Orson Welles, Halloween II, Looker, Vampires, His House, Louis Malle e altre ricorrenze il 30 ottobre nella storia del cinema.
Accadde oggi al cinema
1938 – Orson Welles manda in onda La guerra dei mondi
La sera del 30 ottobre 1938, alle 20, la CBS trasmette una puntata del Mercury Theatre on the Air diretta e interpretata dal ventitreenne Orson Welles. È un adattamento de La guerra dei mondi di H.G. Wells, ma la storia viene trasferita nell’America contemporanea e costruita in parte attraverso falsi bollettini radiofonici che interrompono un programma musicale.
Esplosioni osservate su Marte, un oggetto caduto a Grovers Mill nel New Jersey, inviati sul posto, interruzioni improvvise: il meccanismo riproduce così bene il linguaggio dell’informazione in diretta che alcuni ascoltatori arrivati a trasmissione iniziata credono di stare ascoltando una vera emergenza. La registrazione sarà inserita nel National Recording Registry della Library of Congress nel 2002.
La storia secondo cui l’intera America sarebbe stata travolta dal panico è però molto più grande di ciò che realmente accadde. La stessa Library of Congress ricorda che un sondaggio effettuato quella sera su circa cinquemila famiglie trovò appena il 2 per cento degli intervistati sintonizzato sul programma e che la maggior parte sapeva di ascoltare una finzione. Furono soprattutto i giornali del giorno successivo a trasformare episodi reali di allarme nella leggenda di un’isteria nazionale.
Per la storia del cinema rimane comunque un passaggio notevole. Meno di tre anni dopo Welles avrebbe diretto Quarto potere. Prima ancora di mettere piede a Hollywood aveva già dimostrato quanto potentemente un mezzo audiovisivo potesse imitare la realtà al punto da confondersi con essa.

1981 – Halloween II continua esattamente dove era finito il primo film
Il 30 ottobre 1981 apre negli Stati Uniti Halloween II, diretto da Rick Rosenthal e scritto da John Carpenter e Debra Hill. Jamie Lee Curtis torna nei panni di Laurie Strode e Donald Pleasence in quelli del dottor Loomis. L’American Film Institute registra proprio il 30 ottobre come data delle aperture di Los Angeles e New York.
Il film compie una scelta piuttosto radicale per un sequel: invece di saltare avanti nel tempo, riparte dalla stessa notte del primo Halloween. Laurie viene trasportata all’Haddonfield Memorial Hospital mentre Michael Myers, sopravvissuto ai colpi sparati da Loomis, continua a cercarla.
Il salto produttivo rispetto al film del 1978 è evidente. Il primo Halloween era costato poco più di 300.000 dollari; il secondo arriva a circa 2,5 milioni, anche per il passaggio a una produzione sindacalizzata. Incassa oltre 25,5 milioni di dollari nel mercato nordamericano.
Ma Halloween II compie anche una scelta destinata a modificare tutta la mitologia successiva: stabilisce un legame familiare tra Laurie e Michael. È un’idea dalla quale la saga impiegherà decenni a liberarsi e che verrà infine cancellata dalla continuità del film del 2018.
1981 – Looker immagina attori digitali quarant’anni prima dell’intelligenza artificiale generativa
Nello stesso 30 ottobre 1981 arriva nei cinema americani Looker, scritto e diretto da Michael Crichton, con Albert Finney, James Coburn, Susan Dey e Leigh Taylor-Young. L’AFI conferma sia la data sia le aperture contemporanee di Los Angeles e New York.
La storia parte come un thriller. Alcune modelle si sottopongono a minuscoli interventi di chirurgia plastica per raggiungere misure considerate matematicamente perfette e successivamente muoiono in circostanze misteriose. Dietro tutto c’è una società chiamata Digital Matrix, interessata a digitalizzare completamente i corpi delle modelle per utilizzarne copie virtuali negli spot pubblicitari.
Nel 1981 sembra fantascienza particolarmente bizzarra. Nel 2026, molto meno.
Anche tecnicamente il film anticipa qualcosa. Il sito ufficiale dedicato all’opera di Crichton ricorda che Looker contiene quello che viene considerato il primo personaggio umano generato tramite CGI e il primo utilizzo di grafica tridimensionale ombreggiata in un lungometraggio: il corpo della modella Cindy, interpretata da Susan Dey, viene trasformato in un modello digitale.
Crichton immagina quindi quasi nello stesso momento scansione del corpo, avatar fotorealistici, pubblicità senza attori reali e manipolazione tecnologica dell’attenzione del consumatore.
Non tutto ciò che il film prevede si realizzerà nel modo immaginato. Ma poche fantascienze del 1981 sembrano oggi altrettanto vicine alle discussioni su digital twin, deepfake, attori sintetici e diritti sull’immagine.
1998 – John Carpenter trasforma i vampiri in un western
Il 30 ottobre 1998 esce negli Stati Uniti John Carpenter’s Vampires, con James Woods, Daniel Baldwin, Sheryl Lee, Thomas Ian Griffith e Maximilian Schell. L’AFI registra l’apertura di Los Angeles il 30 ottobre e quella di New York nella stessa settimana; anche il sito ufficiale di Carpenter indica espressamente quella data.
James Woods interpreta Jack Crow, leader di una squadra di cacciatori di vampiri che lavora con il sostegno del Vaticano. Il nemico è Valek, vampiro intenzionato a impossessarsi di una reliquia capace di permettergli di camminare alla luce del sole.
Carpenter non vuole castelli, nebbia, abiti ottocenteschi e seduttori aristocratici. In un’intervista dell’epoca descrive il film come un action-western, sintetizzandolo come l’incontro tra Il mucchio selvaggio e Vlad l’Impalatore, con maggiore enfasi sul primo.
Il risultato è infatti pieno di deserto, motel, armi, automobili e luce solare. I vampiri non vengono affrontati in cripte gotiche: vengono arpionati e trascinati fisicamente fuori dagli edifici perché il sole li bruci.
Vent’anni dopo Halloween, Carpenter torna quindi nelle sale alla vigilia del 31 ottobre con un altro horror, ma questa volta usa uno dei mostri più antichi del cinema per realizzare il western che Hollywood non gli aveva mai davvero permesso di girare.
2020 – His House trasforma la casa infestata nella condizione del rifugiato
Il 30 ottobre 2020 Netflix distribuisce globalmente His House, esordio nel lungometraggio di Remi Weekes, con Ṣọpẹ́ Dìrísù, Wunmi Mosaku e Matt Smith. Non è la prima assoluta: il film aveva debuttato al Sundance il 27 gennaio. Il 30 ottobre è precisamente la data della pubblicazione mondiale sulla piattaforma.
Bol e Rial sono una coppia fuggita dalla guerra in Sud Sudan e arrivata nel Regno Unito dopo un viaggio nel quale hanno perso una bambina. Ottenuta temporaneamente una casa, scoprono che qualcosa vive tra le pareti.
Il film utilizza però una delle domande classiche dell’horror per costruirne una completamente nuova. In qualsiasi normale storia di fantasmi, davanti a manifestazioni soprannaturali di quel livello i protagonisti potrebbero semplicemente andarsene. Bol e Rial non possono farlo: abbandonare l’alloggio significherebbe mettere a rischio la propria richiesta di asilo.
La casa infestata smette così di essere soltanto un edificio maledetto. Diventa contemporaneamente burocrazia, trauma, memoria, senso di colpa e impossibilità di tornare indietro.
Il film viene accolto con straordinario favore dalla critica e finisce per essere considerato uno degli horror più notevoli del 2020. Ma la sua idea più efficace rimane semplicissima: cosa succede quando scopri che la tua nuova casa è infestata e il sistema che te l’ha assegnata ti impedisce di lasciarla?
Nati il 30 ottobre nella storia del cinema
Il 30 ottobre 1932 nasce a Thumeries, in Francia, Louis Malle. Prima ancora di compiere venticinque anni lavora con Jacques-Yves Cousteau a Il mondo del silenzio, Palma d’Oro a Cannes, e con Robert Bresson a Un condannato a morte è fuggito. Nel 1957 dirige il primo lungometraggio autonomo, Ascensore per il patibolo, accompagnato dall’improvvisazione jazz di Miles Davis.
Difficilmente Malle può essere ridotto a un movimento o a un genere. Gli amanti, Zazie nel metrò, Fuoco fatuo, Soffio al cuore, Cognome e nome: Lacombe Lucien, Atlantic City, My Dinner with Andre, Arrivederci ragazzi: passa dalla Francia agli Stati Uniti, dalla finzione al documentario e dal racconto intimo alla storia senza costruire mai una filmografia facilmente prevedibile. Atlantic City e Arrivederci ragazzi gli valgono due Leoni d’Oro a Venezia.
Cinque anni dopo, il 30 ottobre 1937, nasce a Parigi Claude Lelouch, che nel 2026 compie 89 anni. Regista, sceneggiatore, produttore e spesso operatore dei propri film, fonda giovanissimo la società Les Films 13 e nel 1966 arriva al successo internazionale con Un uomo, una donna.
Il film vince la Palma d’Oro a Cannes e successivamente due Oscar, per il film straniero e per la sceneggiatura originale. Da quel momento Lelouch costruisce una filmografia sterminata nella quale incontri, separazioni, caso, memoria e coincidenze diventano quasi un unico grande racconto continuamente riscritto.
Il 30 ottobre 1945 nasce a Manhattan Henry Winkler, che nel 2026 compie 81 anni. Per generazioni di spettatori rimane innanzitutto Arthur “Fonzie” Fonzarelli di Happy Days, ma la carriera successiva dimostrerà quanto quel personaggio rischiasse di nascondere un interprete molto più versatile.
Al cinema passa tra l’altro da Night Shift a Waterboy e Click, lavora come regista e produttore e, molti decenni dopo Fonzie, trova in Gene Cousineau di Barry uno dei propri ruoli più importanti, vincendo nel 2018 il suo primo Primetime Emmy come attore.
Il 30 ottobre 1970 nasce a Brooklyn Nia Long, che nel 2026 compie 56 anni. Il cinema la impone all’inizio degli anni Novanta attraverso Boyz n the Hood di John Singleton; seguono Friday, Love Jones, Soul Food, The Best Man e Big Momma’s House, parallelamente a una lunga carriera televisiva.
Infine, il 30 ottobre 1982 nasce in Francia Clémence Poésy, Clémence Guichard all’anagrafe. Dopo gli esordi francesi raggiunge una visibilità internazionale interpretando Fleur Delacour nella saga di Harry Potter e attraversa successivamente film e produzioni come In Bruges, 127 ore e Tenet, alternando cinema francese e produzioni anglofone. Nel 2026 compie 44 anni.
Ci hanno lasciato oggi
Il 30 ottobre 1968 muore a Hollywood Ramón Novarro, 69 anni. Nato José Ramón Gil Samaniego in Messico, era arrivato negli Stati Uniti durante gli anni della Rivoluzione messicana e negli anni Venti era diventato uno dei più grandi divi del cinema muto, promosso anche come rivale latino di Rudolph Valentino.
Scaramouche, Il prigioniero di Zenda, Ben-Hur, Il principe studente e successivamente Mata Hari con Greta Garbo lo trasformano in una delle prime star latinoamericane realmente globali di Hollywood. Una biografia pubblicata dalla University Press of Mississippi lo definisce il primo attore latinoamericano diventato una superstar cinematografica negli Stati Uniti.
La sua vita termina violentemente nella propria casa di Laurel Canyon la notte del 30 ottobre 1968, ucciso durante una rapina da due giovani uomini. Il caso diventerà uno degli omicidi più famosi della vecchia Hollywood e per molti anni finirà quasi per oscurare la dimensione della sua carriera.
Il 30 ottobre 2002 muore a Madrid Juan Antonio Bardem, 80 anni, una delle figure fondamentali del cinema spagnolo durante il franchismo. È figlio degli attori Rafael Bardem e Matilde Muñoz Sampedro, fratello di Pilar Bardem e quindi zio di Javier e Carlos Bardem.
Con Luis García Berlanga scrive Benvenuto, Mr. Marshall! e successivamente dirige film come Morte di un ciclista e Calle Mayor. Treccani lo definisce il “regista della resistenza”: Bardem utilizza drammi personali e storie apparentemente quotidiane per raccontare indirettamente la società soffocata dalla dittatura franchista.
La sua opposizione al regime non rimane soltanto cinematografica. Viene arrestato durante la lavorazione di Calle Mayor e partecipa direttamente alla costruzione di una cultura cinematografica spagnola alternativa al franchismo. Con Berlanga, Carlos Saura e altri contribuisce inoltre alla società UNINCI, che riporterà Luis Buñuel in Spagna per realizzare Viridiana.
Il 30 ottobre 2025, esattamente un anno prima della data di questo Almanacco, muore a 90 anni Peter Watkins, uno dei cineasti più radicali nella storia del falso documentario e del cinema politico britannico.
Con Culloden ricostruisce una battaglia del 1746 come se una troupe televisiva contemporanea fosse presente sul campo. Con The War Game applica lo stesso linguaggio a un ipotetico attacco nucleare sulla Gran Bretagna: la BBC giudica il risultato troppo sconvolgente e ne blocca la trasmissione televisiva, ma il film finirà per vincere l’Oscar. Successivamente arrivano Punishment Park, Edvard Munch e il gigantesco La Commune (Paris, 1871).
Watkins trascorre gran parte della propria carriera mettendo in discussione il linguaggio dell’informazione e il modo in cui televisione e cinema costruiscono una versione apparentemente naturale della realtà.
Ed è difficile non notare che muore proprio il 30 ottobre, la data in cui ottantasette anni prima Orson Welles aveva dimostrato con La guerra dei mondi quanto sottile potesse diventare la frontiera tra linguaggio dei media e percezione del vero.
La frase del giorno
“Cerco di capire chi sono facendo film”.
Louis Malle, intervistato da Jacques Chancel nel 1972.
Forse è anche il modo più semplice per spiegare una filmografia che ha continuato a cambiare genere, Paese e linguaggio invece di trasformarsi in una formula.