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Numero 24, la recensione su Almanacco Cinema

Numero 24, la recensione su Almanacco Cinema

Arriva su Netflix il war movie dedicato all’eroe norvegese della Seconda guerra mondiale Gunnar Sønsteby. Ecco la nostra recensione di Numero 24.

Per iniziare un 2025 che si prospetta cinematograficamente molto interessante, Netflix sceglie di tornare a un passato storico che continua ad avere un’eco nel presente. Sono trascorsi quasi ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, il discorso sulla democrazia non solo rimane attuale ma ribadisce ancora oggi la sua necessità.

Ecco che Numero 24, oltre a celebrare una figura eroica della Storia norvegese, è una riflessione sulla libertà e su ciò che si è disposti a perdere per ottenerla. Il regista John Andreas Andersen sceglie una forma tra il war movie e il biopic (con taglio documentaristico) per raccontare, attraverso il protagonista, la Resistenza norvegese. Non solo il coraggio, l’eroismo, la caparbietà di fronte alle torture, ma anche paure, dubbi ed errori.

A interpretare l’eroe Gunnar Sønsteby due attori: Sjur Vatne Brean ed Erik Hivju. A loro si uniscono nel cast Philip Helgar, Lars August Jørgensen, Flo Fagerli, Lisa Loven Kongsli (Forza maggiore), Ines Høysæter Asserson, e Jakob Maanum Trulsen.

Numero 24, la trama

Nell’aula magna di una scuola un uomo anziano si prepara a tenere una conferenza. Esordisce orgogliosamente con “Oggi noi parleremo di valori”. È Gunnar Sønsteby, eroe del Resistenza norvegese, uomo più medagliato della storia della Norvegia.

È il 1937 quando giovanissimo, leggendo le notizie che arrivavano dall’Europa, Sønsteby matura un sentimento antinazista. La Norvegia è ancora libera ma i roghi dei libri, i racconti dei campi, fanno presagire che in gioco ci sono valori troppo grandi per poter ignorare quello che succede altrove.

Quando nel 1940, infatti, i soldati tedeschi entrano a Oslo, Sønsteby sceglie di unirsi ai primi gruppi che provano a combattere dall’interno il regime nazista. Inizialmente debole, soprattutto dal punto di vista militare, grazie all’astuzia e alla pianificazione la Resistenza norvegese si fortifica. Il ragazzo, complici una grande capacità di autocontrollo e un’autentica motivazione, diventerà uno dei protagonisti della lotta, e di conseguenza uno dei più ricercati dalla Gestapo.

La libertà come valore assoluto

Siamo ancora all’inizio del racconto di Sønsteby, quando l’uomo ricorda di quando una polmonite avrebbe dovuto tenerlo a letto per due anni. “Si dice che la salute sia la cosa più importante, ma non è vero. Pace e libertà lo sono molto di più” esclama. E da tale principio, effettivamente, viene mosso in quegli anni.

Il film di Anderson insiste su questo aspetto. Questi giovani, ragazzi poco più che ventenni, erano disposti a tutto pur di liberare la Norvegia dall’occupazione nazista. Questa spinta valoriale interiore, incredibilmente granitica, li rendeva resilienti al dolore. Venivano picchiati, perdevano persone care, ma non cedevano, anzi la voglia di vincere diveniva ancora più impellente.

Solo il dolore fisico e incontrollabile che i soldati nazisti infliggevano riusciva ad avere la meglio sulla loro forza mentale. Numero 24 riporta alla luce, a tal proposito, la crudeltà e l’inumanità della tortura. Lo fa con immagini particolarmente crude, che però rendono la verità di ciò che accadeva.

Un eroe geniale e glaciale

Gunnar Sønsteby riuscì a diventare uno degli uomini più importanti della Resistenza norvegese grazie a una grande disciplina, e a un grande talento. Era, innanzitutto, un brillante pianificatore. Durante la guerra, per sfuggire alla cattura ma continuare a vivere a Oslo, assunse una serie di identità differenti. Inoltre, aveva le chiavi di moltissimi appartamenti in città che gli permettevano di non dormire mai due notti nello stesso posto.

Ostinato, glaciale, e scrupoloso, allontanava da sé qualsiasi possibile distrazione. Non beveva, e non si lasciava coinvolgere emotivamente. Negli anni della guerra mise in stand by la sua vita avendo davanti agli occhi solo la liberazione come obiettivo. Questo, come racconta Numero 24, probabilmente fece la differenza e gli permise di non essere mai catturato. Tuttavia, la sua determinazione non era certamente freddezza e Anderson, in una sequenza molto forte sulle note dei Radiohead con Exit Music (For A Film), ci mostra anche la sofferenza delle sue scelte.

Numero 24, la recensione su Almanacco Cinema

Numero 24, il peso dell’eroismo

Il film, oltre a celebrare Sønsteby e gli altri membri della Resistenza, non manca di affrontare anche questioni più amare. Un aspetto che viene sottolineato è la difficoltà di tornare alla vita vera dopo l’esperienza della guerra. Anche dopo la liberazione, infatti, molti continuarono a patire quel passato violento. Uscirono dalla guerra vivi nel corpo, ma con un’anima tormentata e lacerata.

Inoltre, attraverso un interessante confronto tra l’anziano Sønsteby e una giovane studentessa idealista si mettono in luce le dolorose dinamiche dei conflitti. Sønsteby ribadisce, da ex combattente, che la violenza, pur crudele, in guerra e contro un nemico spietato, è indispensabile. Tuttavia, ammette che in quest’ottica in cui esistono soltanto il bene e il male, e il grigio delle vie di mezzo scompare, i danni collaterali sono molti, e le vittime spesso anche innocenti.

Lo stile di Numero 24

John Andreas Andersen per Numero 24 sceglie un interessante doppio registro che gli consente un più profondo approfondimento psicologico del protagonista. Il classico racconto fiction di guerra viene alternato a sequenze da finto documentario in cui l’anziano Sønsteby si rivolge alle nuove generazioni. La differenza stilistica è evidente.

Le scene della conferenza tenuta a scuola sono girate con un formato di immagine ristretto, e con la macchina a mano. L’inquadratura, infatti, è tremolante e tipica del reportage. Inoltre, anche quando a parlare è il protagonista la macchina indugia sui giovani ascoltatori, per cogliere l’impatto del racconto su chi quella guerra la vede inevitabilmente molto lontana.

Nelle scene ambientate negli anni della guerra, invece, il formato dell’immagine si allarga e si passa a un racconto stilisticamente classico. Il ponte tra le due dimensioni è la voce dell’anziano Sønsteby che spesso in voice over accompagna e guida le immagini del passato. Andersen, inoltre, si serve ripetutamente del primo piano, sottoponendo agli occhi dello spettatore non tanto il conflitto interiore del protagonista, che pare non vacillare mai nel dubbio, quanto la sua crescente consapevolezza che andare avanti vuol dire rischiare la morte e il dolore non solo suoi, ma anche di quelli che ama.

In conclusione

Numero 24 è un buon film, ben realizzato, con una regia pensata e un cast di livello. Anderson pone un faro su un capitolo eroico della Storia del suo paese tenendo d’occhio, però, anche le sue ombre. Il film ribadisce il valore della libertà, ricordandoci cosa ha rischiato e a cosa ha rinunciato chi, anni fa, scelse di lottare per riconquistarla.

Gunnar Sønsteby è un personaggio molto noto in Norvegia, ci sono monumenti a lui dedicati a Oslo, e Anderson, mettendo la sua parabola nella più facilmente fruibile forma cinematografica, contribuisce certamente al ricordo delle sue gesta da parte delle nuove generazioni.

Numero 24 è disponibile in abbonamento su Netflix a partire dal 1° gennaio 2025.

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema