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Hollywood, tra intelligenza artificiale e tutela del lavoro

Hollywood dichiara guerra all’AI: SAG-AFTRA si schiera con Trump

SAG-AFTRA sostiene il piano AI di Trump: al centro diritti su volto, voce e identità. Scontro tra creatività umana e modelli addestrati senza consenso.

L’intelligenza artificiale non è più solo una tecnologia: è un campo di battaglia. E questa volta Hollywood ha scelto da che parte stare.

Il sindacato degli attori SAG-AFTRA ha dato il proprio sostegno al framework nazionale sull’AI promosso dall’amministrazione di Donald Trump. Il motivo è semplice: difendere ciò che l’AI sta iniziando a replicare senza chiedere permesso: identità, voce, presenza.

Il vero nodo: chi possiede il volto umano?

La posizione del sindacato è netta: le performance degli attori non sono “materia prima” per addestrare modelli.

Dietro questa frase c’è un problema enorme. I sistemi di AI generativa funzionano assorbendo contenuti esistenti: film, voci, espressioni. Tradotto: anni di lavoro umano trasformati in dataset.

SAG-AFTRA chiede una linea chiara:

  • niente repliche digitali senza consenso
  • compensi per l’utilizzo di voce e immagine
  • controllo legale sull’uso dei contenuti

Libertà di espressione vs diritti digitali: la tensione vera

Il framework sostenuto dall’amministrazione punta a un equilibrio delicato: proteggere gli individui senza soffocare l’innovazione. Da una parte, la richiesta di leggi contro gli abusi dei cloni digitali, come il proposto NO FAKES Act, dall’altra, la difesa del Primo Emendamento.

Nel frattempo, il piano apre anche su altri fronti: tutela della proprietà intellettuale, sviluppo della forza lavoro AI, meno vincoli legali per le aziende, data center più autonomi (anche energeticamente).

E qui emerge la vera contraddizione: si parla di protezione, ma si accelera anche sull’infrastruttura che rende possibili gli abusi.

Il risultato è un compromesso tipicamente americano: regolamentare senza rallentare.