Skip to content Skip to footer
Inarrestabile, la recensione su Almanacco Cinema

Inarrestabile, la recensione su Almanacco Cinema

Disponibile dal 16 gennaio su Prime Video il film sulla storia vera del campione di wrestling Anthony Robles. Ecco la nostra recensione di Inarrestabile.

Per questo esordio da regista William Goldenberg sceglie di inserirsi nel filone del cinema sportivo. Un genere in cui forse meglio che in altri può mostrare le sue doti di montatore. Goldenberg, infatti, Oscar al Miglior Montaggio per Argo nel 2013, non è di certo un novellino della settima arte.

Nella sua filmografia da montatore ci sono film come Zero Dark Thirty e The Imitation Game. Spesso ha collaborato con Ben Affleck che compare qui in veste di produttore insieme a Matt Damon.

Nel raccontare l’affascinante storia del campione americano Anthony Robles, il regista omaggia esplicitamente il caposaldo del genere di riferimento, Rocky. Inarrestabile, pur non brillando in tutto e per tutto, è un buon film che riesce a commuovere e a ispirare.

La trama di Inarrestabile

Anthony Robles è un giovane studente liceale di Mesa, in Arizona. Vive insieme a sua madre, Judy, ai suoi fratelli e a Rick che non è suo padre biologico, e con cui ha una relazione carica di tensione. Nonostante sia nato senza la gamba destra è riuscito a raggiungere ottimi traguardi sportivi nel wrestling. Il suo desiderio più grande è quello di vestire i panni di una squadra universitaria per puntare al titolo della NCAA Division I Wrestling Championships.

La sua scalata sarà impervia e affollata di ostacoli. Dovrà spingere al massimo il suo corpo, mantenersi lucido, e provare a tenere in piedi la sua famiglia, destabilizzata dagli abusi di Rick.

L’omaggio al cult Rocky

Quando si parla di film su parabole sportive pensare a Rocky è inevitabile. L’opera prima di Sylvester Stallone (per una serie di motivi che noi di Almanacco Cinema abbiamo provato a ripercorrere in questo focus) rimane, infatti, nell’immaginario collettivo IL film sportivo per eccellenza.

Goldenberg lo richiama sia in modo evidente nella trama di Inarrestabile che a livello estetico. Per cominciare Anthony ha nella sua camera proprio il poster del film del 1976. In una delle sequenze finali, inoltre, il ragazzo ripercorre l’iconica scalinata di Philadelphia provando a ripercorrere i passi del campione italo americano.

Inarrestabile, la recensione su Almanacco Cinema

Goldenberg ha poi la possibilità di omaggiare le celebri sequenze degli allenamenti della saga. Da montatore esperto rende bene gli sforzi di Robles, e la sua audacia nel mettere alla prova il suo corpo con allenamenti via via più estremi, ma anche l’energia di sua madre che lotta per non perdere la sua casa e per sostenere i suoi figli.

Inarrestabile, la vera inclusione

Nell’omaggio a Rocky, nella scena in cui Anthony si ritrova davanti il calco in pietra delle impronte del campione, il ragazzo fa per avanzare. Mette il suo piede sinistro sopra l’impronta sinistra, ma è costretto a mettere sull’altra le sue due stampelle. Il momento è particolarmente illuminante per un motivo ben preciso. Nel ricordarci quanto è ardua l’impresa che ha compiuto, ci ricorda anche come la sua disabilità non sia mai stata il focus del film.

In tutta la prima parte, soprattutto, quando lo vediamo eccellere al liceo non c’è alcun riferimento alla condizione di svantaggio da cui parte. Nessuno intorno a lui lo guarda con pietà o commiserazione, e lo spettatore è portato ad avere verso Anthony lo stesso atteggiamento. Ciò che riesce a fare è straordinario, non perché gli manca una gamba, ma perché è la sua forza di volontà ad essere fuori dal comune.

La fatica che affronta per farsi accettare al college, visto il livello più alto degli sportivi, ne è prova. Non si accontenta ma punta in alto, perché sa di poterci riuscire. Non riceve trattamenti di favore, deve lottare esattamente come tutti gli altri, e questa è già una conquista in una società che tende ancora a parlare di “normalità” e “diversità” come categorie qualitative.

I personaggi e il cast

Il giovane Jharrel Jerome (Moonlight, 2016) offre una prova decisamente convincente nei panni di Robles. L’attore si fa carico non solo di una forza atletica in cui risulta credibile, ma anche di una grande profondità umana. Anthony è maturo, consapevole, riflessivo e Jerome riesce anche nei silenzi a esplicitare lo spessore del suo personaggio.

Inarrestabile, la recensione su Almanacco Cinema

Buona prova nei panni della madre Judy quella di Jennifer Lopez, che torna al cinema in un ruolo drammatico. Judy è una madre amorevole, che stima suo figlio, ma che è vittima di una relazione complicata da cui non riesce a liberarsi. Bobby Carnevale, che interpreta il compagno Rick, rappresenta lo stereotipo del marito/padre abusatore. Violento, meschino, è non a caso l’unico a pensare che la disabilità di Anthony sia sinonimo di debolezza.

A completare il parterre di personaggi ci sono due coach. Michael Peña è l’allenatore di Anthony al liceo, il primo a credere davvero in lui. Mentre Don Cheadle è l’allenatore che lo accoglie all’Arizona State University. È soprattutto attraverso gli scambi con queste due figure di riferimento che la sceneggiatura ci presenta, in modo un po’ troppo semplicistico, dubbi, sogni e paure di Anthony.

La sceneggiatura e lo stile di Inarrestabile

L’aspetto in cui Inarrestabile convince meno è proprio la sceneggiatura. Di fronte a storie come questa, a un genere abbastanza definito come il film sportivo, in cui ci sono topos sempre presenti, evitare le frasi fatte non è impresa agevole e il film di William Goldenberg non ci riesce del tutto. Alcuni dialoghi risultano, infatti, didascalici e poco brillanti.

Nonostante ciò, la regia riesce a restituire energia al racconto. Goldenberg si serve di un montaggio veloce nelle scene più dinamiche, mentre nei dialoghi privilegia quasi sempre la macchina a mano. L’effetto è spesso leggermente tremolante ma contribuisce alla vivacità del racconto. La fotografia, che insiste sui toni caldi, richiama una certa atmosfera un po’ vintage, riconoscibile e quindi accogliente.

Infine, il film, classico nella costruzione, riesce a emozionare in corrispondenza del climax finale, a cui seguono le immagini del vero campione Anthony Robles.

In conclusione

Inarrestabile, pur con qualche debolezza in sceneggiatura, concede ciò che promette in quanto film sportivo. Tocca, influenza in modo positivo, e ha il merito di portare in scena una storia vera che vale la pena conoscere.

Dal punto di vista stilistico siamo di fronte a un film classico ma comunque fresco e dinamico. Le sequenze della lotta, credibili grazie alle ottime prove attoriali, mettono in evidenza la grande differenza con la boxe. Più che pugni da sferrare ci sono corpi da trattenere. Non è la forza del colpo a essere preponderante ma la capacità di resistere sotto sforzi immensi. Una metafora efficace per celebrare la perseveranza e l’ostinazione del protagonista.

Se amate i film sportivi Inarrestabile non vi deluderà. Il film è disponibile in abbonamento sulla piattaforma Prime Video dal 16 gennaio.

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema