Il celebre attore cinese Tony Leung riflette sul futuro del cinema, tra intelligenza artificiale, crisi delle sale e il possibile ritorno con Wong Kar-wai.
Oggi, il protagonista di In the Mood for Love Tony Leung Chiu-wai guarda al futuro del cinema con entusiasmo, ma anche con una certa preoccupazione.
Ospite del Festival internazionale del cinema di Shanghai, l’attore di Hong Kong ha affrontato alcuni dei temi più caldi del settore, dall’impatto dell’intelligenza artificiale alla crisi delle sale cinematografiche, fino al rapporto con le nuove generazioni e ai progetti che lo attendono.
Presidente della giuria della principale competizione del Golden Goblet, Tony Leung si è trovato al centro di un’edizione segnata dal dibattito sulle trasformazioni dell’industria cinematografica e sul calo degli incassi a livello mondiale.
Tony Leung e l’intelligenza artificiale: “È un’arma a doppio taglio”
Tra i temi più discussi al festival c’è stato quello dell’intelligenza artificiale applicata al cinema. Per l’attore, i vantaggi sul piano produttivo sono evidenti, ma i rischi non vanno sottovalutati.
“Penso che l’IA sia un’arma a doppio taglio. Ci fa risparmiare molto tempo nella pre-produzione e nella post-produzione. Fa risparmiare molto denaro, ma questo favorirà soprattutto i film commerciali, quelli da puro intrattenimento, perché realizzarli con l’IA è più semplice e meno costoso. Ma allo stesso tempo molte persone hanno perso il lavoro. Non c’è bisogno di pensare. Non c’è creatività. Ci sono solo calcoli… manca l’anima”.
La sfida delle sale cinematografiche e delle nuove generazioni
Secondo Tony Leung, il cinema deve trovare il modo di riconquistare i giovani, cresciuti in un’epoca dominata da piattaforme digitali, videogiochi e video brevi: “Da bambino adoravo quell’esperienza cinematografica. Per me, questo è il cinema. Bisogna vedere un film sul grande schermo. Altrimenti ci si perde gran parte del linguaggio cinematografico e molti dettagli. Quando ero piccolo andavo a vedere i film in grandi sale con grandi schermi, ed era semplicemente meraviglioso”.
L’attore ammette di non aver mai ceduto alla visione domestica: “Non guardo nemmeno i film a casa”.
In occasione della sua lezione pubblica a Shanghai, preceduta dalla proiezione del nuovo film Silent Friend della regista ungherese Ildikó Enyedi, Tony Leung ha ribadito l’importanza di educare il pubblico a una maggiore varietà di linguaggi cinematografici. “Dobbiamo educare i giovani a godere di diversi tipi di cinema, non soltanto di un unico modello. Non si tratta solo di intrattenimento: a volte i film non ti forniscono una risposta e devi cercare di trovarla da solo. Ecco perché abbiamo bisogno di film differenti.
Credo che le produzioni di dimensioni più contenute finiranno per dominare il mercato a causa delle numerose sfide poste dai video brevi, dalle piattaforme di streaming, dai videogiochi e da tutte le altre forme di intrattenimento. Le nuove generazioni non hanno mai vissuto davvero l’esperienza della sala cinematografica, quindi bisogna trovare un modo per convincere questi ragazzi ad andare al cinema”.
L’esperienza di Tony Leung come presidente di giuria al Festival di Shanghai
Nel corso dell’ultima settimana, Tony Leung ha guidato una giuria internazionale chiamata a valutare dodici film provenienti da quindici Paesi e territori.
Riflettendo sulla propria esperienza, dice: “Per me è stato un processo di apprendimento, perché ho potuto ascoltare le opinioni degli altri giurati, ed è tutto molto soggettivo. Ci sono prospettive molto diverse, ed è divertente. Credo che i film debbano sorprenderci e, naturalmente, che possano entrare in sintonia con l’intera giuria, ma tutti noi concordiamo sul fatto che uno stesso film possa essere apprezzato in modi differenti”.
Da Ildikó Enyedi a Johnnie To, fino al possibile ritorno con Wong Kar-wai
Dopo una carriera iniziata nella televisione di Hong Kong e passata attraverso successi come Infernal Affairs, Happy Together, In the Mood for Love e Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli, Tony Leung guarda con entusiasmo alla sua esperienza nel cinema d’autore europeo.
Parlando di Silent Friend, film dedicato alla vita di un albero di ginkgo e delle persone che ne incrociano il destino, l’attore sorride: “È stato un caos. Mi è piaciuto moltissimo lavorare con una troupe così piccola. Abbiamo trovato un’armonia, come se stessimo danzando insieme. Non sai mai cosa faremo dopo. È stato davvero molto interessante e stimolante.”
All’orizzonte ci sono un nuovo progetto con Johnnie To, una serie prodotta a Hong Kong e altri lavori con Ildikó Enyedi. Sul possibile ricongiungimento artistico con Wong Kar-wai, il divo non chiude la porta: “Scelgo prima di tutto il regista. Che tipo di storia sia, o quale genere appartenga, non è importante per me. Devo provare qualcosa per quella persona, oppure amare i suoi film. Ma non faccio mai piani, perché non voglio cercare di controllare ciò che non posso controllare. Questa è la vita: le cose non accadono sempre come desideri”.