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Film da scoprire: Family Dinner, la recensione
La recensione no spoiler di Family Dinner (2022), il validissimo horror austriaco di Peter Hengl, che tratta i temi dell’alimentazione e del vivere l’obesità.
Siamo quello che mangiamo. Nessuna frase si sposa bene come questa con il film che tratteremo in questa recensione: Family Dinner (2022), horror/drammatico scritto e diretto da Peter Hengl. Isolamento, incubi, atmosfere gelide, credenze distorte e il concetto dell’alimentazione e della percezione del proprio corpo. Una bella proposta per un fuori menù cinematografico.
Con Family Dinner Peter Hengl si destreggia nel suo primo lungometraggio da regista, dopo aver ricevuto numerosi premi con film studenteschi e aver scritto commedie per la televisione nazionale austriaca. Le riprese si sono svolte nell’arco di 25 giorni dal 9 marzo al 13 aprile 2021 a Vienna e nella Bassa Austria.
Il film è stato prodotto dall’austriaca Capra Filmproduktions GmbH, in coproduzione con Film AG Production GmbH, per un budget di circa 1,5 milioni di euro.

L’anteprima mondiale è stata celebrata al Tribeca Film Festival nel giugno 2022; per poi uscire nelle sale austriache il 27 gennaio 2023. In Italia, invece, è stato presentato in concorso al Torino Film Festival 2022 nella sezione Crazies.
Il cast è corto ma efficace e comprende: Nina Katlein, Pia Hierzegger, Alexander Sladek e Michael Pink. La Hierzegger ha dichiarato: “L’orrore sta nell’ostinazione e nell’ignoranza delle altre opinioni. Nel senso che credi solo a ciò che hai scoperto da solo, a come costruisci il mondo includendo fatti alternativi. Il fatto che questa madre vada fino in fondo è un orrore.
Family Dinner, la trama
Al centro del film c’è l’adolescente sovrappeso Simi (Nina Katlein). Durante la Settimana Santa fa visita a sua zia Claudia (Pia Hierzegger) nella sua fattoria quadrata ristrutturata da qualche parte nella terra desolata del Waldviertel.
Simi ha un motivo per la sua visita: vuole che Claudia la aiuti a perdere peso. È una famosa dietista e autrice di libri di cucina, i cui libri Simi ha già studiato meticolosamente ma senza successo.
Tuttavia, Simi non si sente bene non appena arriva. È chiaro che qui c’è qualcosa che non va. Sia il figlio di Claudia Fillipp (Alexander Sladek) che suo marito Stefan (Michael Pink) si comportano in modo strano e la dieta rigorosa prescritta da Claudia Simi le sta dando problemi.
Ciò che è particolarmente inquietante sono le misteriose tendenze esoteriche di Claudia. Quando Simi trova una bambola voodoo sepolta nel giardino, si rende conto che qualcosa non va.
La recensione di Family Dinner
Allora il ritmo è lento, ma il film scorre bene.
Peter Hengl si è dichiarato un fan sfegatato dell’horror folk e ha indicato The Wicker Man (1973) come una delle sue principali ispirazioni iniziali per Family Dinner. L’horror folk è un sottogenere che ha sicuramente vissuto una rinascita negli ultimi anni, un esempio è Midsommar (2019) di Ari Aster. Non a caso la regia mi ha ricordato parecchio quella di Aster, anche se non è l’unica delle citazioni.
La sequenza iniziale, in cui vediamo un’auto che percorre una strada nel bosco (è l’auto che sta portando Simi dagli zii) da una prospettiva a volo d’uccello e accompagnata da musica cupa, ricorda immediatamente Shining. Il carattere rosso, grassetto e sans serif del titolo è già familiare da Lo squalo. Mentre l’inquadratura lunga della telecamera puntata rigidamente verso il confine della foresta spettrale mostra parallelismi con The VVitch.

Ottima la scelta dell’ambientazione nella festività pasquale, dove si vanno a mescolare riti profondamente cristiani a quelli pagani.
La regia e la fotografia sono forse il punto forte del film, con questo grigio persistente, gli ambienti curati ma minimali, quasi taglienti, e un clima familiare disturbato dal quale vorresti uscire già dal settimo minuto del film. Il che, visti gli intenti dell’opera, è un bene.
Nina Katlein, la protagonista, è bravissima e il personaggio ti sta da subito simpatico, sia per il giudizio a cui è costantemente sottoposta (di cui forse il più critico è proprio il suo), sia perché comunque lo vedi lo sforzo da parte sua a voler cambiare. La Hierzegger ha un sorriso a dir poco glaciale, ma a mio parere il personaggio più inquietante è proprio quello interpretato da Michael Pink, nel modo in cui si rapporta alla ragazzina.
Forse la risoluzione finale è un po’ troppo simile alla stragrande maggioranza dei finali di film horror e il macabro colpo di scena altrettanto citofonato. Il costrutto generale, però, è fatto talmente bene da riuscire a mantenere ancora tensione anche di fronte a questi due difetti. Insomma, a conti fatti un film senza dubbio consigliato per assaggiare qualcosa di diverso, pur senza uscire chissà quanto dalle proprie abitudini.

