Oliver Stone interrompe il digiuno da set: il regista premio Oscar torna al cinema di finzione con White Lies, un dramma profondo interpretato da Josh Hartnett.
Il celebre autore americano si riaffaccia alla regia di un lungometraggio narrativo a dieci anni di distanza da Snowden (2016). Nell’ultimo decennio, Oliver Stone ha dedicato la sua firma esclusivamente al genere documentaristico, firmando opere impegnate come JFK Revisited: Through the Looking Glass (2021), Nuclear Now (2022) e l’intervista a tappe della miniserie televisiva The Putin Interviews (2017).
Diretto e sceneggiato dallo stesso Stone, questo nuovo progetto rappresenta una delle sue sfide narrative più complesse, un’opera intima sulla quale ha lavorato per ben quattro anni prima di riuscire a battere il primo ciak. Lo stesso regista ha paragonato l’entusiasmo per questa ripartenza a quello provato agli inizi della sua carriera, quando diede vita a capolavori come Salvador (1986) e Platoon (1986).
Trama, riprese e produzione
La storia si sviluppa come un affresco generazionale incentrato sulla figura di Jack Freeman (interpretato da Hartnett), un uomo separato che si ritrova a replicare gli stessi sbagli dei propri genitori, finendo per distruggere il suo matrimonio e allontanarsi dal figlio, un ragazzo con diverse problematiche. Oppresso da una realtà soffocante, Jack cerca una via di fuga in un percorso dominato dalla passione, che finisce però per smarrirlo ancora di più. Sarà l’incontro ravvicinato con una donna dal vissuto diametralmente opposto al suo a spingerlo verso un inaspettato viaggio di rinascita e riscoperta interiore.
La fase di produzione è scattata a metà marzo, toccando location internazionali come la Bulgaria, la Thailandia e l’Italia: la fine di aprile ha visto infatti il centro storico di Roma trasformarsi nel set a cielo aperto della pellicola. La squadra di produttori vede in prima linea Fernando Sulichin, affiancato da Maximilien Arvelaiz e Jordan Gertner per la New Element Media. Tra i produttori esecutivi spiccano invece i nomi di Tarak Ben Ammar e Gianluca Leurini per Eagle Pictures, insieme a James Packer e Jose Luis Manzano. Proprio in merito al lavoro svolto sul set, Sulichin ha espresso grande entusiasmo in una dichiarazione ufficiale: “Siamo immensamente orgogliosi di ciò che Oliver, il suo cast e la troupe hanno realizzato“.
Un cast stellare tra vecchie glorie e novità
Il nucleo centrale dei protagonisti vede Josh Hartnett recitare al fianco di Leila George. Il resto del cast vanta nomi di altissimo profilo, a partire dal grande ritorno di Michael Douglas, che ha deciso di rimandare il suo già annunciato ritiro dalle scene pur di tornare a lavorare con il regista che lo ha diretto nei successi di Wall Street (1987) e Wall Street – Il denaro non dorme mai (2010).
Insieme a lui troviamo interpreti del calibro di Ellen Barkin, Yvonne Chapman e Willem Dafoe, quest’ultimo già volto storico per il regista in pellicole memorabili come Platoon (1986) e Nato il quattro luglio (1989). Nel cast è presente anche Homer Gere, figlio d’arte di Richard Gere. Tra gli ingressi dell’ultimo minuto si segnala l’attrice e attivista Stephanie Suganami, che presterà il volto a Chika, una figura chiave che entrerà in contatto con Jack e suo figlio Joe.
Proprio la composizione di questo straordinario gruppo di attori nasconde una curiosità legata al protagonista: inizialmente il ruolo principale era stato infatti affidato a Benicio del Toro, il quale aveva già collaborato con Stone nel thriller Le belve (2012). A causa di imprevisti problemi di agenda dell’attore, la parte è stata poi riassegnata a Josh Hartnett.
Una scommessa e un’alchimia sul set che hanno ampiamente soddisfatto il regista; ai microfoni di Variety, Oliver Stone ha infatti espresso tutto il suo entusiasmo per l’esperienza vissuta e per l’accoglienza ricevuta nel nostro Paese: “Lavorare con questo cast è stato un vero privilegio dall’inizio alla fine. Inoltre, la troupe italiana è stata in assoluto la più calorosa con cui abbia mai collaborato. Provo una profonda gratitudine per questa opportunità“.

Oliver Stone: il ritratto di un autore controcorrente
Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Oliver Stone rappresenta una delle voci più autorevoli, graffianti e discusse del cinema contemporaneo. Nato da padre statunitense e madre francese, prima di imporsi a Hollywood ha vissuto una giovinezza eclettica e tormentata: ha lavorato come insegnante, guidato taxi, navigato su navi della marina mercantile e vissuto in prima linea l’inferno della guerra del Vietnam. Questa forte esperienza personale ha segnato indelebilmente la sua poetica. Dopo essersi laureato alla New York University Film School, debutta alla regia nel 1973 con La regina del male.
Da quel momento ha firmato, tra regie e sceneggiature, oltre cinquanta film di immenso impatto culturale e politico. Nella sua straordinaria bacheca figurano tre premi Oscar e cinque Golden Globe. Ha trionfato due volte come miglior regista grazie a Platoon (1986) – capolavoro che ha superato i quarant’anni dal debutto – e Nato il quattro luglio (1989), e una volta per la miglior sceneggiatura non originale con Fuga di mezzanotte (1978).
Proprio questa sua attitudine anticonformista e la sua totale indipendenza intellettuale sono state spesso al centro di accese polemiche, come lui stesso ha rivendicato in un’intervista rilasciata a L’Espresso: “Mi sono guadagnato con il tempo, e con l’età, il diritto di dissentire e dire la mia, e tutto sommato mi è andata bene. Sono ancora vivo, posso mantenermi senza baciare il c**o di nessuno, non mi sento obbligato da nessuno studio e nessuna nazione. Quindi immagino si possa dire che essere un uomo libero oggi può garantire comunque una vita buona e di successo“.
La sua ricca filmografia vanta pietre miliari della storia del cinema come la sceneggiatura di Scarface (1983), oltre alle regie di cult assoluti come Wall Street (1987), JFK – Un caso ancora aperto (1991), Assassini nati – Natural Born Killers (1994), Gli intrighi del potere – Nixon (1995), Ogni maledetta domenica – Any Given Sunday (1999), Alexander (2004), The Doors (1991), World Trade Center (2006) e W. (2008).
Il suo palmarès internazionale include anche l’Orso d’argento a Berlino, il Leone d’argento – Gran premio della giuria a Venezia, due Directors Guild of America Award, un premio BAFTA e due Independent Spirit Awards.