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Tom Hanks contro l’Oscar al doppiaggio

Mentre il dibattito sulla necessità di nuove categorie agli Oscar continua ad animare Hollywood, una delle voci più autorevoli del cinema americano ha deciso di prendere posizione. Tom Hanks, due volte premio Oscar e storica voce di Woody nella saga di Toy Story, non crede che l’Academy abbia bisogno di introdurre una categoria dedicata al miglior doppiaggio o alla miglior performance vocale.

Tom Hanks, una dichiarazione destinata a far discutere, soprattutto in un momento storico in cui il riconoscimento del lavoro invisibile del cinema è sempre più centrale. Intervistato da Gold Derby durante la promozione di Toy Story 5, Hanks ha dichiarato che per lui gli Oscar hanno già abbastanza categorie. Piuttosto che creare un premio separato per il voice acting, l’attore sostiene che le interpretazioni vocali dovrebbero poter competere direttamente nelle categorie principali, da Miglior Attore a Miglior Attrice. Secondo Hanks, una performance dovrebbe essere giudicata esclusivamente per il suo impatto emotivo: se riesce a muovere il pubblico, non importa se il volto dell’attore appare sullo schermo o resta invisibile dietro un microfono. 

È una posizione che appare coerente con la sua carriera. Hanks non è soltanto uno degli attori più premiati di Hollywood, ma è anche una delle voci più iconiche dell’animazione contemporanea grazie al cowboy Woody, personaggio che interpreta dal 1995. Eppure proprio lui, che avrebbe tutte le credenziali per sostenere la nascita di una categoria ad hoc, sembra opporsi a quella che molti considerano una battaglia di riconoscimento per i professionisti del doppiaggio.

Il ragionamento di Hanks, però, apre una contraddizione difficile da ignorare. Se davvero una performance vocale può concorrere nelle categorie recitative tradizionali, perché in quasi un secolo di Academy Awards nessun attore vocale è mai riuscito a ottenere una nomination significativa? Le eccezioni sfiorate esistono, basti pensare al lavoro di Andy Serkis nel motion capture o alla celebrata interpretazione solo vocale di Scarlett Johansson in Her, ma restano casi isolati, mai realmente consacrati dall’Academy. 

Ed è qui che il tema si fa più complesso. L’Academy negli ultimi anni ha mostrato una certa apertura verso mestieri storicamente rimasti in ombra: dal nuovo Oscar per il casting introdotto nel 2026 fino alla futura categoria dedicata agli stunt prevista per il 2028. L’idea di riconoscere ufficialmente il doppiaggio non appare più così improbabile, soprattutto considerando il peso economico e culturale del cinema d’animazione contemporaneo.

Sui social e nelle community cinefile il dibattito è già acceso. Una parte del pubblico concorda con Hanks, sostenendo che creare nuove categorie rischierebbe di “segmentare” ulteriormente il prestigio della recitazione. Altri invece leggono le sue parole come l’ennesima sottovalutazione di un’arte che richiede tecnica, interpretazione e una capacità emotiva non meno intensa della presenza fisica davanti alla macchina da presa. In molti fanno notare come, nell’epoca dei blockbuster animati dominati da star hollywoodiane, una categoria specifica potrebbe finalmente dare spazio ai veri professionisti della voce, spesso oscurati dai nomi celebri.

Forse la domanda non è se il doppiaggio meriti un Oscar, perché il talento dietro certe performance sembra fuori discussione, ma se l’Academy sia pronta a ridefinire cosa significhi davvero recitare nel cinema contemporaneo. E, paradossalmente, proprio le parole di Tom Hanks potrebbero aver riaperto una conversazione che Hollywood rimanda da troppo tempo.