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Fiori d’acciaio, la recensione su Almanacco Cinema
Ancora per qualche giorno sarà disponibile su Prime Video Fiori d’acciaio, piccola perla tutta al femminile che vi consigliamo di recuperare.
Nel 1989, Herbert Ross, che aveva già diretto il cult Footloose, decide di portare sul grande schermo il dramma teatrale Fiori d’acciaio. A scrivere la drammaturgia, e a curare anche la sceneggiatura cinematografica, è Robert Harling, autore americano che prende spunto dalla sua storia personale.
Lo spettacolo teatrale, che debutta Off Broadway nel 1987, diventa un grande successo e, in pochi mesi, il testo viene messo in scena anche all’estero. In bilico tra il dramma e la commedia (attraversando entrambi fino in fondo) Harling racconta la storia di un’amicizia femminile. Donne diverse alle prese con le gioie e i dolori della vita, resilienti grazie soprattutto al legame che le unisce.
Herbert Ross, per la sua versione cinematografica di Fiori d’acciaio, sceglie cinque fuoriclasse del cinema e una Julia Roberts alle prime armi ma già centrata. Nel cast, infatti, Sally Field, Olympia Dukakis, Dolly Parton, Daryl Hannahe una brillante Shirley MacLaine.
Fiori d’acciaio, la trama
In una piccola cittadina della Louisiana la giovane Shelby (Julia Roberts) si prepara alle nozze con Jackson. Con lei sua madre, Mary Lynn, e il suo eterogeneo gruppo di amiche. Ci sono la timida e religiosa Annelle, appena trasferitasi in città, la sarcastica vedova Clairee, l’esplosiva Ouiser, e Trudy che gestisce un salone di bellezza. È proprio all’interno di questo spazio, a esclusivo appannaggio del genere femminile, che le donne condividono la loro vita, chiacchiere, sogni, paure e delusioni.
Shelby è affetta da una forma grave di diabete di cui tutti sono a conoscenza, che le precluderebbe alcune esperienze, tra cui quella di generare un figlio. Quando la giovane, nel corso della festa di Natale, annuncia di essere incinta Mary Lynn sprofonda nello sconforto. Lo stress fisico della gravidanza potrebbe costare a Shelby la vita. Saranno le amiche di sempre a sostenerla in un percorso impervio e inevitabile, non privo però di bellezza.
Essere madri
Il film affronta la maternità da due punti di vista, quello di Shelby e quello di Mary Lynn. Il rapporto madre-figlia tra i personaggi di Julia Roberts e Sally Field rappresenta il filo più intenso di Fiori d’acciaio. Shelby vuole diventare madre a tutti costi. Ma non madre e basta, vuole essere madre biologica, per dimostrare che quel corpo, che l’ha fatta così soffrire, è capace di dare vita a un figlio. Per questo bambino, che infatti nascerà, è disposta a tutto, anche a mettere in pericolo sé stessa.
Shelby è adulta, legittimata a decidere della sua vita, ma rimane figlia agli occhi di Mary Lynn. Non una figlia “qualunque”, ma una figlia dalla salute fragile, che spesso la donna deve rianimare da attacchi di iperinsulinemia. Una madre forte, coraggiosa ma che, pur volendo la felicità di sua figlia, non è disposta a perderla. La vuole felice sì, ma, per un egoismo umano, materno e comprensibile, prima di tutto la vuole con sé più a lungo possibile.

La scena in cui Shelby annuncia alla madre la gravidanza esplicita la complessità della situazione. La conversazione tra le due donne è carica di dolore. Da un lato Mary Lynn accoglie la notizia come una pugnalata, dall’altro la sua freddezza ferisce Shelby che, nonostante tutto, ha bisogno del supporto di sua madre. Entrambe trincerate nel sentimento materno, generativo per Shelby, protettivo per la madre, sono incapaci, almeno all’inizio, di comprendere a cuore aperto le ragioni dell’altra.
L’amicizia come rimedio ultimo
Cosa ci può salvare quando le cose si mettono male e noi non possiamo fare niente per evitarlo? La sceneggiatura di Robert Harling risponde nell’immediato a questa domanda. Dopo l’intima confessione alla madre, Shelby, durante il party natalizio dove è presente tutto il vicinato, annuncia pubblicamente la sua gravidanza.
Le amiche si riuniscono intorno a Mary Lynn per festeggiare, ma scoprono ben presto le ragioni del suo mancato entusiasmo. Dopo i primi secondi di evidente sconforto, le donne riescono a trovare parole di comprensione, di fiducia e anche di entusiasmo, in fondo, per una nuova vita che sta arrivando. Uniscono così le loro mani su quelle di Mary Lynn, in un’immagine didascalica ma di grande forza. La donna osserva, un po’ titubante, i volti di queste signore pieni di conforto e cede con coraggio alla speranza.
Da qui in poi sarà evidente chi sono questi “fiori d’acciaio” che il titolo preannuncia. In inglese è Steel Magnolias con un riferimento più specifico alla magnolia, fiore tipico della Louisiana. Queste donne, così diverse, per età, carattere, e stile di vita, costituiscono una vera e propria rete di soccorso. La sceneggiatura, bellissima in questo senso, dimostrerà sul finale che non c’è dolore che un gruppo di donne, argute e premurose, non sia in grado di alleviare.
La sceneggiatura di Fiori d’acciaio
Dal punto di vista della scrittura il punto di forza di Fiori d’acciaio è la sua capacità di fondere dramma e commedia. È un aspetto comune a molte sceneggiature di successo, ma in questo caso si gioca con sentimenti ad alta temperatura.
Il tema della malattia e le sue conseguenze sono trattati con delicatezza e con il giusto pathos. È sicuramente un film da guardare se avete bisogno, o semplicemente voglia, di piangere. Tuttavia, pur non essendo un film leggero in senso stretto, il lato brillante della sceneggiatura è preponderante per gran parte del film.
La derivazione teatrale del testo è evidente. Fiori d’acciaio è un film in cui la parola prende il sopravvento sulle immagini. Si tratta, però, di una parola brillante, intelligente, genuinamente divertente, e ricca di citazioni estraibili dal contesto.
Infine, merita una considerazione la scrittura dei personaggi di Clairee e Ouiser. Le due donne, le più anziane del gruppo, hanno la relazione più intrigante del film. Come nella più classica delle romcom le due sembrano detestarsi, si stuzzicano continuamente, ma l’affetto che le lega è di disarmante sincerità. Olympia Dukakis e Shirley MacLaine sono perfette nel mettere in scena quest’amicizia fatta di estrema confidenza, di spallate rissose ma anche di tenerezza.
Il cast di Fiori d’acciaio
Il cast femminile è, senza dubbio, uno dei motivi per cui guardare Fiori d’acciaio. Herbert Ross riunisce alcune delle artiste più talentuose di quegli anni e ci regala il privilegio di vederle lavorare insieme. Julia Roberts, che non era ancora esplosa con Pretty Woman, dimostra, con un ruolo particolarmente drammatico, di avere stoffa.

Dolly Parton, qui in veste di attrice, ben incarna con la sua corporeità e la sua immagine pubblica, la saggia leggerezza del personaggio di Trudy. Una donna paziente, per cui l’estetica non è tanto vanità quanto un modo di prendersi cura di altre donne. Poi ci sono le già citate Olympia Dukakis e Shirley MacLaine, l’inconsapevole comicità di Daryl Hannah e, su tutte, Sally Field.
L’attrice, che vivrà negli anni successivi una fase di grandi successi (Mrs. Doubtfire, Soapdish, Forrest Gump), con Fiori d’acciaio offre al pubblico un’interpretazione generosa e commovente. Pur sfruttando la comicità che la contraddistingue, è nei momenti più drammatici che emerge con maggiore intensità.
In conclusione
Herbert Ross con Fiori d’acciaio ci porta all’interno di un gineceo, fatto di cotonature, smalti, ma soprattutto di sentimenti veri. Al di là dello sguardo sulla maternità, a farla da padrona è l’amicizia, quella vera, salvifica, in grado di riportarti a galla da qualsiasi abisso della vita.
Si tratta di un film che scalda, commuove davvero e diverte. D’altronde come dice il personaggio di Dolly Parton “ridere tra le lacrime è la mia emozione preferita”. E in questo aspetto, forse, è la vera poesia del film, e in particolare in quella scena, che arriva quasi sul finale, che da sola vale la visione di tutta l’opera.
Fiori d’acciaio è disponibile gratuitamente in abbonamento con Prime Video ancora per qualche giorno, e su Tim Vision. Noi di Almanacco Cinema vi consigliamo di recuperarlo.
