La vita da grandi, su Almanacco Cinema

La vita da grandi e la fragilità dell’uomo

La vita da grandi è l’esordio alla regia di Greta Scarano, disponibile su netflix, con protagonisti Matilda De Angelis e Yuri Tuci.La pellicola è trattata dal libro autobiografico Mia sorella mi rompe le balle, che racconta la storia dei fratelli Tercon.

La vita da grandi, l’esordio di Greta Scarano punta su una storia commuovente che mette in mostra le fragilità dell’essere umano, e non solo quelle del ragazzo autistico, ma sopratutto quelle di una sorella maggiore. Scegliere come tema per un esordio alla regia quello dell’autismo è sicuramente una strada insidiosa, ma che la regista riesce a gestire perfettamente non rendendo l’autismo il motore narrativo edificante, ma scegliendo come cuore della pellicola la libertà.

Il film segue la storia di Irene, interpretata da una fantastica Matilda De Angelis, che torna a Rimini per occuparsi del fratello Omar (Yuri Tuci), un quarantenne autistico con delle idee molto chiare sul suo futuro. Quello che vuole Yuri è solo la libertà di vivere la sua vita e Irene si ritroverà a volerlo aiutare a tutti i costi, nonostante le insidie iniziali.

Il punto di forza del film

Il pretesto di partenza per far partire il film è quello del corso per diventare adulti: Omar chiede a Irene di aiutarlo. Questo corso diventa in realtà un aiuto reciproco. Irene è costretta a rimettere in gioco i proprio pensieri, a misurarsi con una sensibilità fraterna che inizialmente sembrava nascosta dall’invidia per le attenzioni date al fratello. Irene dice che per diventare un adulto bisogna essere indipendenti, ma Yuri le ricorda che bisogna anche sapersi divertire.

Il merito maggiore della Scarano è quello di utilizzare la delicatezza per raccontare. Evita uno sguardo verticale che giudica le scelte di una sorella, ma sceglie quello di osservatrice. La Scarano si mette allo pari dello spettatore e osserva la storia di due fratelli che si ritrovano e assieme scoprono la voglia di libertà. Non c’è un effettivo limite a questo film, la grammatica scelte è abbastanza semplice ma il punto forte del film non sta in questo, sta nell’usare l’autismo come strumento per la libertà e non come freno di essa.

La pellicola commuove per la sua semplicità e naturalezza. La scrittura dei personaggi permette allo spettatore di identificarsi sia in Omar che in Irene. Tutti abbiamo avuto paura del nostro futuro e di diventare grandi come Omar e tutti siamo stati Irene, combattute tra la voglia di fuggire e la paura.

Le interpretazioni

Matilda De Angelis, oggi fresca di David, ci porta un Irene che pretende il suo spazio nella vita familiare e non vuole essere solo spalla del fratello. La giovane attrice riesce a portare un’interpretazione estremamente naturale, non optando per un’enfasi emotiva esagerata che avrebbe stonato con lo stile del film. Attraverso questa scelta ci regala un Irene divisa tra affetto, senso di colpa e bisogno di fuga. Ancora una volta dimostra di essere una delle attrici più promettenti del nuovo panorama italiano e di sapersi destreggiare tra mille ruoli diversi.

Yuri Tuci, invece ha un’energia imprevedibile. Omar è testardo, buffo ed eccentrico ma è anche estremamente fragile, ed è sopratutto un uomo che vuole raggiungere il suo sogno, senza essere compatito. L’attore riesce a dare ritmo alla parte comica del film e a raggiungere il cuore dello spettatore.

Le interpretazioni rendono La vita da grandi estremamente convincente, non riducendolo a un film rassicurante, ma a un film che parla di vita vera. 

Conclusioni

La vita da grandi non è un film sull’autismo, ma sulla libertà, quella personale e anche quella che abbiamo paura di concedere a chi vogliamo bene. E la forza del film sta proprio qui: ricordarci che diventare adulti non è solo l’indipendenza ma anche accettare che la vita degli altri non ci appartiene e la più grande libertà sta nel lasciarli liberi.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨