Con più di 7 milioni di presenze dall’uscita, Io sono la fine del mondo può dichiararsi un successo di pubblico. Ma la commedia di Angelo Duro merita davvero?
Sin dagli inizi della sua carriera Angelo Duro si è sempre distinto per la sua particolarissima cifra stilistica, portando in scena un alter ego comico (dal quale non si separa quasi mai) talmente dissoluto e irriverente da far innamorare per anni e anni i suoi numerosissimi fan.
Cinico, grottesco e nichilista come pochi, dai suoi primi servizi con Le Iene fino ai suoi spettacoli di stand up comedy, il comico palermitano ha reso celebre il suo personaggio grazie alle cattivissime battute taglienti pronunciate a modo suo, con sguardo immobile e non curante.
Io sono la fine del mondo, la trama
La trama segue Angelo, un autista notturno a Roma che si guadagna da vivere riportando a casa gli adolescenti ubriachi. La sua routine viene sconvolta quando la sorella gli chiede di prendersi cura dei genitori anziani.
Inizialmente riluttante, Angelo vede l’occasione per vendicarsi dei genitori, secondo lui troppo autoritari durante la sua adolescenza, dando vita a situazioni comiche e paradossali che lo costringeranno a confrontarsi con il suo passato.
Fra eccessi gratuiti e poca connessione
Sin dal trailer di Io sono la fine del mondo, è risultato chiaro che l’intero tono del film sarebbe stato basato sulle stesse peculiarità degli iconici monologhi del comico.
Sebbene sia stato un successo di pubblico, piazzandosi al primo posto dei film più visti a gennaio, la realtà dei fatti è che Io sono la fine del mondo più che una commedia sembri più un mash up di battute taglienti facilissime da prevedere.
La trama del film si disperde minuto dopo minuto nel tentativo sempre più palese di fare da assist alle facezie del comico. Per i fan, infatti, sarà stato facilissimo capire ogni volta dove si volesse andare a parare.
La scelta di non scavare più a fondo, immobilizzando i personaggi nel ruolo designato dal primo all’ultimo minuto, non è di certo vincente.
Per tutta la pellicola, fatta di vendette e cattiverie gratuite da parte di Angelo ai suoi genitori, non c’è mai redenzione, cattivo fino alla fine e (purtroppo) anche fino alla noia.
Si sceglie un tipo di scrittura spietata, volta più all’impatto delle gag che all’andamento del film. Il regista, Gennaro Nunziante, con il quale Duro ha scritto la sceneggiatura, non riesce a venire fuori, preferendo delegare tutte le scelte alla cifra stilistica del comico.
La cattiveria di fondo, seppure divertente, non arriva a toccare corde più profonde. Ogni tanto lascia emergere qualche esempio di ipocrisia spicciola, ma senza raggiungere mai il suo acme.
