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Il falsario: il costo della libertà
Il Falsario di Stefano Lodovichi con Pietro Castellito arriva su Netflix e ci racconta la storia falsamente ispirata di Antonio Chichiarelli.
Un artista, un prete e un operaio partono per Roma, sembra una barzelletta ma invece è l’inizio di un sogno che presto si scontrerà con una Roma dai toni Noir governata dalla banda della Magliana, le brigate rosse e la politica corrotta.
La pellicola si ispira falsamente alla storia di Antonio Chichiarelli, celebre falsario, e si snoda tra la Roma criminale di fine anni ’70 e inizio anni ’80. Il protagonista Toni Chicchiarelli, interpretato da Pietro Castellitto, è un artista o un falsario, il confine tra i due mondi è davvero minimo, il cui vero talento è quello di riprodurre opere d’arte con incredibile precisione. Quest’abilità lo catapulta al centro di un mondo criminale, dove legge morale e necessità comandano quegli anni.
Quanto costa la libertà?
Il film si apre con un omicidio, che sembra essere quello del protagonista, per poi ripercorrere gli anni precedenti che ci hanno portato a quel punto. La voce del protagonista ci accompagna con un voice over per tutta la pellicola, portandoci non solo nella sua storia, ma anche nella sua mente per cercare di avvicinarci a lui. L’unica cosa che Toni voleva per tutta la vita era essere libero, ma quanto costa cara questa libertà?
Sono gli anni delle Brigate Rosse, del rapimento di Moro, di una Roma dove comanda la banda della Magliana, di una Capitale dove la morale sembra non importare più a nessuno. Insomma, Lodovichi riapre un capitolo della storia italiana che forse non si è mai chiuso veramente, una ferita ancora aperta che ormai molti si dilettano a raccontare. Il falsario si inserisce in una scia di film dove al comando c’è Bellocchio con il suo immenso Esterno Notte, quelle pellicole che vogliono raccontare una verità ma che infondo nessuno sa davvero dove sia questa fantomatica verità.
Lodovichi dichiara che la pellicola è falsamente ispirata alla storia vera, infatti predilige una narrativa che mette al centro l’Io del personaggio piuttosto che attenersi ai fatti storici realmente accaduti. Ma della vera storia ci interessa poco, la pellicola ci porta a voler vedere fin dove è disposto ad arrivare il protagonista, chi è disposto a perdere. Il Falsario si struttura come un vero e proprio ritratto del protagonista, ma che ci sembra essere il riflesso della Roma di quegli anni.
Un noir italiano
Senza ombra di dubbio il Falsario a volte perdere d’intensità narrativa, si concentra sul ritratto di Toni ma vuole anche raccontare degli avvenimenti storici che hanno segnato la nostra storia e a volte questi due filoni narrativi finiscono per scontrarsi, privilegiando il lato biografico a quello storico. Nonostante ciò, la pellicola è un ottimo noir italiano che si inserisce in uno dei filoni cinematografici che hanno segnato la storia del cinema italiano. A partire dai film di Petri e di Pontecorvo, che utilizzavano i loro film per analizzare il potere fino ad arrivare a un Bellocchio che analizza e racconta la nostra storia, con particolare riferimento al rapimento di Aldo Moro, dagli anni ’60 con La Cina è vicina fino ad arrivare a Esterno Notte e alla serie, di cui ormai è vicinissima l’uscita, Portobello.
Le ambientazioni in cui si muove la pellicola sono convincenti, Roma è buia e fa paura, la criminalità e la corruzione governano. Nessuno si può salvare, neanche un prete. L’interpretazione di Castellitto è ottima, si trova perfettamente a suo agio nel ruolo e riesce a dare spessore alla figura di Toni. Al suo fianco troviamo Giulia Michelini, nel ruolo di Donata la moglie di Toni, sicuramente lei non è nuova alle ambientazioni criminali, basti pensare a Squadra Antimafia, questa volta però ci racconta un ruolo più intimo, è la prima a scoprire il talento di Toni e l’unica ad amarlo. Ma il cast continua a riempirsi di grandi nomi come Edoardo Pesce, Claudio SantaMaria e Aurora Giovinazzo.
La regia funziona, Lodovichi gioca con la cinematografia contemporanea, prendendo d’esempio i maestri del cinema italiano. Tuttavia la necessità di equilibrare storia personale e Storia collettiva a volte si perde in un senso di superficialità.
In conclusione
Il Falsario è un film ambizioso e godibile, che prova a unire la grande tradizione del noir italiano con una storia vera di ingegno criminale. Pur con alcune debolezze stilistiche e narrative, resta un’opera interessante e capace di stimolare il pubblico alla riflessione su temi come identità, inganno e sopravvivenza.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3
★★★★★