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L’esorcista, un cult movie horror senza tempo
L’esorcista di William Friedkin: il primo film sulla possessione demoniaca che ha ispirato numerose pellicole del genere horror.
L’esorcista debuttò nelle sale cinematografiche nel 1973 con la regia di William Friedkin e la sceneggiatura di William Peter Blatty, autore dell’omonimo romanzo. Nonostante i problemi di censura (le immagini e i contenuti erano davvero sconvolgenti per l’epoca) la pellicola ottenne un grande successo.
Negli anni seguenti vennero girati due sequel: L’esorcista II ‒ L’eretico (1977) diretto da John Boorman e L’esorcista III (1990), diretto dallo stesso Blatty.

Purtroppo, entrambi i film furono accolti negativamente dal pubblico e dalla critica, soprattutto “L’esorcista II: L’eretico, considerato uno dei peggiori sequel mai realizzati. Nel 2000 uscì anche una versione integrale dell’originale (Director’s Cut), con circa undici minuti di scene inedite, più esplicite e disturbantiti, e la trama maggiormente approfondita.

L’esorcista, la trama
Nel nord dell’Iraq, il ritrovamento di una statuetta raffigurante il demone Pazuzu, portatrice di cattivi presagi, induce l’archeologo e Padre Lankester Merrin (Max von Sydow) a ritornare negli Stati Uniti. Intanto, a Georgetown, la dodicenne Regan (Linda Denise Blair) mostra segni di squilibrio dopo aver giocato con la tavola ouija .
La madre Chris MacNeil (Ellen Burstyn), una famosa attrice cinematografica, preoccupata per le condizioni della figlia a cui la medicina non sa dare spiegazioni chiede aiuto a Padre Damien Karras (Jason Miller), un giovane prete gesuita, psichiatra presso l’ Università di Georgetown.
L’uomo dopo aver esaminato la ragazzina si rivolge al Vescovo locale per eseguire un esorcismo e gli viene affiancato l’esperto esorcista Padre Merrin.

Recensione
Giudicato tra i migliori film horror della storia del cinema, L’esorcista è molto di più di un classico horror, è un thriller soprannaturale, un noir metafisico. Una storia sui confini sottili tra bene e male e sul lato oscuro dell’anima umana.
Soprannominato il regista del male per lo stile pessimistico e cupo, Friedkin rivoluziona l’horror contaminandolo con altri generi, ottenendo qualcosa di nuovo e straordinario. Qualcosa che ancora a distanza di cinquant’anni si fa apprezzare.
Ogni elemento nel film è stato studiato per creare tensione e inquietudine, dalle musiche alle scene disturbanti al tipo di inquadrature. Un senso di angoscia, infatti, permane durante tutta la visione. L’ottima fotografia di Owen Roizman, la cura degli effetti speciali, i trucchi di Oscar Rick Baker e la struttura narrativa perfetta, dal ritmo sincopato (grazie al sapiente uso della suspence), hanno reso L’esorcista un classico indimenticabile.
Conclusioni
L’esorcista di Friedkin è talmente famoso da essere entrato nell’immaginario collettivo. La pellicola quando uscì ebbe un successo mondiale fuori ogni pronostico, ottenendo ben otto candidature ai Premi Oscar e vincendo nelle categorie Migliore Sceneggiatura e Migliore Colonna sonora. L’esorcista rimane un film horror iconico tra i più spaventosi sulle possessioni demoniache.
