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Devs di Alex Garland: una recensione polinomiale

Devs di Alex Garland: una recensione polinomiale

Scritta e diretta da Alex Garland, musicata da Ben Salisbury e Geoff Barrow, Devs è una serie narrativamente multidimensionale, capace di mettere in scena la complessità dei nostri spazio-tempi.

Devs ci da una rappresentazione sorprendentemente realistica e sfaccettata della realizzabilità e delle potenzialità dei computer quantistici, delle dinamiche dello spionaggio industriale e del capitalismo della sorveglianza, e di come il determinismo causale e l’interpretazione a molti mondi possano condurre l’individuo al relativismo etico.

“Il determinismo può essere bizzarro, ma allo stesso tempo magnifico. Una piccola informazione fornisce tutte le altre. Lo stato di ogni singola particella è legato allo stato di quelle che le sono attorno: compreso lo stato di una, si comprende lo stato delle altre. E continuando così, si conosce lo stato di ogni cosa”.

Alex Garland costruisce un racconto in cui ogni episodio aggiunge un livello al dispiegarsi del mistero: una struttura episodica come metafora del metodo scientifico, uno schema narrativo nascosto ispirato a un circuito di quantum computing, riflessioni visive sulle funzioni d’onda, musiche che contrappuntano gli eventi, filosofia metafisica della simulazione, libero arbitrio che trascende i molti mondi, lettura cristologica.

E mentre Lily Chan indaga sulla morte di Sergei dentro l’universo opaco di Amaya, lo spettatore si accorge che la vera indagine non riguarda solo un delitto: riguarda la natura della realtà.

1 · Inizializzazione del sistema Devs, osservazione del fenomeno: il vitello d’oro tecnologico

La sagoma sfocata di Lily, si sovrappone per un attimo a quella di Ava in Ex Machina: un cervello matematico femminile e superiore, che si sveglia nella storia in una lenta messa a fuoco, come un immagine generata dall’ia. Sergei si sveglia, guarda lo smartphone, e dopo dice: “Buongiorno piccola”.

Lily Chan (Sonoya Mizuno) lavora nella divisione crittografia dell’azienda tecnologica Amaya e vive a San Francisco con il suo collega e fidanzato Sergei (Karl Glusman). Il CEO di Amaya, Forest (Nick Offerman), offre a Sergei un posto nel misterioso progetto Devs: “Quindi, davanti ai miei occhi, avete appena previsto l’esatto comportamento di un organismo vivente, 10 secondi nel futuro?”

L’azienda Amaya ricorda da vicino le grandi aziende della Silicon Valley: campus futuristici, ingegneri brillanti, spionaggio industriale e una cultura aziendale che mescola innovazione radicale e ambizione quasi messianica.

Forest: “Indovina, Segei”.

La punta di diamante di ricerca e sviluppo, il Devs, è un super-computer quantistico estremamente avanzato, capace di simulare sistemi fisici complessi su scala universale. A differenza dei computer classici, che lavorano con bit binari, i computer quantistici utilizzano qubit. Grazie ai fenomeni di sovrapposizione e entanglement, i qubit possono rappresentare simultaneamente molte configurazioni possibili, questo permette di eseguire calcoli impossibili per i computer tradizionali.

Realisticamente situato in un bunker schermato da una foresta, protetto da una gabbia di Faraday, in un cubo di isolamento quantistico sospeso nel vuoto, il sistema Devs è abbastanza potente da simulare la realtà stessa, una lente attraverso cui osservare la creazione, un tempio del calcolo quantistico. Nonostante non siano ancora state ottimizzate e perfezionate le sue applicazioni, il sistema Devs è un segreto aziendale protetto da una sicurezza quasi militare, poiché una tecnologia capace di vedere nel passato e nel futuro sarebbe la risorsa più preziosa della storia.

Kenton (responsabile della sicurezza): “Tu russo, lei cinese. Io nervoso”.

Sergei, il fidanzato di Lily, è in realtà un infiltrato incaricato di rubare informazioni sul progetto Devs. Il giorno successivo all’ingresso di Sergei al Devs, Lily si sveglia, guarda il letto vuoto e poi lo smartphone. Poco dopo le telecamere di sorveglianza le mostreranno il filmato contraffatto di Sergei che si da fuoco, ai piedi della gigantesca statua in memoria della figlia defunta di Forest, Amaya.

2 · Raccolta dati e input dell’informazione: America, Russia e Cina sul Golgota del Verbo

Al Devs si lavora sulla messa a fuoco delle immagini elaborate, in una proiezione del sistema 2000 anni indietro nel passato, seppur piena di disturbi e interferenze, appare l’immagine di Cristo sulla croce. Così Forest inizia a prendere forma come figura chiave della serie: non solo CEO carismatico, ma custode di una conoscenza spirituale che trascende il piano materiale.

Quando Lily scopre che Sergei utilizzava un’app russa e che era in realtà una spia industriale incaricata di estrarre informazioni a livello sviluppatore, la serie rende esplicita una tensione molto contemporanea: le tecnologie decisive non appartengono mai soltanto alla ricerca, ma come asset strategici diventano subito il terreno di scontro tra stati, apparati di intelligence e corporation. Sergei non è solo un personaggio tragico: con grande lucidità Garland rappresenta come il controllo dei dati sia già una forma di sovranità schiacciante per la vita umana.

Anton (la spia russa): “La classica ambiguità americana. A voi piace così tanto essere diretti: discorsi chiari, dritti al punto. Ma dietro questa apparente virtù… voi mentite. Sono stato abbastanza diretto?”

Lily Chan: “Fuck you”.

3 · Formulazione dell’ipotesi e sovrapposizione quantistica: sorveglianza, gossip e mistificazione della verità

Senatrice Laine: “Le persone hanno paura di voi Forest, molta paura. L’AI creerà il 60% di disoccupazione, Instagram fa sembrare squallida la loro vita, Twitter (ora X) li fa sentire denigrati, Facebook ha distrutto la democrazia. Vi usano. Gli servite. Ma non gli piacete più. Potrei impostare la domanda diversamente. La sua è una storia di successo americano. Dimostra ancora il nostro primato tecnologico. Sebbene comprenda e rispetti la competitività del settore e l’importanza di avere segreti, potrebbe fare un po’ di luce sul vostro lavoro al Devs?”.

Il terzo episodio porta in primo piano il controllo dell’informazione, tra dubbio e possibilità multiple. Lily sospetta che Sergei sia stato assassinato (formulazione dell’ipotesi), ma per dimostrarlo deve muoversi dentro un ecosistema in cui tutto è registrato, filtrato, reinterpretato e manipolato. L’azienda sorveglia, falsifica, ricostruisce versioni plausibili degli eventi e usa perfino la fragilità psicologica come strumento per delegittimare chi cerca la verità. La tecnologia non è solo calcolo bensì potere narrativo, perchè chi controlla l’apparato sperimentale, spesso, controlla anche la verità.

Qui la serie si fa potentemente contemporanea. Chi possiede i sistemi di osservazione possiede anche la capacità di stabilire che cosa è vero, costruendo realtà ufficiali, o in termini quantistici, la misurazione che estingue l’incertezza lo fa interferendo con la realtà. Lily e Jen (Linnea Berthelsen) mettono in scena una falsa crisi per sottrarre le prove reali: è uno dei passaggi più intelligenti del racconto perché mostra che, dentro un regime di controllo totale, anche la verità deve diventare tattica. La conoscenza nasce sempre in un contesto di accesso diseguale alle informazioni, che determina la vera differenza tra chi deve accontentarsi di indovinare e chi sa.

4 · Determinismo e Entanglement: la fede teorica e il Demone di Laplace

Pierre-Simon Laplace immaginava un’intelligenza capace di conoscere posizione e quantità di moto di tutte le particelle dell’universo e, da lì, derivare passato e futuro.

Con il quarto episodio Devs smette di essere solo un thriller tech e rivela la propria ambizione teorica, connettendo eventi e personaggi apparentemente sconnessi. Forest e Katie (Alison Pill)  mostrano che il progetto Devs non è una semplice piattaforma avanzata: è un sistema capace di osservare passato e futuro. Qui entra in scena il concetto che sorregge tutta la serie: il determinismo causale. Se l’universo è una catena continua di cause ed effetti, allora un sistema abbastanza potente da conoscerne tutte le condizioni potrebbe calcolare tutto ciò che accadrà.

E questa è la traduzione narrativa del demone di Laplace.

Forest difende una visione dell’universo radicalmente anti-casuale, molto vicina per spirito alla sensibilità di Einstein, che rifiutava l’idea di un cosmo governato dal puro caso (“Dio non gioca a dadi”), e per struttura alla linea deterministica della fisica che troverà una forma moderna nella teoria di David Bohm. Katie e il resto del team invece, continuano a perfezionare con successo le applicazioni del Devs basandosi sulla teoria a molti mondi di Hugh Everett III.

Stewart (Stephen McKinley Henderson): “E già mattina? Questo posto è come Las Vegas, non sai mai che ore sono”.

Nonostante gli straordinari risultati di audio e video cristallini delle nuove proiezioni, Lyndon (Cailee Spaeny) viene licenziato, e gli altri del team redarguiti e minacciati da Forest, poiché secondo lui questa applicazione del Devs, contemplando il multiverso e rappresentando mondi possibili, non gli restituirà la sua vera Amaya. Nel frattempo Lily viene costretta a incontrare uno psichiatra e successivamente rinchiusa in una clinica, affinché non rappresenti più un problema.

L’episodio rappresenta anche una chiave di volta temporale per la nostra conoscenza degli eventi, in quanto con la futura morte di Lily, il Devs mostra la fine del mondo da esso predicibile. Le successive puntate spiegheranno questa profezia digitale grazie a un reverse engineering narrativo, indagando la causa di questa apocalisse a ritroso nel tempo.

5 · Verifica del ricordo e interferenza emotiva: la rilettura del passato e la Sindone olografica

Katie: “Penso che il Devs sia la tua aula di tribunale, è il giudice e la giuria. Se funziona, il determinismo preclude il libero arbitrio e tu sei assolto, sei innocente. Se non funziona, avevi una scelta e sei colpevole”.

Il quinto episodio è uno dei più densi e struggenti, mostra eventi del passato, rievoca scene intime, ricompone ricordi, traumi, primi incontri, morti, possibilità mancate, mettendo a fuoco come la tecnologia possa diventare una risposta al lutto e all’ossessione. Forest non sta costruendo solo una macchina per conoscere, sta costruendo una macchina per non perdere definitivamente ciò che ha amato.

Come il topolino da cui estrapolano i dati della realtà, conduce Devs a rileggere il volto presente di Forest assieme al suo vissuto, cosi il ricordo Amaya interferisce costantemente sulla emotività delle scelte presenti di Forest. Se il passato può essere ricostruito perfettamente, che cos’è la memoria? Se una persona amata può essere vista, ascoltata, simulata, è ancora assenza?

Devs qui lavora sull’identità e memoria in modo potentissimo. La macchina sembra promettere una resurrezione informazionale, ma lascia aperta la domanda decisiva: ciò che vediamo è davvero la persona o solo una configurazione di dati che la riproduce? È anche il punto in cui la serie entra pienamente nel territorio della simulazione della realtà e dell’universo olografico. Se il mondo è computabile, può anche essere replicato. Qui risuona l’eco di Richard Feynman, tra i primi a intuire che per simulare davvero la natura serve un sistema che segua le sue stesse leggi, cioè un computer quantistico.

Dalla morte sociale del ricovero forzato in una clinica psichiatrica, Lily viene riportata in vita dall’affetto compagno Jamie (Jin Ha), che la aiuta a fuggire nonostante i farmaci che la obnubilano, il tutto sotto lo sguardo benvolente di Katie che osserva il loro presente dallo streaming assoluto di Devs.

Devs, sindone olografica

6 · Conflitto teorico e amplificazione della soluzione: il prezzo della conoscenza e l’ultima tentazione

Katie: “Niente accade mai senza un motivo, ogni cosa è determinata da qualcosa di antecedente. Tutto qui. Ora, prendi un computer, forniscigli tutti i dati riguardanti questa penna che rotola sul tavolo, traiettoria, velocità, massa delle parti della compongono, struttura atomica. Cosa può dirti il computer? Con quanta forza è stata spinta la penna, e quando la penna smetterà di rotolare. Il computer può vedere indietro e il computer può vedere avanti. Questo si applica a qualunque cosa, non solo a una penna, a qualunque cosa. Questo è il Devs”.

Nel sesto episodio Lily scopre il vero funzionamento di Devs e il racconto si trasforma in una riflessione epistemologica. Sapere tutto sarebbe davvero possibile? E soprattutto: sapere tutto significherebbe capire tutto? Anche davanti a una macchina che mostra il futuro, i personaggi restano costretti a interpretare, credere, dubitare, perché anche se la scienza può espandere enormemente il campo del visibile, non cancella il dramma umano della comprensione. Questo episodio tocca anche l’ontologia della realtà. Se il sistema può mostrare il mondo con tale precisione, che differenza resta tra l’oggetto e la sua rappresentazione? Se una simulazione è perfetta, è più o meno reale del suo originale?

Tutte le proiezioni del futuro terminano a un certo momento, oltre il quale appare solo statico, come se le leggi della fisica smettessero di funzionare, e Lily ne è la causa e la vittima prima.

Quando il sistema Devs converge, la verità tecnica emerge con forza e le interpretazioni alternative si restringono. Eppure proprio quando la macchina sembra più potente, fornendo un unico amaro futuro possibile, il sapere appare più insopportabile per una mente umana, a maggior ragione quando coinvolge la propria morte. L’ultima tentazione prima di affrontare il calvario della propria fine, è il rifugio nell’illusione che quell’ultima notte d’amore duri per sempre.

7 · Confutazione del modello e decoerenza: contrazione delle possibilità, l’ inevitabile atto di fede in Devs

Il settimo episodio porta il dibattito fisico al massimo della tensione. Sul piano del metodo scientifico, questo è il momento di sfida (falsificazione) dell’impianto teorico, mentre su quello quantistico interviene la decoerenza: Lyndon tenta di rientrare nel progetto Devs ma Katie lo mette alla prova chiedendogli di dimostrare la sua fede nella teoria dei molti mondi, tuttavia Lyndon muore in ogni mondo possibile.

E poi a cascata Jamie viene ucciso da Kenton, Kenton muore per mano di Pete, Pete è costretto a darsi alla macchia dopo aver salvato la vita di Lily, Lily viene spinta verso il punto terminale previsto dal sistema Devs, all’interno del sistema stesso: il prezzo umano della teoria diventa irreversibile, la fisica è uscita dal laboratorio ed è diventata destino.

Nel frattempo al Devs il team ha ultimato l’ottimizzazione sulla base del “principio di Lyndon”, ottenendo una perfetta visione della realtà in tutti i suoi spazi e tempi, onnisciente e onnipotente.

Stewart: “Un paio di ore fa eravamo nella realtà e lavoravamo a una simulazione. E adesso invece ci siamo scambiati. Quella è la realtà, proprio lì. E non si tratta di un clone della realtà, la scatola contiene tutto. […] Contiene anche noi, la scatola contiene tutto. E all’interno della scatola, c’è un altra scatola. Ad infinitum, ad nauseam”.

8 · Simulazione e collasso della funzione d’onda: il libero arbitrio come peccato originale e la resurrezione digitale

Stewart (citando Herbert Marcuse): “Quello che mi disturba non è che tu non lo sappia, ma che tu non voglia indovinare”.

Nell’ottavo episodio di Devs tutto converge verso il Devs stesso: Lily raggiunge Forest nella struttura, il sistema mostra a Forest e Lily un futuro prossimo molto preciso, in cui Lily si vendica di Forest sparandogli e poi muore per lo schianto della capsula di trasporto nel vacuum del Devs. Forest rivela inoltre a Lily che il vero nome del progetto è Deus (la v era una u romana) e che è intenzionato a risorgere nel sistema: Lily comprende sopra a quante morti è stato disposto a passare Forest per raggiungere l’immortalità digitale ma invece di vendicarsi, Lily getta la pistola. È un gesto semplice, ma che disobbedisce a Deus.

Per un attimo Lily e Forest si trovano sospesi nel vuoto, inaspettatamente vivi dopo il punto terminale previsto dal Devs: tuttavia Stewart, a guardia dell’uscita, sceglie di intervenire prima che “la scatola di Schrödinger” si apra, provocando lo schianto della capsula e uccidendo Lily e Forest, confinandoli in una scatola dentro la scatola.

In una straordinaria metafora narrativa, fino a quel momento Devs si comporta come una funzione d’onda dell’universo: contiene e mostra una pluralità di configurazioni possibili, o comunque una struttura predittiva che pretende di esaurire il reale. Quando Lily sceglie diversamente (portando Stewart a vendicarsi al suo posto e Katie a resuscitarli all’interno del Devs) avviene qualcosa di simile a una misurazione: la sovrapposizione si rompe, il futuro previsto non regge più nella forma in cui era stato calcolato, la funzione d’onda collassa. Il sistema arriva al suo punto cieco, re-inizializzandosi.

Il finale porta anche all’estrema conseguenza il tema della simulazione della realtà. Lily (Lilith simbolo di ribellione e indipendenza) e Forest (messia dell’anti casualità, del “Deus ex Homine”) si risvegliano all’inizio della storia, continuando a esistere in una simulazione interna al sistema con tutti i loro ricordi, fino al momento della loro morte, intatti. Eppure entrambi, nell’interpretazione a molti mondi, si trovano simultaneamente in infiniti inferni e infiniti paradisi, a seconda del momento in cui verranno osservati da Katie.

Nella doppia metafora dell’esilio dell’essere umano dal giardino dell’eden verso un nuovo mondo dopo la disobbedienza, ma anche della morte come accesso etico controllato all’aldilà, Deus seppur onnisciente e onnipotente non sceglie di generare una nuova diramazione dell’universo, senza l’input del libero arbitrio umano.

Katie decide di mantenere il sistema attivo e ci mostra, in uno dei paradisi, Forest che si è felicemente ricongiunto alla sua famiglia, e Lily che sceglie Jamie, allontanandosi da Sergei: entrambi sono gli unici esseri digitali consapevoli di vivere in una simulazione, confinati nella loro stessa scelta, che sarà sempre una sola delle infinite verità possibili.

E qui la domanda ontologica ritorna con forza massima: se l’esperienza è coerente, se la coscienza continua, se la memoria resta, quella realtà è meno vera? Sul piano del metodo scientifico questo è il cambio di paradigma. Sul piano del circuito quantistico è la misurazione finale. Il sistema produce un risultato, ma il risultato non è solo tecnico: è metafisico.

Devs in conclusione

La grandezza di Devs sta nel fatto che non si limita a citare la scienza: la trasforma in struttura narrativa, in architettura visiva e in dramma umano.

Dentro i suoi 8 episodi trovano posto la Silicon Valley e il culto della tecnologia, i computer quantistici e i qubit, la sorveglianza e lo spionaggio industriale, il determinismo causale e il demone di Laplace, i molti mondi di Everett e l’eco della fisica di Bohm, il lutto e l’ossessione, l’identità, la memoria, i limiti della conoscenza, la simulazione della realtà, l’idea di universo olografico, il libero arbitrio, il rapporto tra scienza e fede, fino alla lettura del finale come collasso della funzione d’onda. E come se non bastasse, l’intera serie può essere riletta sia come una sequenza del metodo scientifico, sia come il dispiegarsi di un algoritmo quantistico narrativo.

Devs è una serie che osa chiedere moltissimo allo spettatore, ma in cambio offre qualcosa di raro: la sensazione che la fantascienza possa ancora essere un luogo in cui pensare davvero.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨