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Io non sono qui

Io non sono qui: puzzle di un enigma

Io non sono qui compie un’operazione unica, riuscendo a ricostruire alla perfezione il puzzle di una figura enigmatica e paradossale come Bob Dylan.

Come si può racchiudere l’intera vita di una persona in 135 minuti, riuscendo a non omettere nulla e raccontare tutto? Come si può comprendere la mente di una persona che è stato diverse persone a sua volta? Come si può capire un’enigma avvolto in un paradosso coperto da un punto interrogativo? La risposta è molto semplice: non si può.

Todd Haynes non ha mai pensato di poterlo fare, nè ci ha provato. Haynes ha ipotizzato che, per fare un film biografico ideale, dovesse comprimere un intero comparto ideologico in diversi mondi, comunicanti tra di loro. Ecco la sua idea su Bob Dylan, ecco il suo film su Bob Dylan: Io non sono qui, la pellicola definitiva sul cantautore e l’opera che, dopo i suoi dischi, lo descrive al meglio.

Io non sono qui

Presentato a Venezia nel 2007 – vincitore del premio della giuria e quello per la performance femminile – Io non sono qui è la pellicola di Todd Haynes – scritta con Oren Moverman, scrittore dell’altro capolavoro musicale Love and Mercy – sua idea di biopic su Bob Dylan, ma che risulta un ibrido di storie e personaggi che si mischiano l’un l’altro in un grande quadro generale, che prende forma solamente in relazione alla vita di Dylan stesso.

Strutturato più o meno come un film ad episodi, Io non sono qui racconta le singole storie di sei personaggi altrettanto singolari, apparentemente sconnessi ma avvicinati dal fatto che ogni personaggio rappresenti una parte di vita di Bob Dylan e le sue continue evoluzioni – musicali, politiche e sociali – che lo hanno segnato come artista camaleontico, giullare di corte e menestrello del popolo, tra i tanti.

Il falso ed il poeta

Il primo episodio ha come protagonista Woody GuthrieMarcus Carl Franklin – o perlomeno, un ragazzino afroamericano che si fa chiamare così, con una chitarra con la scritta This machine kills fascists, come quella dell’icona folk. Su un treno con due barboni, diretto dal Minnesota al New Jersey, il ragazzo canta il blues come nessuno e parla di sindacalismo e lavoro. È Robert prima di essere Dylan, quello del blues-folk della protesta e dei diritti civili.

In qualche frammento iniziale e durante il resto del film, c’è un diciannovenne Arthur RimbaudBen Whishaw – giovane e dannato, confrontato da una commissione che gli fa domande, le cui risposte sono enigmatiche, criptiche ed estremamente profonde ed incomprensibili, sulla superfice. È Dylan con la stampa, e le sue profondità emotive, apparentemente nascoste da un velo di incomunicabilità.

Io non sono qui

Il profeta ed il fuorilegge

Sicuramente il personaggio più affine al vero Bob Dylan è quello di Jack Rollins – l’enorme Christian Bale – cantautore folk del Greenwhich Village che inizia a disilludersi ed allontanare la protesta e ritirarsi a vita privata, per poi tornare a metà anni ’70 come cristiano rinato, assumendo l’identità di padre John, musicista gospel profetico. È Dylan che abbandona lo status di voce di una generazione, per poi tornare, rinnegando tutto il suo passato.

A chiudere il film c’è il bandito Billy McCarthy, una volta conosciuto come Billy the KidRichard Gere stranamente in forma – e considerato morto da tutti, molto tempo addietro. Il fuorilegge viene ritrovato dalle autorità ed perseguitato. Qui il film si intreccia con un altro degli episodi visti prima. È Dylan della sua fase country, che pensa alla clandestinità ed alla natura come vera libertà, ed alla musica come unica via di fuga dalla squallida realtà.

La stella ed il martire

Un altro crossover tra due episodi avviene con la stella elettrica Robbie Clark – una delle ultime interpretazioni del grande Heath Ledger – divo di Hollywood ed interprete di Jack Rollins in un film biografico su lui. La star diventa sempre più invidiosa della sua immagine residua ed i suoi rapporti familiari si incrinano sempre più, mentre il mondo vacilla tra la sua fine ed un nuovo inizio. È Dylan invidioso di sè stesso e travagliato nella vita privata.

Chiudiamo con l’episodio più iconico. Jude Quinn – l’apice di Cate Blanchett – è un’artista folk dai testi veri che decide di passare alla chitarra elettrica ed all’onirico, venendo fischiato dal pubblico ed odiato dalla critica. Nella sua perfetta fotografia bianco e nero e le sue sequenze surreali ma estremamente sincere, rende un’immagine alquanto chiara del periodo meno terso della carriera del cantautore. È Dylan della svolta elettrica, sua consacrazione ad icona musicale e doppiogiochista della causa. È Bob Dylan, uomo dai mille volti.