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Recensione di Dimmelo sottovoce, il drama tratto dai romanzi di Mercedes Ron
Con l’uscita di Love Me, Love Me, ennesimo adattamento nato dall’universo Wattpad, il fenomeno delle storie digitali approdate al cinema torna nuovamente al centro dell’attenzione. E mentre il nuovo titolo conquista la curiosità del pubblico, su Prime Video risale silenziosamente la classifica dei film drammatici Dimmelo sottovoce, tratto dai romanzi di Mercedes Ron.
Dimmelo sottovoce: la trama
Il dramma romantico Dimmelo sottovoce (2025), diretto da Denis Rovira van Boekholt, è tratto dal romanzo Tell me softly – Dimmelo sottovoce, il primo volume della trilogia Dimmelo di Mercedes Ron, la stessa scrittrice della saga Culpables.
Il film si apre con la protagonista Kamila Hamilton (Alícia Falcó), detta Kami, che si risveglia da un incubo ricorrente. Il suo primo giorno di scuola non comincia proprio nel migliore dei modi, infatti dovrà affrontare la fine della relazione con il fidanzato Dani, il quale non vuole saperne di ascoltarla e si dimostra anche aggressivo nei suoi confronti. Durante un acceso confronto, Kami viene difesa da Taylor Di Bianco (Diego Vidales).
La ragazza scopre così che i fratelli Di Bianco, Taylor e Thiago (Fernando Lindez), nonché i suoi cari amici e vicini di casa, sono tornati in città dopo ben sette anni di assenza. La famiglia aveva lasciato la città dopo una tragedia familiare che in qualche modo vede coinvolta anche Kami.
Mentre Taylor si dimostra aperto ad una riconciliazione, Thiago appare freddo e rancoroso, convinto che Kami sia colpevole dell’evento che ha distrutto le loro vite.
Tra feste, scontri e avvicinamenti, Dimmelo sottovoce alterna presente e passato attraverso flashback che ricostruiscono la tragedia e alimentano un triangolo amoroso nato quando i tre erano ancora bambini.
Triangolo e un finale che non conclude nulla
Il triangolo tra Kami e i fratelli Di Bianco è dichiarato fin dalle prime battute. Peccato che appaia un po’ forzato: sette anni dopo, i personaggi sembrano rimasti emotivamente congelati. Possibile che due bambini si siano innamorati della loro amichetta e, sette anni dopo, senza alcun tipo di contatto con questa e divenuti ormai adolescenti, siano ancora perdutamente innamorati di lei?
Si parla di sette anni, non sette mesi. Non sono più bambini, ma ragazzi nel pieno dell’adolescenza che dovrebbero, in teoria, essere cambiati. E soprattutto, essere cresciuti. Eppure tutto è rimasto come prima, i due ragazzi sembrano non avere occhi che per Kami e lei è più indecisa che mai.
Sarebbe anche accettabile la sua confusione, se solo non si lasciasse sfuggire dichiarazioni poco sincere nel brevissimo tempo, che la rendono a tratti fastidiosa. Kami oscilla costantemente da un fratello all’altro senza assumere mai una posizione, né la responsabilità delle proprie azioni.
Per esempio nella scena finale tra lei e Thiago (che poi è quella che esplicita il titolo del film): sembrava una vera e propria dichiarazione d’amore da parte di entrambi, che si dissolve subito dopo perché la confusione di lei. La goccia che fa traboccare il vaso, o meglio, l’immagine di Kami, rendendola una ragazza indecisa, con scarsa personalità e, soprattutto, poco sincera.
Una scena intensa, seguita da un epilogo quasi muto che riporta tutto al punto di partenza, con la sola differenza che la tragedia è stata svelata. Ma nulla è realmente risolto.
Il dramma intriga ma… (attenzione, spoiler)
Tralasciando un triangolo poco entusiasmante, con un fratello scorbutico e rancoroso da un lato, Kami che non sa quello che vuole e Taylor che sembra voler approfittare dell’allontanamento dei due per farsi avanti, ciò che intriga di più del film è il mistero: cosa è accaduto di così tragico alla famiglia Di Bianco? E soprattutto, qual è la colpa di Kami?
A quanto pare, la sua colpa sarebbe aver rivelato alla madre dei ragazzi il tradimento del marito con la propria madre. Sconvolta, la donna era fuggita in auto con i tre bambini, ignorando la forte pioggia. Un incidente, causato dallo scontro con un cervo, aveva fatto precipitare l’auto da un ponte, provocando la morte della sorellina più piccola.
Per carità, una tragedia potente e anche emotivamente efficace. Eppure lascia un po’ perplessi: l’intero impianto narrativo si regge attorno all’attribuzione di una colpa ad una bambina.
La responsabilità morale è sproporzionata, a maggior ragione se si pensa che a puntarle il dito contro è Thiago, un adolescente e non un bambino. Una colpa che viene ribadita più volte, anche con frasi assurde come “se l’ha perdonata la mamma, possiamo farlo anche noi”.
Perché mai dovrebbe essere colpa di una bambina che ha semplicemente detto la verità? Piuttosto la domanda da porsi è: perché la madre dei ragazzi ha deciso di mettersi in macchina con lo stato alterato e quelle pericolose condizioni metereologiche?
Personaggi un po’ piatti
Dimmelo sottovoce lascia poco spazio alla costruzione psicologica dei personaggi, che risultano quasi privi di una personalità solida e coerente. Kami è l’esempio lampante. A tratti sicura di sé, a tratti ingenua, spesso pronta a farsi trascinare dall’ennesimo personaggio tossico, finisce in realtà per risultare priva di carattere. Un momento sembra prendere decisioni importanti, per poi smentirsi subito quello dopo. Un’altalena emotiva che, purtroppo, non è il risultato di una complessità caratteriale.
Il personaggio di Thiago è forse quello più esplorato: nel bene o nel male emerge il suo carattere difficile e il suo tormento interiore. Anche se, ahimé, poteva essere reso senza stare con le sopracciglia aggrottate e la mascella serrata per tutta la durata del film.
Tralasciando i tre protagonisti, quasi tutti i personaggi secondari sembrano tossici e mossi da chissà quale trauma irrisolto contribuendo a creare un’atmosfera nebulosa e artificiosa.
Anche le dinamiche si sviluppano troppo in fretta e in modo superficiale, impedendo allo spettatore di affezionarsi ed empatizzare con i protagonisti.
Le relazioni in Dimmelo sottovoce
Il rapporto tra i personaggi non viene esplorato abbastanza. Il legame tra Kami e la madre è appena accennato e persino l’amicizia con i fratelli Di Bianco, che dovrebbe essere profonda visto che li lega dall’infanzia, appare solo dichiarata.
L’amore che professano i ragazzi per Kami è eccessivamente platonico: sono incondizionatamente sicuri dei loro sentimenti per lei, anche dopo sette anni. Anche se non sono più le stesse persone.
Sarebbe stato bello vedere un riscoprirsi da adolescenti, un conoscersi di nuovo oppure un accenno di quella fiducia reciproca che li legava. Al di là del triangolo sentimentale, ciò che dovrebbe unire i tre ragazzi è un’amicizia unica, fatta di sincerità reciproca. Elementi che, però, sembrano mancare da parte di tutti e tre.
La chimica tra i protagonisti non riesce a compensare queste lacune. La tensione sessuale ed emotiva emerge a malapena, con eccezione della scena in auto tra Kami e Thiago, l’unica carica di intensità, che però viene rapidamente smorzata per lasciare spazio all’ennesimo ripensamento della protagonista.
In conclusione: si poteva fare di più (molto)
Dimmelo sottovoce ruota attorno a due pilastri che non reggono abbastanza. All’inizio è intrigante sapere cosa sia successo, ma quando si scopre la verità è come se il tutto si fosse costruito attorno al nulla.
Nonostante le motivazioni poco convincenti che dovrebbero rendere colpevole Kami, con una buona dose di chimica, dei dialoghi più articolati e una maggiore caratterizzazione dei personaggi, si poteva compensare le mancanze e raggiungere un ottimo risultato. E invece questa superficialità che accompagna il film anche sul finale, lascia lo spettatore in sospeso, con un grosso e inevitabile “Bah”.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
2
★★★★★