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Il diavolo veste Prada 2, le prime reazioni del pubblico

Il diavolo veste Prada 2, ecco le prime reazioni al film

Il diavolo veste Prada 2 debutta al cinema tra entusiasmo e nostalgia: il ritorno di Miranda Priestly conquista i fan e riaccende la magia della moda.

Stringetevi forte, perché negli Stati Uniti Miranda Priestly è ufficialmente tornata sul grande schermo con Il diavolo veste Prada 2, sequel del fortunatissimo film del 2006. E il pubblico è già in delirio.

Arrivato nelle sale da venerdì, Il diavolo veste Prada 2 ha acceso immediatamente l’entusiasmo dei fan, che sui social stanno celebrando il ritorno dell’iconico universo della moda guidato dalla perfida direttrice interpretata da Meryl Streep.

Il diavolo veste Prada 2, le prime reazioni del pubblico sui social

“Ho appena finito di vedere Il diavolo veste Prada 2 e IL CINEMA È PIÙ VIVO CHE MAI”, scrive un fan del film su X.

Il diavolo veste Prada 2 è il film perfetto dell’estate. Se l’originale ci ha sedotti con l’ambizione ingenua e piena di speranza, questo sequel arriva completamente consapevole di sé: più tagliente, più maturo, avvolto in quel tipo di sicurezza che non si può comprare, ma solo guadagnare”, scrive un altro spettatore.

Gli fa eco un terzo spettatore: “Meryl Streep, Anne Hathaway ed Emily Blunt formano un trio fenomenale e ineguagliabile, e Stanley Tucci, come sempre, è una lezione magistrale di eleganza nel rubare la scena. È BELLISSIMO tornare in questo mondo!”

Qualcuno non nasconde il proprio stupore: Il diavolo veste Prada 2 mi ha sorpreso, non avevo grandi aspettative perché è un sequel, ma in realtà è stata una piacevole sorpresa trovare un film ben sviluppato”.

I commenti di blogger e critici

Le reazioni da parte degli “addetti ai lavori” sono, generalmente, positive e riconoscono l’attualità della storia raccontata in Il diavolo veste Prada 2.

Secondo il blogger Anthony Morris, il film offre un’interessante riflessione sulla crisi del lavoro in ambito media oggi: “Nel 2026, chi aspira ancora a lavorare nei media? La parte più riflessiva di questo sequel, che fa quasi tutto bene senza però fare mai nulla di davvero interessante, è il modo in cui affronta questo problema senza esitazioni. Ritroviamo Andy mentre sta per ricevere un premio per il giornalismo, ma il vero colpo di scena [SPOILER] arriva quando lei e tutti gli altri al suo tavolo vengono licenziati con un messaggio sul telefono”.

È concorde Amy Nicholson del Los Angeles Times: “Trova davvero la propria direzione solo quando riconosce che una storia alla Cenerentola sul successo nel giornalismo non è più credibile. Sono finiti i tempi in cui Miranda Priestly e Nigel Kipling potevano dire con leggerezza al loro facoltoso editore Irv, interpretato da Tibor Feldman, di annullare un servizio fotografico da 300.000 dollari solo perché non all’altezza dei loro standard elevatissimi. Allo stesso modo, la storia di Andy comincia quando un magnate decide di chiudere il giornale per cui lavora, il New York Vanguard, licenziando lei e i suoi colleghi per ottenere una detrazione fiscale da 500 milioni di dollari. Una situazione che farà sicuramente annuire con amarezza i dipendenti di almeno un grande studio di Hollywood”.

Restando sempre in tema lavoro, secondo Bob Chipman Il diavolo veste Prada 2 “dichiara con audacia, ma in modo rassicurante, una nuova fantasia di potere per i Millennial negli anni 2020: riprendersi il lavoro dei propri sogni del 2006, perché non solo puoi tornare a casa, ma solo tu puoi salvare tutti e rimettere le cose a posto”.

Nadine Whitney di The Curb lo trova gradevole ma non abbastanza incisivo: “Un sequel nel complesso piacevole, ma privo di un vero mordente. Ironia della sorte, ricorda più una comoda tuta da casa che l’alta moda”.

Entusiasta, invece, Kate Walsh, che lo definisce “più grande, migliore e riesce a cogliere lo spirito del tempo, mantenendo intatti l’anima, lo stile e l’ironia dell’originale. Come Andy, anche il sequel è più maturo e più saggio”.

All’indomani della prima proiezione negli Stati Uniti, comunque, il film ha ottenuto un dignitosissimo punteggio di 79/100 su Rotten Tomatoes: non male, come inizio.