Skip to content Skip to footer
Buster Keaton

Film di Samuel Beckett: l’impossibilità della fuga

Film (1964) è un cortometraggio di 22 minuti diretto da Alan Schneider e sceneggiato da Samuel Beckett, che vede come protagonista Buster Keaton.

Film

Film, lavoro cinematografico scritto da Samuel Beckett e interpretato da Buster Keaton, è un’opera radicale che porta all’esasperazione alcune ossessioni: lo sguardo, il tempo, la coscienza e l’impossibilità di sottrarsi alla propria esistenza. La pellicola costruisce un’esperienza percettiva più che narrativa, in cui il movimento non conduce mai a una meta, ma si ripete in modo circolare e inesorabile. 

Il tempo non è lineare né progressivo. Non c’è uno sviluppo né una trasformazione: il tempo scorre come un meccanismo cieco, che non promette salvezza né conclusione. L’erranza ossessiva del protagonista nel film restituisce l’idea di un’esistenza condannata alla ripetizione. È un tempo che non consuma, ma insiste; che non porta verso una fine, ma costringe a restare. 

Il tema dell’ineluttabilità non riguarda solamente il tempo o il destino dell’azione, ma la condizione stessa dell’esistere. Ogni gesto avviene perché deve avvenire, non per scelta ma per necessità. La pellicola suggerisce che l’esistenza non è una possibilità, bensì un dato irrevocabile, una condanna silenziosa che si rinnova ogni istante. 

Buster Keaton

In Film, il personaggio interpretato da Buster Keaton tenta disperatamente di fuggire da ogni minimo sguardo: chiude le tende, copre gli specchi, evita animali e persone. Se fuggire dallo sguardo altrui sembra possibile, ciò che resta irriducibile è lo sguardo su di sé. L’occhio che lo insegue non è solo esterno, ma interiore: è la coscienza stessa, da cui non esiste riparo. 

Il soggetto è intrappolato in una condizione da cui non può sottrarsi: il protagonista si muove incessantemente senza mai sfuggire davvero. Beckett mette in scena un paradosso crudele quanto vero: il desiderio di annullamento totale è comprensibile, persino necessario, ma inevitabilmente destinato al fallimento. Non si può smettere di essere visti perché non si può smettere di essere.

La scelta di Buster Keaton calza a pennello con i temi trattati nel film. Il suo volto, segnato da una comicità muta ormai svuotata di leggerezza, diventa il luogo di una tragedia silenziosa. Beckett priva Keaton del lato comico per restituire l’aspetto di un umano fragile: un uomo che tenta di sottrarsi al mondo e a se stesso, senza riuscirci. La fuga diventa così una condizione permanente. 

La fuga

Il silenzio che attraversa Film è una scelta radicale. Beckett sottrae ogni elemento che possa offrire conforto allo spettatore: non ci sono dialoghi o spiegazioni di nessun genere. Ciò che resta è un corpo che tenta di sottrarsi allo sguardo e un occhio che insiste nel guardare. Questa sottrazione ci porta a pensare che l’essere umano non è più un personaggio, ma una presenza esposta anche contro la propria volontà, vulnerabile e costretta ad esistere. 

Il fallimento quindi, non è l’esito dell’azione ma la sua condizione originaria. Il tentativo di fuga è destinato a fallire fin dall’inizio, perché ciò da cui si cerca di scappare non è il mondo esterno, ma se stessi: il protagonista, come tutti noi esseri umani, tenta di fuggire da sé. Beckett non offre alternative, né vie di uscita: il suo cinema, come il suo teatro, mette in scena un’umanità che continua a muoversi pur sapendo che ogni gesto è insufficiente. 

Film si configura come una riflessione radicale sull’impossibilità di sottrarsi all’esistenza. Beckett mette in scena un tempo che non conduce a nulla e un movimento che non salva, trasformando l’azione in una forma di resistenza minima, quasi automatica. La fuga tentata dal protagonista non è mai davvero rivolta verso l’esterno, tenta di fuggire da se stesso, e dallo sguardo che tenta di definirlo e lo condanna a esserci. 

L’opera rifiuta ogni tipo di consolazione narrativa o simbolica: non c’è soluzione, ma solo la persistenza di un corpo che continua a muoversi pur sapendo l’inutilità del gesto. Film non chiede di essere compreso, ma attraversato, come un’esperienza che costringe lo spettatore a confrontarsi con la stessa domanda che perseguita il protagonista: se sia davvero possibile smettere di essere visti, e dunque di esistere.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨