Nightborn, la recensione in anteprima su Almanacco Cinema

Nightborn, l’incubo della maternità nel folklore finlandese

Nightborn affronta la depressione post partum mettendo insieme psicologia e folklore finlandese; il risultato è un film piacevole ma carente in alcuni punti.

Presentato alla Berlinale 2026, Nightborn è il secondo lungometraggio di , il primo recitato in lingua inglese. Ancora una volta la regista finlandese torna a riflettere sul rapporto fra madre e figlio, come aveva fatto in Hatching – La forma del male, ma questa volta i temi affrontati sono quelli della depressione post partum e della difficoltà di creare un legame con il proprio figlio. Per farlo sceglie una ottima Seidi Haarla affiancata da Rupert Grint, il Ron Weasley della ormai “vecchia” saga cinematografica di Harry Potter che sembra essersi scrollato di dosso l’ombra di un personaggio così iconico.

Il film è stato distribuito in streaming a partire dal 31 luglio su Shudder negli USA, in Canada, Australia e Nuova Zelanda, mentre in Italia la sua uscita non è ancora stata annunciata. Questa la nostra recensione in anteprima.

Nightborn, la trama

Con il sogno di creare una famiglia, Saga (Seidi Haarla) e suo marito Jon (Rupert Grint) si trasferiscono nella vecchia casa d’infanzia della donna. L’abitazione, una fatiscente struttura dispersa nelle foreste finlandesi, sarà il nido nel quale la coppia inizierà un nuovo capitolo della loro vita come genitori. Ben presto, però, Saga inizierà a notare dei dettagli inquietanti sul loro neonato figlio, generando un clima di forte tensione nella relazione con suo marito.

L’immaginazione come arma narrativa

Fin dai primi minuti lo spettatore è in grado di capire che nella foresta che circonda l’abitazione ci sia qualcosa di strano, ed il film procede lentamente nel costruire la tensione in maniera crescente fin dalle prime inquadrature. Il risultato è piuttosto convincente, anche grazie ad un ottimo comparto sonoro unito ad un interessante uso del non visto. Bergholm lavora per sottrazione: il volto del bambino non ci viene mai mostrato, con inquadrature che lo riprendono di spalle o nelle quali l’utilizzo delle luci ne nasconde i lineamenti rendendolo soltanto una sagoma.

Allo spettatore non rimane che ricostruire ciò che sta accadendo tramite effetti sonori che fanno trasparire la violenza della scena ma che costringono l’immaginazione a riempire quei vuoti visivi. Anche grazie a questo espediente, il film è in grado di restituire il senso di paura e profonda repulsione che Saga prova nei confronti del suo bambino.

Nightborn, la recensione

Una narratrice inaffidabile?

Tutta la vicenda ci viene presentata dal punto di vista della donna, e per buona parte del film non siamo in grado di stabilire se ciò che viene mostrato sia reale o soltanto una distorsione della realtà causata da una depressione post partum. La risposta a questo dubbio arriva tramite alcuni segnali inequivocabili, ma il film riesce ad insinuare il dubbio nello spettatore tramite i personaggi che ruotano attorno alla vicenda.

Saga è l’unica a rendersi conto che nel piccolo ci sia qualcosa che non va. Tutti, suo marito compreso, dubitano delle sue parole a tal punto da crederla pazza. Jon, da marito amorevole, presto si trasforma in una figura negativa; addossa alla donna le stranezze del figlio, è facilmente irascibile e smette di supportarla per diventare a tutti gli effetti un antagonista. Lo stesso vale per la famiglia della donna, che non fa altro che mettere in luce i suoi difetti additandola come debole, egoista e poco adatta al ruolo di madre.

nightborn scena

Nightborn, conclusioni

Con Nightborn la Bergholm riesce a confezionare un prodotto riuscito, un horror che affonda le sue radici nel folklore finlandese e nella difficoltà della creazione del rapporto madre-figlio. Tuttavia alcune sequenze appaiono piuttosto ripetitive, con il bambino che manifesta qualche strano comportamento, la madre che prova a parlarne con qualcuno per sentirsi dire che sia tutto nella sua testa. Insomma, una struttura che alla lunga risulta un po’ stancante e priva di veri e propri guizzi – al netto di una tensione che riesce a tenere alta l’attenzione.

Un altro elemento che penalizza inevitabilmente la pellicola è la mancanza di contesto. Tutto ciò che riguarda il folklore finlandese è un po’ dato per scontato, senza una vera e propria spiegazione di ciò che sta accadendo. Sia chiaro, non è sempre necessario illustrare ogni cosa nel dettaglio, ma in questo caso allo spettatore mancano anche le basi sulle quali poter poi fare le proprie speculazioni.

Insomma, un film dall’elevato potenziale che non sembra essere stato sfruttato a dovere. Resta una visione piacevole ed un’interessante interpretazione del tema, forse proprio per questo si sarebbe potuto fare qualche passo in più.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.3
★★★