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the first slam dunk

The First Slam Dunk: il miglior film sul basket di sempre?

Recensione di The First Slam Dunk, il film anime diretto da Takehiko Inoue che porta sul grande schermo il basket come mai prima d’ora.

Con The First Slam Dunk, Takehiko Inoue fa il suo debutto alla regia cinematografica, portando sul grande schermo la conclusione definitiva della saga di Slam Dunk. Dopo aver scritto il manga sportivo per eccellenza e influenzato generazioni di mangaka, Inoue firma un’opera intensa, tecnica e sorprendentemente emotiva, capace di parlare tanto ai fan storici quanto a chi scopre ora questo capolavoro dell’anime sportivo.

La narrazione di The First Slam Dunk: tra memoria e partita

A prima vista, la trama di The First Slam Dunk può sembrare semplice: siamo alla fine del manga, quando lo Shohoku raggiunge – contro ogni pronostico – la finale del campionato studentesco. Una finale che, nel 1997, il fumetto aveva lasciato solo immaginare. Dopo 25 anni, il film arriva a colmare quel vuoto narrativo.

La struttura è pensata per tutti: vecchi fan, neofiti, curiosi. Ma chi conosce già la saga coglierà dettagli, rimandi e scelte narrative che arricchiscono l’esperienza.

Sorprende (positivamente) la scelta del protagonista: non il carismatico Hanamichi Sakuragi, ma Ryota Miyagi. Un personaggio che nel manga era rimasto ai margini, qui diventa il fulcro emotivo della storia. La sua backstory – drammatica, personale, toccante – si intreccia magistralmente con l’andamento della partita, trasformandola in molto più di un semplice incontro sportivo. A tratti l’intento melodrammatico è forse un po’ marcato, ma l’equilibrio complessivo regge.

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Il match al centro della scena

Il vero protagonista, però, è il basket. E Inoue dimostra di conoscerlo e amarlo in ogni dettaglio. La scrittura delle sequenze di gioco è straordinaria: ritmo serrato, tensione crescente, emozioni, strategie, sguardi d’intesa, trash talking. Ogni azione è viva, concreta, costruita con un’accuratezza quasi documentaristica.

La regia accompagna lo spettatore dalla panchina al centro del campo, con una fluidità e un coinvolgimento raramente visti nel cinema sportivo. L’intensità dell’incontro cresce fino a un finale mozzafiato, lasciando col fiato sospeso anche chi conosce già l’esito.

Tecnica e stile: il cel shading al servizio del basket

Visivamente, The First Slam Dunk è un gioiello. Inoue adotta il cel shading, una tecnica d’animazione che fonde 2D e 3D, già vista in opere come Spider-Man: Into the Spider-Verse, Arcane, e in videogiochi iconici come Jet Set Radio o Viewtiful Joe.

Il rischio, specie per uno studio giapponese, era alto: basti pensare alle critiche ricevute da Earwig e la strega dello Studio Ghibli. Ma qui il risultato è impeccabile. L’animazione cattura l’energia del gioco come mai prima d’ora. La telecamera si muove liberamente tra i giocatori, amplificando il dinamismo del match. Ogni dettaglio – dalle espressioni facciali al sudore sul pallone – è curato con maniacale precisione.

Anche l’aspetto sonoro è sorprendente: scarpe che cigolano sul parquet, rimbalzi, applausi, urla, e il magico swoosh della retina. Un realismo acustico che completa un’esperienza immersiva.

 

Basket vero, animazione pura

In un panorama affollato di film sul basket – dai cult come Coach Carter ai flop come Thunderstruck – nessuno ha mai restituito lo spirito del gioco come The First Slam Dunk. Qui non ci sono attori che imitano, ma animazioni che giocano davvero. La partita è reale, coinvolgente, credibile.

Ogni giocatore dello Shohoku sembra ispirato a una leggenda NBA: Sakuragi ha la fisicità di Dennis Rodman, Akagi l’autorità di Patrick Ewing, Mitsui tira come Reggie Miller. Persino coach Anzai ricorda per metodo e carisma Phil Jackson.

L’unica licenza poetica è il livello atletico dei protagonisti, che sfiora quello dei professionisti NBA. Ma è un’esagerazione funzionale al tono epico del racconto.

The First Slam Dunk un capolavoro sportivo e narrativo

The First Slam Dunk è molto più di un anime sportivo o di un adattamento cinematografico: è un film che racconta il basket come nessun altro, con autenticità, passione e tecnica.

Perfetto per chi ama il basket, l’animazione giapponese o semplicemente il grande cinema. Da vedere – e rivedere – soprattutto ora, con l’atmosfera dei playoff NBA nell’aria. Un’occasione per riscoprire la bellezza dello sport raccontata con arte.

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema