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Disclosure Day, la recensione di una visione
Con Disclosure Day Spielberg riprende un discorso iniziato 50 anni fa con Incontri ravvicinati del terzo tipo. Esistono altre forme di vita nell’universo?
Il regista Steven Spielberg lo dichiara già nel trailer esteso di Disclosure Day: lui crede. Crede che non siamo soli nell’universo. Che, per prendere in prestito una celebre battuta di un altro bellissimo film di fantascienza, Contact, senza altre forme di vita “l’universo sarebbe solo uno spreco di spazio”.
Lo dichiara apertamente anche nel trailer del suo nuovo film, che pur non essendo in senso stretto un sequel del suo capolavoro del 1977, Incontri ravvicinati del terzo tipo, ne recupera l’atmosfera, l’irrequietezza e le domande.
Dopo esserci gustati il trailer, immergiamoci in questo nuovo film di fantascienza che si interroga su uno dei più grandi misteri dell’universo.
Disclosure Day, la trama
Daniel Kellner (Josh O’Connor) è un esperto informatico con doti matematiche eccezionali che, insieme ad altri 12 colleghi, sottrae parte dell’archivio dell’azienda tech per la quale lavora, la Wordex, allo scopo di desecrare e rendere noto del materiale che potrebbe avere ripercussioni enormi a livello mondiale.
Margaret Fairchild (Emily Blunt) è una famosa presentatrice del telegiornale che, improvvisamente, inizia a dare segni di capacità fuori dal comune: riesce, infatti, a parlare lingue che non ha mai conosciuto e a “scivolare dentro le persone”, per usare le sue parole.
Qualcosa di misterioso li lega, e si porterà a incontrarsi.
Il racconto di un complotto
Come già in Incontri ravvicinati del terzo tipo, anche in Disclosure Day (letteralmente: Il Giorno del Disvelamento) c’è una realtà che non dev’essere disvelata. A tenerla nascosta in passato era il Governo degli Stati Uniti, mentre oggi a farlo è un’azienda non governativa, la Wardex, capitanata da Noah Scanlon (Colin Firth, qui in un’insolita veste di cattivo), con la complicità del Ministero della Difesa. Settantanove anni di storia tenuta segreta, settantanove anni di bugie.
Se nel film del 1977 le autorità cercavano di tenere le persone lontane dalla verità (in quel caso, l’incontro ravvicinato) impedendogli fisicamente di assistere ai propri occhi ricorrendo a espedienti ingannevoli (un’epidemia, aria irrespirabile, strade sbarrate), qui è diverso. Ci troviamo in un mondo sull’orlo del baratro, il nostro, caratterizzato da equilibri fragilissimi, in cui una rivelazione potrebbe sconquassare il tutto dalle fondamenta.
Questo aspetto del film un po’ è fiction un po’ sconfina nella realtà: infatti non è fiction l’incidente di Roswell del luglio 1947, citato anche in Disclosure Day, che secondo le prime dichiarazioni dell’Esercito pare che avesse coivolto un disco volante, un vero e proprio UFO. In seguito Il Governo ritrattò tutto, dichiarando che si era trattato di un pallone meteorologico. Il dubbio, nell’opinione pubblica, rimase e crebbe negli anni. E anche a distanza di quasi 80 anni, quel dubbio aleggia ancora nell’aria.
Disclosure Day, il ruolo delle visioni rivelatrici
In Incontri ravvicinati del terzo tipo Roy e Ronnie sono ossessionati da una visione comune, che li porta a partire per andare nel luogo che hanno visto e desiderato di raggiungere: l’incredibile Devil’s Tower che si trova nello stato del Wyoming. Il crescere in loro di quella visione e il viaggio verso quella località sconosciuta è, tra l’altro, la parte più ampia e più bella di tutto il film.
In Disclosure Day, le visioni sono diverse: anziché mostrare luoghi da visitare per qualche misterioso motivo, mostrano animali. Animali rassicuranti e inquietanti al tempo stesso, che guardano fissi negli occhi e dei quali non si può che ricambiare lo sguardo. A partire dai cardinali rossi, uccelli che rivestono un ruolo importantissimo nel film, compaiono altri animali dal portato simbolico potente: cervi (simboli di rinascita, connessione spirituale e grazia), volpi (intelligenza, capacità di muoversi tra più mondi), procioni (dualità, capacità di trasformarsi).
E saranno queste visioni a guidare Daniel e Margaret in un folle viaggio on the road, che costuisce gran parte del film proprio come in Incontri ravvicinati. Attorniati di persone che non sempre saranno in grado di comprendere che cosa c’è in gioco (qui il ruolo giocato dal marito di Ronnie in Incontri ravvicinati è appannaggio di Jackson, compagno di Margaret).
Un film potente, sul filo tra sete umana di conoscenza e religione
Sebbene non sia caratterizzato da quell’energia, quasi istintuale e animalesca, che guida i protagonisti verso la montagna in Incontri ravvicinati, Disclosure Day si alimenta di altro: abilità ai confini con il soprannaturale date da misteriosi dispositivi – che permettono di impadronirsi della volontà e delle azioni di altre persone, pilotando i loro gesti – o da capacità innate ma non naturali.
In questo film si manipolano persone, si guidano rivolte di gruppo, si sottraggono dati preziosi – la sottrazione di dati sensibili è uno dei temi, oggi di estrema attualità – si crede ancora, in modo idealista ma concreto, nella condivisione globale della conoscenza. Anche se si solleva anche una questione, attraverso il personaggio di Jane (Eve Hewson), alla quale Spielberg affida la domanda: “Il diritto di conoscere prevale sulle conseguenze della conoscenza?”.
Ed è qui che il film si interroga anche sul ruolo della religione: se si scoprissero forme di vita superiori all’uomo, questo significherebbe la fine di Dio? È sempre Eve a chiederselo, e a porre questa domanda anche alla suora con la quale ha fatto amicizia quando era una novizia: la risposta di quest’ultima sarà destinata a sorprenderla.

Disclosure Day, il cast e le maestranze
A comporre la quaterna vincente di Disclosure Day sono quattro attori eccellenti, a partire dai lanciatissimi Josh O’Connor e Colman Domingo, rispettivamente nei ruoli di Daniel Kellner e Hugo Wakefield. Ci sono una “stregata” Emily Blunt (è tornata potentemente in auge, anche grazie a Il diavolo veste Prada II) e Colin Firth, che interpreta con lucida follia un personaggio, quello di Noah Scanlon, che non è un cattivo stereotipico bensì un uomo segnato dal dolore di una perdita che è cambiato nel profondo. A completare l’ottimo cast principale è la giovane Eve Hewson, che dopo essere stata scoperta da Paolo Sorrentino in (This Must Be The Place) e dopo essersi legata ad alcune serie Netflix sta crescendo bene. Con Spielberg aveva già lavorato in Il ponte delle spie (2015), come pure Colman Domingo (in Lincoln, uscito nel 2012).
La fotografia, neanche a dirlo, è come sempre in questi casi molto curata e gioca molto con i controluce, come se dall’esterno venisse sempre una luce fortissima (come già la luce delle navicelle spaziali di Incontri ravvicinati). La luce è fortissima negli ambienti interni, soprattutto verso la fine del film, quando Daniel e Margaret inizieranno a capire che cosa li lega (e cosa hanno dimenticato).
A curare la bella e discreta colonna sonora è uno dei collaboratori più fedeli di Spielberg: il mitico compositore John Williams, autore sia delle musiche di Incontri ravvicinati del terzo tipo che di quelle di ET l’ Extraterrestre (1982), altro film del quale si possono ravvedere alcuni echi in Disclosure Day, soprattutto nell’inseguimento di Elliott da parte di un manipolo di scienziati governativi.
Disclosure Day, in breve
Disclosure Day è un film che rapisce lo spettatore fin dal primo fotogramma. Porta in dote alcuni elementi che hanno reso un capolavoro il suo illustre precedente spielberghiano, Incontri ravvicinati del terzo tipo, ma punta molto sulle facoltà paranormali: la comprensione del linguaggio universale della matematica da parte di Daniel e l’empatia ipertrofica di Margaret.
Un cast affiatato, la cui punta di diamante è a avviso di chi scrive l’inedito “cattivo” Colin Firth, una musica ad hoc e una fotografia curatissima concorrono a creare un film che forse non sarà un capolavoro al pari del suo predecessore, ma che senz’altro è un film molto ispirato e non farà mai annoiare lo spettatore affondato nella poltroncina rossa di una qualsiasi sala cinematografica, malgrado la durata di 2 ore e 25 minuti.
Con questo film, Spielberg si dà una risposta sicura alla domanda “Esistono altre forme di vita nell’universo?”. Una risposta nella quale lui crede fermamente, ormai, da quasi 50 anni.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★★
