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Cineteca Nazionale

I restauri di Quien sabe? e Thaïs, tesori Cineteca Nazionale

Alla Cineteca Nazionale sono stati riportati in vita due film storici della cinematografia italiana, Quien sabe? e Thaïs, restituiti in tutta la loro bellezza.

Durante l’ultima giornata del festival della Cineteca NazionaleCustodi di Sogni, che si è svolta al Centro Sperimentale, sono state restituite, come piccoli omaggi al pubblico, le versioni complete e restaurate degli storici film Quien Sabe?, di Damiano Damiani, e Thaïs, diretto da Anton Giulio Bragaglia nel 1917.

I due minuti mancati di Quien Sabe? alla Cineteca Nazionale

Il primo, un western all’italiana del 1966, che ha come protagonista l’attore Gian Maria Volonté, voleva essere per il regista il racconto di un periodo storico preciso, di una società peculiare, quella post guerra, dove le battaglie esterne sono state portate all’interno, nel subconscio e nella moralità, pronte a esplodere di nuovo.

La pellicola, infatti, è antesignana dei moti del ’68, ma più in generale di quella decade così turbolenta, a tal punto da dare una visione morale del mondo in ogni sua inquadratura.

Un prodotto che, alla fine, fa riflettere, come ha commentato il moderatore dell’incontro Fulvio Baglivi, insieme al figlio dello storico regista Francesco Damiani, il produttore  Massimo VigilarLuigi Lupi.

La lavorazione della Cineteca Nazionale per Quien Sabe?

Il vero e proprio restauro di Quien Sabe? è stato svolto, per questa occasione, in modo congiunto dalla Cineteca Nazionale e dalla Cineteca di Bologna, creando una perfetta catena di montaggio, sapiente e ben oleata, che è stata capace di riportare alla luce ben 2 minuti di girato.

Un minutaggio considerevole per il cinema del tempo, e che equivale a 80 metri di pellicola tagliata, debellata, originariamente, dalla censura a causa di “molteplici frasi sconvenienti”.

L’incriminabilità delle scene

Ambientato nel Messico rivoluzionario, il film dimostra il ruolo assunto dai servizi segreti americani sul territorio, smascherando, inoltre, le responsabilità e gli atti criminosi rivolti al popoli, grazie all’aiuto dello storico sceneggiatore Franco Solinas.

Esemplare è il dialogo, in una delle scene finali, tra un giornalista americano e il generale messicano capo della rivolta, che, commentando a cuore aperto su cosa sia la rivoluzione, arrivano a forti considerazioni.

Il dialogo riportava:

  • G.A.: “La gente sa cos’è la guerra ma non sa cos’è la rivoluzione”
  • G.M.: “È quando il popolo dice basta e inizia a camminare”.
  • G.A.: “Per andare dove?”
  • G.M.: “Non si sa se non comincia a camminare”.

Cineteca Nazionale

Il racconto di Thaïs alla Cineteca Nazionale

Durante l’incontro pomeridiano, invece, è stato proiettato al Cinema Sperimentale, un altro prodotto storico restaurato dalla Cineteca Nazionale, il lungometraggio muto, del 1917, di Anton Giulio Bragaglia Thaïs.

Rappresentato, d’altronde, sotto il nome dell’incontro dedicatogli L’utopia cinematografica di Bragaglia, il film Thaïs, interpretato da due protagoniste russe, l’omonima Thaïs Galitzy e Ileana Leonidoff, è stato proiettato come l’opera avanguardista che era al suo tempo, si muta, ma allo stesso tempo accompagnata da un “arrangiamento” musicale del compositore italiano Guardiano del Faro.

Il luogo “sacro” della proiezione romana

Un film fondamentale, leggendario, un sacro Graal della cinematografia muta.

come lo ha definito il critico cinematografico Alberto Anile, a cui è stato dato il giusto merito in un ambiente ben congeniato, la Villa Strohl-Fern a Villa Borghese (ora sede della scuola francese Chateaubriand), in quanto una delle scenografie principali della pellicola.

Thaïs prodotto congiunto Cineteca Nazionale-Cinémathèque Française

Originariamente intitolato in francese Les Possédées, ovvero Le possedute, in probabile riferimento al titolo del componimento di Dostojevskij I demoni ( per l’appunto Les Possédés in francese), Thaïs è il figlio perfetto della collaborazione “genitoriale” tra Cineteca Nazionale e Cinémathèque Française.

Un parto a lunga gestazione e ben custodito, in quanto derivato dall’unica copia sopravvissuta della pellicola, ritrovata in Francia negli anni ’30.

Il lavoro celato dietro

Purtroppo quello che possiamo vedere di Thaïs è un lavoro incompleto, non definito, poiché hanno potuto recuperare poco dalla pellicola originaria, frammentata e logorata dal tempo.

Un film mosaico –come ha spiegato l’archivista Maria Assunta Pimpinelli per quella che è stata l’attività di restauro– La scelta è stata quella di salvare il salvabile. La copia originale del ’17 con colorazione per imbibizione era ormai molto rovinata.

Ha poi continuato a illustrare la pellicola dicendo:

La base è il lavoro fatto negli anni ’70 in bianco e nero. La grande conquista è che si rivede il film, nelle parti recuperate, così come era stato pensato nel ’17.

Il dualismo del film

Un lavoro mastodontico, ma allo stesso tempo fino, che, contrariamente a quanto ci indica il titolo italiano del prodotto, espone il racconto di due protagoniste ben contraddistinte, una donna bionda e una mora, caratterizzate agli antipodi dall’audacia sconfinata di una e l’estrema timidezza dell’altra.

Due parti della mela che combaciano tra loro, due pezzi di puzzle incastrati in un unico punto, che vanno a simboleggiare, dopotutto, alla dualità femminile.

Trama

La trama racconta la storia di Thaïs, una donna che, dopo essere rimasta vedova da giovane, decide di trasferirsi dalla sua madrepatria Russia nella bella e assolata Italia.

Qui entra in contatto con l’alta società, ma non riesce a farsi apprezzare dalle nobili gentildonne, che la guardano dall’alto al basso, con disapprovazione.

L’unica persona con cui, invece, riesce a stringere una sincera amicizia è Bianca Belincioni Stagno, un’attrice dello spettacolo, realmente esistita (e probabilmente coetanea della stessa Thaïs al di fuori della storia).

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La rilettura di Thaïs alla Cineteca Nazionale

Oltre alla proiezione restaurata della Cineteca Nazionale e quella francese, è doveroso fare riferimento anche al lavoro di ricerca effettuato dalla studentessa magistrale Chiara Trinchese, che ha potuto dare alla pellicola una nuova chiave di volta per la sua lettura cinematografica.

Dunque, osservando bene il nuovo lungometraggio rimodernato, la giovane studentessa ha potuto osservare un dettaglio fondamentale, presente in molteplici inquadrature del film, la rivista Cronache d’attualità, fondata nel 1916 dal cavaliere Emilio DeMedio (della Novissima Film) e illustrata dal poi scenografo della pellicola Enrico Trampolini.

Un esempio di Moda e Arte

La rivista, rinominata dal regista come primo campione di astrattismo scenografico del lungometraggio,  con articoli avanguardisti quali “Quali donne piacciono agli uomini”, viene vista come oggetto di un prodotto di alta moda, moderna, di una femminilità rinnovata, che punta a elevare l’eleganza ideale di una donna.

Infatti, come ha dichiarato la Trinchese:

Nella campagna pubblicitaria delle riviste del tempo, Thaïs viene pubblicizzato sempre ricollegandolo alla moda. A una moda moderna, caratterizzata da una femminilità nuova. Principale rappresentante è proprio l’attrice Thaïs: Thaïs, l’eleganza ideale. Thaïs come primo film di stile. Un film quasi di moda, dove si usa il simbolismo e il decadentismo per portare sullo schermo una donna nuova.

Curiosità del film uscite alla Cineteca Nazionale

Nel corso della proiezione alla Cineteca Nazionale, in sede di presentazione del film, sono uscite numerose curiosità legate al personaggio di Thaïs e antefatti storici sulla famiglia Bragaglia.

Sembrerebbe, difatti, che la protagonista della pellicola storica del 1917 riprende, in qualche modo, la fitta trama della misteriosa contessa russa Maria Tarnowska, la quale, nel 1910, venne citata in giudizio a Venezia per l’omicidio del proprio consorte.

Un processo rinominato, in seguito, l’affare russo, in quanto delineava la donna come una figura misteriosa, impenetrabile nelle sue motivazione e emozioni.

Quella stessa femme fatale che spinse, quasi, Luchino Visconti a produrre un nuovo film, in seguito abbandonato senza alcuna motivazione.

Conclusione

Dunque, tutti noi cineasti amanti della settima Arte dovremmo ringraziare, di questa grande occasione che ci ha offerto, la Cineteca Nazionale, poiché ci ha dato modo di rispolverare uno dei capolavori del nostro cinema nostrano e un lungometraggio avanguardista francese, totalmente fuori dagli schemi in quegli anni, ma ora una perla illuminata della “nuova” donna.