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Natale in casa Cupiello

Natale in casa Cupiello, Salemme porta su Rai1 il capolavoro eduardiano

È andata in onda ieri sera su Rai1 la trasposizione del classico Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo. Vincenzo Salemme ci mette il cuore e convince.

“Questo Natale si è presentato come comanda Iddio” dice Luca Cupiello all’inizio dell’opera. E per tanti “Natale” vuol dire tra le altre cose rivedere proprio quel capolavoro che è Natale in casa Cupiello. Quasi un rito per intere famiglie, che conoscono a memoria le battute, le citano, e rivivono con lo stesso entusiasmo ogni anno le emozioni di un testo che ha quasi cent’anni.

Eduardo De Filippo, infatti, scrisse Natale in casa Cupiello nel lontano 1931 e debuttò il giorno di Natale al Teatro Kursaal di Napoli. Negli anni, poi, quando il teatro, in un’operazione di immenso valore culturale, è approdato in tv l’opera di Eduardo è stata trasmessa in diverse versioni. La più nota, e quella a cui il pubblico è più legato è quella del 1977.

Nel cast c’erano lo stesso Eduardo nel ruolo di Luca Cupiello, un’immensa Pupella Maggio nel ruolo di Concetta e poi Luca De Filippo, Gino Maringola, Lina Sastri, Luigi Uzzo, e Marzio Onorato. Quando il pubblico ha negli occhi una versione di tale livello, che è ormai diventata più che un classico, rimettere in scena il testo diventa un’operazione rischiosissima. Eppure, vitale e necessaria.

Ieri, in prima serata e in diretta dall’ Auditorium Rai di Napoli, ci ha provato Vincenzo Salemme.

Natale in casa Cupiello: una versione personale ma rispettosa

Una giusta premessa è che Vincenzo Salemme è uno che con Eduardo De Filippo ci ha lavorato davvero. La stima e l’emozione di mettere in scena il testo sacro di un maestro erano evidenti, e ciò probabilmente ha premiato l’attore bacolese.

Salemme sceglie di portare avanti l’unica operazione possibile per un’opera così nota e amata. Inserisce nell’impianto del testo il suo stile, il suo umorismo, la sua cifra personale. Chi conosce la sua filmografia ritrova Salemme in questa versione di Natale in casa Cupiello e questo, tuttavia, non è un male. Ogni trasposizione teatrale di un testo, infatti, è sempre una sua reinterpretazione. Il teatro è fatto di persone, e quindi di soggettività che portano inevitabilmente qualcosa di diverso, di nuovo.

La versione del ’77 è intoccabile, perfetta nel cuore di chi la ama, e Salemme sceglie di non tentare la via dell’imitazione che sarebbe stata senz’altro fallimentare. Si affida a un buon cast, affiatato e intelligente, composto da Antonella Cioli, Antonio Guerriero, Franco Pinelli, Fernanda Pinto, Vincenzo Borrino e Sergio D’Auria. Ne risulta un’opera divertente, che spinge forse di più sul pedale della comicità, ma che non tradisce il romanticismo della versione “originale”.

Natale in casa Cupiello

Il terzo atto, infatti, è quello in cui Salemme rimane più aderente al testo. Si tratta della parte più intensa e bella di Natale in casa Cupiello in cui emergono la tragedia, l’amore della famiglia, ma soprattutto l’immensa modernità di De Filippo. La pasta e fagioli che con l’amore di una moglie diventa una potente medicina, un figlio che nella perdita riscopre la bellezza di ciò che diceva di odiare, e infine quell’unione autentica nell’amore, ma illegittima secondo la morale sociale, che Luca (forse inconsapevolmente, forse no) benedice.

Salemme si attiene a tutto questo e, commosso egli stesso, riesce a commuovere in un finale che rende giustizia all’opera.

La ricezione

I dati quantitativi di questa mattina certificano quasi tre milioni e mezzo di telespettatori e uno share del 20%. Per quanto riguarda la ricezione qualitativa della trasposizione, il pubblico, com’è giusto che sia, si è diviso. C’è chi ha apprezzato il tentativo di non emulare e si è in ogni caso divertito, e chi proprio non è riuscito a non fare paragoni con l’iconica versione del ’77.

Partendo dal presupposto che leggere discussioni social su questi temi è sempre un buon segno, perché vuol dire che l’arte è ancora una cosa seria, a cui teniamo e per cui lottiamo, è utile forse fare una riflessione.

Il teatro è, per la sua natura, una materia viva e in molti casi immortale. Ancora oggi vengono riproposti testi scritti oltre duemila anni fa, che mantengono incredibilmente la loro forza valoriale. Rimettere in scena un testo, infatti, vuol dire tornare a farlo vibrare, rileggerlo, reinterpretarlo e spesso scoprire nuove sfumature e nuovi spunti. Ogni volta che un testo viene rimesso in scena, allora, dovremmo fare lo sforzo di dimenticare ciò che abbiamo visto fino a quel momento (anche quando è difficile), per aprirci a un nuovo discorso che può, anche quando non ce l’aspettiamo, arricchire quello che già sapevamo.