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Mārama, le radici Māori che hanno ispirato il film di Stappard
Il regista Taratoa Stappard racconta le origini di Mārama, il film ispirato ai suoi antenati Māori e alla loro resistenza contro la colonizzazione.
Mārama non è soltanto un horror di vendetta ambientato nell’epoca vittoriana, ma anche un viaggio nelle radici culturali del suo autore.
Il regista e sceneggiatore Taratoa Stappard ha infatti rivelato che il film nasce dalla storia della propria famiglia, in particolare dalle donne Māori che sfidarono apertamente il colonialismo attraverso la loro arte, i tatuaggi tradizionali e la loro identità. Un racconto personale che ha trasformato una vicenda familiare in una trilogia cinematografica destinata ad approfondire temi come la discendenza, la famiglia e la vendetta.
Mārama nasce dalla storia della famiglia di Taratoa Stappard
Taratoa Stappard è nato in Nuova Zelanda da madre Māori e padre britannico. La scintilla creativa di Mārama è arrivata grazie ai racconti della madre sulla bisnonna del regista e sulla sua sorella gemella, entrambe figlie di un padre inglese e di una madre Māori.
Alla fine dell’Ottocento, le due giovani furono espulse da diverse scuole e decisero di dedicarsi alle esibizioni tradizionali Māori in un periodo in cui manifestare apertamente la propria cultura era fortemente osteggiato dalla società.
Dopo aver ricevuto il tradizionale tatuaggio facciale tā moko, lavorarono come guide turistiche e fondarono il gruppo musicale Princess Rangiriri and her 9 Maori Maids, portando canti e danze Māori in tournée tra Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti e Regno Unito.
“Quando mia madre mi raccontava queste storie, pensavo: come doveva essere per una donna come la mia bisnonna, con un tā moko sul volto, viaggiare per il mondo cantando e ballando davanti a quelle persone che avevano colonizzato il suo popolo?“
La ricerca delle proprie radici ha plasmato la sceneggiatura
Nel film, la protagonista Mārama affronta un percorso di scoperta della propria identità che riflette quello vissuto dallo stesso regista durante la scrittura.
Stappard ha spiegato di aver costruito la sceneggiatura imparando continuamente dagli esperti Māori coinvolti nella produzione, trasformando ogni confronto in un’occasione di crescita personale.
“Prendevo qualsiasi piccolo frammento di conoscenza che gli esperti Māori mi offrivano. Se qualcuno aveva una perla, la facevo mia. Ho scritto la sceneggiatura scoprendo sempre di più lungo il cammino. È stato un privilegio essere pagato per conoscere una cultura della quale, fino a quel momento, avevo avuto poca esperienza diretta.”
La scena dell’haka è stata il momento più emozionante del film
Tra le sequenze più intense di Mārama c’è quella in cui la protagonista esegue un potente haka, la tradizionale danza Māori, trasformandolo in un atto di sfida nei confronti dei colonizzatori.
Il regista ha raccontato che quella scena rappresentava la sfida più complessa dell’intera produzione. Nella sceneggiatura aveva semplicemente scritto che Mārama avrebbe eseguito “un haka furioso di sfida”, ma la coreografia è stata sviluppata insieme alla consulente culturale Māori Ngahuia Kopua.
Quando Ariāna Osborne ha eseguito il primo ciak, Stappard è rimasto profondamente colpito.
“Alla prima ripresa mi sono letteralmente messo a piangere. Le ho detto: ‘Non ho alcun appunto da fare. È stato bellissimo.'”
La seconda ripresa risultò ancora più intensa. Quando il regista chiese quale fosse stato il suggerimento dato all’attrice, ricevette una risposta tanto semplice quanto efficace.
“Le ho solo ricordato di trasformare il suo vestito in un’arma.”
Mārama è il primo capitolo di una trilogia
Presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, Mārama ha conquistato pubblico e critica proseguendo il suo percorso in numerosi festival internazionali.
Per Taratoa Stappard, tuttavia, questa storia rappresenta soltanto l’inizio. Il regista ha confermato che il film inaugura una trilogia che proseguirà con Anahira e Taumanu, quest’ultimo tratto da un suo cortometraggio realizzato nel 2022.
L’intero progetto sarà costruito attorno a tre concetti fondamentali della cultura Māori: whakapapa, che rappresenta la discendenza; whānau, la famiglia; e utu, ovvero la vendetta.
Anche le reazioni del pubblico hanno rafforzato la convinzione del regista di proseguire questo percorso.
“Le recensioni che preferisco sono quelle che dicono: ‘Questo film è troppo corto, voglio sapere cosa succede dopo’. Ed è proprio questo il punto: Mārama è solo il primo capitolo di una storia molto più ampia.”
Un horror che racconta identità, memoria e resistenza
Oltre agli elementi horror e alla componente revenge, Mārama si distingue come un’opera profondamente personale.
Attraverso il viaggio della protagonista, Taratoa Stappard rende omaggio alle donne della propria famiglia e a tutte quelle figure Māori che, in un periodo segnato dalla colonizzazione britannica, hanno scelto di difendere la propria identità culturale con coraggio, trasformando danza, musica e tradizione in autentici strumenti di resistenza.
