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Il caso Nadav Lapid: boicottare gli artisti israeliani è giusto?
Il boicottaggio del regista israeliano Nadav Lapid a un festival francese fa discutere: a prendere posizione, è anche Natalie Portman.
L’attrice Natalie Portman e i registi francesi Justine Triet e Jacques Audiard hanno preso posizione contro il boicottaggio del cineasta israeliano Nadav Lapid, firmando una lettera aperta che denuncia quella che viene definita «una deriva intellettualmente fallimentare».
La vicenda ruota attorno al Festival Internazionale del Cinema di Marsiglia, dove Lapid avrebbe dovuto partecipare come membro della giuria il prossimo luglio. Il regista, però, ha deciso di ritirarsi dopo le pressioni esercitate da alcuni filmmaker filo-palestinesi, che avevano minacciato di ritirare le proprie opere dalla selezione ufficiale qualora fosse stata confermata la sua presenza.
Chi è Nadav Lapid?
Figura di spicco del cinema israeliano contemporaneo, Nadav Lapid è da anni uno dei più severi oppositori del governo di Benjamin Netanyahu e vive in Francia dal 2021.
Il suo ultimo film, Yes, rappresenta una dura satira della radicalizzazione della società israeliana e denuncia apertamente le responsabilità morali e culturali legate alla guerra a Gaza e alle violenze in Cisgiordania.
Proprio per questo, le accuse mosse contro il regista da alcuni attivisti hanno suscitato forti reazioni nel mondo della cultura. Il film è stato infatti finanziato in parte dall’Israel Film Fund, circostanza che ha portato alcuni gruppi filo-palestinesi a chiedere il boicottaggio non solo dell’opera, ma anche del suo autore.
Dalla parte di Nadav Lapid: i firmatari
A difesa di Lapid si sono schierate oltre 350 personalità del cinema francese. Tra i firmatari della lettera pubblicata da Le Monde figurano anche i produttori Saïd Ben Saïd e Judith Lou Lévy, insieme ai registi Stéphane Demoustier e Mati Diop.
Nella lettera si legge: “Il più importante artista dissidente israeliano, che denuncia instancabilmente le tendenze fasciste e colonialiste del proprio governo, è stato costretto a ritirarsi da un festival francese. Questo dovrebbe allarmarci. Qualunque siano i crimini commessi da uno Stato, nessuno può essere ridotto al proprio passaporto“.
Secondo i firmatari, gli artisti dissidenti non possono essere ritenuti responsabili delle politiche dei governi che spesso criticano con maggiore fermezza. Al contrario, continuare a dare loro spazio nei festival internazionali rappresenterebbe uno strumento di pressione più efficace nei confronti dei regimi autoritari rispetto alla loro esclusione.
I casi analoghi: Andrey Zvyagintsev
A sostegno di questa posizione viene citato anche il caso del regista russo Andrey Zvyagintsev, vincitore del Grand Prix a Cannes con Minotaur e autore di Loveless, che durante la cerimonia di premiazione 2026 aveva lanciato un appello pubblico a Vladimir Putin affinché ponesse fine alla guerra in Ucraina.