Andrew Garfield parla di The Uprising, Robin Hood, Jesse Eisenberg e Artificial in una nuova intervista per the Hollywood Reporter.
Andrew Garfield torna a parlare di The Uprising, il nuovo film diretto da Paul Greengrass, in arrivo nei cinema il 10 settembre.
L’attore britannico è stato intervistato da The Hollywood Reporter e ha raccontato il rapporto tra il suo personaggio e la figura di Robin Hood, soffermandosi anche sulla rabbia sociale al centro del film, sulla decisione di Jesse Eisenberg di non tornare in The Social Reckoning e sul suo prossimo ruolo in Artificial.
Andrew Garfield e il mistero di Robin Hood in The Uprising
Ambientato nel 1381, The Uprising racconta la Rivolta dei contadini attraverso la storia del Ploughman, un contadino interpretato da Garfield che si unisce a Wat Tyler e John Ball nella ribellione contro le pesanti tasse imposte alla popolazione inglese.
Il film ha recentemente fatto discutere per una curiosa campagna di marketing che sembrava presentarlo come una sorta di film segreto su Robin Hood. Il titolo era apparso come The Uprising: The Rise of Robin Hood, prima che fosse chiarito che si trattava semplicemente di uno slogan.
Garfield, però, non ha seguito particolarmente la vicenda. L’attore ha infatti raccontato di essere lontano dai social da tre settimane:
“Il pasticcio del marketing mi è passato un po’ sopra la testa, ma mi fido molto di Focus. Mi fido di Paul. Mi fido di questo film e del fatto che riuscirà a trovare le persone che deve trovare”.
Secondo Garfield, Robin Hood non deve essere considerato un vero e proprio personaggio all’interno del film, ma piuttosto un archetipo che emerge dalla storia.
“L’aspetto legato a Robin Hood è più un’energia e un archetipo che emergono all’interno della nostra storia”, ha spiegato l’attore.
La figura del fuorilegge rappresenta infatti quella ribellione che nasce quando le persone comuni si sentono private del proprio potere e della dignità di vivere la propria vita.
La rabbia del Ploughman
Uno degli aspetti più intensi di The Uprising è la rabbia del protagonista. Per Garfield, questa emozione non appartiene soltanto al personaggio, ma riflette anche una sensazione presente nella società contemporanea.
L’attore ha parlato di una «rabbia universale» che attraversa il mondo di oggi e di una profonda necessità di riconnettersi alla natura, agli altri esseri umani e alla propria identità.
Garfield considera proprio questa connessione una possibile risposta alla crisi contemporanea.
“La soluzione è l’opposto, una strada controintuitiva, cioè andare verso il basso”, ha dichiarato.
Secondo l’attore, bisogna attraversare il dolore e la rabbia invece di cercare continuamente di elevarsi al di sopra dei propri problemi.
È una prospettiva che si lega direttamente al percorso del Ploughman, un uomo progressivamente privato di ogni certezza fino a essere costretto a confrontarsi con la parte più essenziale e istintiva della propria umanità.
Andrew Garfield parla della fede e dei suoi ultimi ruoli
L’intervista ha permesso a Garfield di riflettere anche sui suoi ruoli più recenti e sul rapporto con la fede. L’attore ha ricordato personaggi come Jim Bakker e Jeb Pyre, mettendoli in relazione con le esperienze vissute in Hacksaw Ridge e Silence.
Andrew Garfield ha spiegato di non avere vere e proprie conclusioni sulla fede, definendola una questione estremamente personale. Ciò che continua a cercare, però, è una forma di connessione collettiva.
Secondo l’attore, i sistemi contemporanei non stanno favorendo il senso di appartenenza alla terra e alla vita. Per questo, in un mondo dominato da caos, ansia e paura, diventa necessario trovare un nuovo centro dal quale costruire qualcosa di più autentico.
Garfield non ha ancora visto il nuovo Spider-Man
Durante la conversazione con The Hollywood Reporter, Garfield ha anche parlato del nuovo Spider-Man: Brand New Daycon Tom Holland.
L’attore ha ammesso di non aver ancora visto il film, così come The Odyssey. “Sono l’unica persona al mondo che non ha visto questi film”, ha scherzato.
Garfield ha comunque intenzione di recuperare entrambi i film e di sostenere i suoi amici.
Jesse Eisenberg non tornerà in The Social Reckoning
Andrew Garfield ha poi commentato la decisione del suo ex co-protagonista Jesse Eisenberg di non riprendere il ruolo di Mark Zuckerberg in The Social Reckoning, il nuovo film di Aaron Sorkin collegato a The Social Network.
L’attore non si è detto particolarmente interessato a giudicare la scelta di Eisenberg, sottolineando però quanto fosse perfetto nel ruolo.
“Era assolutamente perfetto in quel personaggio e in quel film”, ha dichiarato Garfield, aggiungendo di considerare Eisenberg una delle menti più brillanti che abbia mai incontrato.
L’attore ha invece espresso grande entusiasmo per il nuovo progetto di Sorkin, citando Jeremy Strong, lo stesso Sorkin e l’intero cast di The Social Reckoning.

Artificial e il futuro dell’intelligenza artificiale
Infine, Andrew Garfield ha parlato di Artificial, il film di Luca Guadagnino nel quale interpreta Sam Altman, CEO di OpenAI.
Alla domanda se l’intelligenza artificiale abbia già reso gli esseri umani obsoleti, Garfield ha risposto con ottimismo. Secondo l’attore, nonostante lo sviluppo dell’AI sia ormai impossibile da ignorare, l’umanità conserva qualcosa che non può essere replicato.
“Credo profondamente nella natura irripetibile dell’anima e dello spirito umano”, ha affermato Garfield.
L’attore ha inoltre sottolineato quanto continui a credere nell’esperienza cinematografica e artistica dal vivo. Per quanto le nuove tecnologie possano offrire strumenti sempre più avanzati, secondo Garfield non potranno sostituire l’esperienza di andare al cinema, a teatro o assistere a un concerto dal vivo.
The Uprising arriverà nei cinema il 10 settembre.