un cinema che non separa mai l’estetica dalla responsabilità.
