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Un semplice incidente: arrestato in Iran lo sceneggiatore
Mehdi Mahmoudian, co-sceneggiatore di Un semplice incidente, è stato arrestato in Iran per aver firmato una dichiarazione contro il leader supremo Ali Khameni.
La casa di produzione statunitense Neon ha dichiarato che Mahmoudian è stato arrestato insieme ad altri due firmatari, Vida Rabbani e Abdullah Momeni. Anche il regista Jafar Panahi, ora fuori dal paese per promuovere Un semplice incidente, ha firmato la lettera. Tra i firmatari anche Mohammad Rasoulof, regista, in esilio in Germania, candidato all’Oscar 2025 con Il seme del fico sacro (2025).
Un semplice incidente: un film nato in carcere

I firmatari accusano Khameni di aver autorizzato “l’uccisione di massa e sistematica di cittadini”. Durante la repressione delle proteste governative all’inizio di questo mese. Il governo iraniano ha riconosciuto più di 3.000 morti. Ma le stime delle organizzazioni per i diritti umani parlano di decine di migliaia.
Il regista Panahi, che ha realizzato Un semplice incidente dopo essere uscito dalla prigionia, ha raccontato di aver conosciuto Mahmoudian proprio in carcere. Il film ha vinto la Palma d’Oro a Cannes 2025 ed è candidato a due premi Oscar 2026: migliore sceneggiatura originale e miglior film internazionale. Segue la storia di un ex prigioniero politico iraniano, che medita vedetta contro il suo torturatore.
Il regista, dopo l’arresto, ha affermato:
Ho incontrato Mehdi Mahmoudian in prigione. Subito, si è distinto, non solo per l’atteggiamento calmo e la sua condotta gentile, ma anche per un raro senso di responsabilità verso gli altri. Ogni volta che arrivava un nuovo detenuto, Mehdi cercava di fornirgli i beni di prima necessità. E, cosa più importante, di rassicurarlo. Divenne un pilastro silenzioso all’interno del carcere. Una persona di cui i detenuti di ogni credo e provenienza si fidavano e confidavano.
Poi, il regista, ha ricordato:
Durante le riprese di Un semplice incidente, abbiamo girato la sequenza di 13 minuti in cui l’interrogatore viene legato a un albero una notte, dal tramonto all’alba. Ma non è andata bene. La notte seguente, portai Mehdi sul set per aiutarci. Sfruttando la sua conoscenza degli interrogatori e i dettagli che ci servivano per essere precisi. Quella notte, col suo aiuto, riuscimmo finalmente a catturare la scena. Mahmoudian non è solo un attivista per i diritti umani. È un testimone, un ascoltatore e una rara presenza morale. Una presenza la cui assenza si percepisce immediatamente, sia all’interno che all’esterno delle mura del carcere”.
La lettera di condanna a Khameni
Anche nei confronti di Phanai c’è un mandato di arresto del governo iraniano, che lo ha condannato, in contumacia, a un anno di carcere e a due anni di stop dal lavoro. Il regista ha affermato che dopo la fine della promozione di Un semplice incidente tornerà in Iran per affrontare il processo e difendersi.
Di seguito la lettera firmata dagli attivisti contro il governo iraniano:
Khamenei è responsabile di questi tempi orribili in Iran.
Onorevole, coraggioso e addolorato popolo iraniano,
L’uccisione di massa e sistematica di cittadini che coraggiosamente sono scesi in piazza per porre fine a un regime illegittimo costituisce un crimine di stato organizzato contro l’umanità. L’uso di munizioni vere contro i civili, l’uccisione di decine di migliaia di persone, l’arresto e la persecuzione di altre decine di migliaia, l’aggressione ai feriti, l’ostruzione delle cure mediche e l’uccisione di manifestanti feriti non costituiscono altro che un attentato alla sicurezza nazionale dell’Iran e un tradimento del Paese.
La responsabilità principale di queste atrocità ricade su Ali Khamenei, il leader della Repubblica Islamica, e sulla struttura repressiva del regime. Questo apparato autoritario ha fatto affidamento su uccisioni di massa per garantire la propria sopravvivenza, ignorando i diritti fondamentali e inalienabili dei cittadini, incluso il diritto fondamentale a ricercare un cambiamento nel sistema politico. L’etichettatura sistematica dei manifestanti come “sedizioneri”, “rivoltosi”, “vandali” o “terroristi affiliati ai nemici” è un tentativo deliberato di negare al popolo iraniano il suo diritto fondamentale all’autodeterminazione.
