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Nuova aggressione contro Ballal, regista premio Oscar
Il regista palestinese Hamdan Ballal, premiato con l’Oscar per il documentario No Other Land, denuncia di essere stato aggredito nella propria abitazione.
A meno di un anno dal primo episodio di violenza, Ballal racconta dell’attacco avvenuto in casa sua a Susya, nel sud della Cisgiordania occupata, che avrebbe coinvolto anche alcuni membri della sua famiglia.
Secondo quanto riferito in un messaggio diffuso sui social attraverso i canali ufficiali del film e condiviso dal co-regista Basel Adra, l’aggressione sarebbe stata compiuta dallo stesso colono che lo aveva già preso di mira dopo la notte degli Oscar del marzo 2025. Ballal sostiene che quattro suoi parenti due fratelli, un nipote e un cugino, siano stati fermati, mentre uno di loro sarebbe rimasto gravemente ferito e ricoverato in ospedale.
Il regista afferma che, nonostante una recente decisione di un tribunale israeliano avesse stabilito restrizioni di accesso all’area attorno alla sua casa per i non residenti, tali misure non sarebbero state rispettate.
Hamdan Ballal aveva già espresso in passato il contrasto tra il riconoscimento internazionale ricevuto e la situazione quotidiana vissuta dalla sua comunità. In un intervento pubblicato sul New York Times dopo il primo attacco, aveva sottolineato come il successo del film non avesse cambiato le condizioni sul terreno, né ridotto la tensione e le violenze nella zona.
Ballal tra impegno civile e cinematografico
Nel nuovo appello pubblico, il regista ha invitato giornalisti e rappresentanti diplomatici a visitare il villaggio per osservare direttamente l’evoluzione della situazione nell’ultimo anno. Il suo messaggio è stato rilanciato da diverse personalità del mondo dello spettacolo, tra cui Natasha Lyonne e Sepideh Moafi.
No Other Land è stato realizzato da un collettivo israelo-palestinese composto, oltre che da Ballal e Adra, anche dal giornalista israeliano Yuval Abraham e dalla regista Rachel Szor. Il documentario racconta le demolizioni e le tensioni nell’area di Masafer Yatta, mettendo al centro la collaborazione tra attivisti e cineasti delle due comunità.
Dopo l’aggressione del 2025, la vicenda aveva suscitato un acceso dibattito internazionale. L’Academy of Motion Picture Arts and Sciences (AMPAS) era stata criticata per una prima presa di posizione giudicata troppo vaga da numerosi membri. In seguito, oltre 900 professionisti avevano chiesto una condanna più netta delle violenze, spingendo l’organizzazione a chiarire la propria posizione.
Nel corso dell’anno, altri episodi hanno alimentato la tensione nell’area, compresi ostacoli all’accesso della stampa internazionale e atti di violenza che hanno coinvolto attivisti locali legati al progetto cinematografico.
Il caso di Ballal riporta così al centro dell’attenzione il delicato intreccio tra cinema, attivismo e conflitto sul territorio, mostrando come il riconoscimento globale non abbia messo al riparo il regista dalle conseguenze della realtà che il suo film racconta.