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Jessie Buckley: “Io e Paul Mescal? Siamo stati la forza vitale l’uno dell’altra”
Jessie Buckley conquista il cinema con Hamnet. E racconta l’intensa lavorazione del film in occasione di un Q&A a North Hollywood.
Jessie Buckley si racconta: tra Hamnet, maternità e il rapporto con Shakespeare
“Quando lavoriamo al cinema o a teatro, ascoltiamo una storia e accogliamo emozioni non dette accanto alle nostre… È per questo che le storie contano”, racconta Jessie Buckley, premio Critics Choice e Globo d’oro, oggi candidata all’Oscar come Migliore attrice protagonista per Hamnet.
In occasione di un Q&A dopo una proiezione di Hamnet, Buckley è intervenuta in un teatro di North Hollywood e si è confrontata con il pubblico raccontando diversi aneddoti sulle riprese del film.
In Hamnet, Buckley interpreta Agnes, donna spirituale e madre di un figlio tragicamente scomparso. L’attrice ha parlato così della scena finale del film: “Non so perché quel grido sia venuto fuori. Non era nel copione. È successo perché amavo quel bambino e avevo vissuto un enorme viaggio con lui e con Paul (Paul Mescal, ndr) e con l’idea della maternità”.
Sul legame con Paul Mescal
Il legame con Paul Mescal si è consolidato anche fuori dal set. “Una sera mi disse: ‘Jessie, tu sei come il fuoco e io ti terrò’. Io pensai: ‘Ma va là! Buona fortuna.’ Ride. ‘Ma quello che intendeva era che avrei contenuto il tuo fuoco. E così abbiamo fatto: siamo stati la forza vitale l’uno dell’altra”.
Il processo creativo di Jessie Buckley
Il processo creativo di Jessie Buckley è intimamente legato alla quotidianità: scrive liberamente sul personaggio e sulla vita, trova ispirazione nella musica e nella semplicità della sua casa nel XVI secolo in campagna inglese. Così Buckley: “Tutto ciò che non serve scivola via. Sono allergica a ciò che non è reale, perché nella mia vita ho qualcosa di reale”.
La passione di Buckley per il teatro e la musica è stata cruciale sin dall’inizio della carriera. Da giovanissima partecipò a I’d Do Anything, reality BBC, e poi frequentò corsi di Shakespeare alla RADA. “Ho scoperto me stessa come attrice attraverso il teatro di Shakespeare”, racconta. Uno dei suoi primi lavori di attrice fu al Globe Theater nella stagione estiva, quando interpretò il ruolo di Miranda in La tempesta.
L’incontro con Chloé Zhao
Buckley non aveva letto il libro di Maggie O’Farrell dal quale è stato tratto il film quando incontrò per la prima volta la regista Chloé Zhao. “Ero al Telluride Film Festival. Ero lì con Women Talking e stavamo facendo un’altra foto di gruppo. Improvvisamente vidi Chloé che mi salutava. Io pensai: ‘Io? Cosa?’ E lei corse verso di me”.
Una settimana dopo si incontrarono per colazione. “Non sapevo ancora nulla di Hamnet e parlavamo di maternità e morte, discutevamo intorno all’argomento. Quando andai via, il mio agente mi disse: ‘Si tratta di questo libro chiamato Hamnet’. Lo presi e lo lessi in una notte. Non riuscivo a dormire finché non lo avevo finito. E da lì è iniziato tutto, creando il film insieme”.
Nei confronti della regista ha ribadito ancora una volta la propria stima: “L’ho sempre ammirata in molti modi, non solo per i suoi straordinari film che mi hanno davvero tolto il fiato. Quando li guardi, pensi: ‘È qualcosa di unico, un’espressione così profonda dell’anima di qualcuno’. L’ho vista anche nel mondo reale, come donna. Ho un ricordo chiaro di lei agli Oscar quando vinse con Nomadland, con le sue scarpe da ginnastica bianche, quel vestito e quel volto così presente.”
Attraverso la frequentazione con Zhao, Buckley ha creato un’alchimia, un’atmosfera magica che ha influito molto sulla riuscita del film.
Una casa elisabettiana
Un ruolo fondamentale lo ha avuto anche la casa dell’attrice, una dimora del XV secolo in perfetto stile shakespeariano. Una casa che la sua proprietaria descrive così: “Mi aiuta in ogni lavoro, perché torno a qualcosa di molto semplice. Anche adesso, quando torno lì, sono a zero. Ho pantaloni da tuta divorati dalle tarme, una vecchia vasca, accendo il fuoco.
Non abbiamo TV. Cucino. Faccio le cose più semplici e devo staccare. Non sono attrice di metodo. Mi piace solo mescolare delicatamente la zuppa… e chi sa cos’è il metodo, comunque! Ognuno ha il suo metodo, io mi immergo e basta, ma sono anche umana, con mio marito, con mia figlia, cucino, non mi preoccupo. Non potrei sostenere quello che faccio se non avessi un posto dove tornare e sentirmi completamente umana”.
E forse è proprio questa semplicità, questa costante immersione nell’antico, a rendere Jessie Buckley una protagonista così convincente per Hamnet.