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Psycho, un capolavoro che continua a sconvolgere
Psycho, l’opera più celebre di Alfred Hitchcock, non è solo un film. È un viaggio in una mente perversa, divisa tra un figlio devoto e una madre crudele. Qui nasce il genere horror.
Psycho è uno dei film più famosi e citati della storia del cinema. Alcune scene sono e rimarranno immortali, così come i loro protagonisti. Soprattutto se pensiamo all’anno in cui sono state concepite. Era il 1960 quando Alfred Hitchcock diede vita al primogenito della cinematografia horror, prendendo spunto dall’omonimo romanzo scritto l’anno precedente da Robert Bloch. Ma senza dar vita a chissà quali antagonisti provenienti da altri pianeti, scene splatter o malvagi satanisti. È bastato mettere in camera una figura tanto semplice quanto agghiacciante, un uomo relegato in se stesso e dal passato difficile, ed ecco qua uno dei cattivi e dei film meglio riusciti di sempre.
Psycho, la trama
Siamo nella città di Phoenix, Arizona. Marion Crane (interpretata da Janet Leigh) è una giovane donna che lavora in un ufficio immobiliare. Un giorno, spinta dal desiderio di cambiare vita e stare con il suo fidanzato, ruba una grossa somma di denaro, 40.000 dollari, e fugge dalla città.
Durante il viaggio, stanca e nervosa, si ferma in un motel isolato lungo la strada, il Bates Motel. Qui incontra il proprietario, Norman Bates (interpretato da Anthony Perkins), un ragazzo gentile ma strano, che vive con una madre molto severa e autoritaria.
Dopo una conversazione inquietante con Norman, Marion si rende conto dell’errore che ha commesso e decide di rimettere ordine nella sua vita, con l’obiettivo di tornare in città il mattino seguente. Ma quella notte, mentre fa la doccia nella sua stanza, viene brutalmente uccisa da una figura misteriosa. Dopo la sua scomparsa, il fidanzato (John Gavin) di Marion e sua sorella (Vera Miles) iniziano a cercarla. Le indagini li portano proprio al Bates Motel, dove scoprono lentamente la verità su Norman.
Alla fine emerge che Norman soffre di una grave doppia personalità: dopo aver ucciso sua madre anni prima, ha sviluppato una seconda identità, credendo che lei sia ancora viva. È infatti lui, sotto l’identità della madre, a commettere gli omicidi.
Il film si conclude con Norman completamente dominato dalla personalità della madre, ormai incapace di distinguere tra realtà e follia.
Cosa vuol dire anticipare i tempi
Sono molti i temi di cui potremmo parlare per confermare Psycho un cult movie, come si dice in gergo, “un film d’altri tempi”. Ma perderemmo il filo del discorso, perciò prendiamo in analisi i motivi più sorprendenti.
La struttura narrativa del film: la protagonista del film, Marion, viene uccisa a neanche metà del film. Lo spettatore aveva già dato a lei lo scettro della protagonista. Era lei la “cattiva” intenta a scappare col malloppo. Le cose però cambiano poco prima della sua scomparsa: così lei, anche noi ci rendiamo conto dell’errore commesso e della decisione di rimettere le cose apposto, ma per il regista è ormai troppo tardi. E così la esclude dal resto del film. Perché in realtà non è lei la vera protagonista, ma il malvagio, che poi non tanto malvagio, quanto la vera vittima.
Lo è per noi, pensiamo a quanto deve essere stato scioccante questo cambio di marcia repentino per l’epoca. Ricondiamoci che il film quest’anno compirà 66 anni.
La regia, a dir poco innovativa. Basti pensare alle scene cruente: la scena della doccia la conosciamo tutti, ma pochi si soffermano sul dettaglio. Non è violenza esplicita, quanto piuttosto implicita, un inizio e una fine, mentre nel mezzo la scena viene velocizzato per lasciarci scioccati ma anche confusi. Se ci avete fatto caso, sia nella scena della doccia che nell’omicidio dentro la casa, oltre alle raccapriccianti riprese dall’alto, l’inquadratura mette noi spettatori nel ruolo del cattivo che sta commettendo il crimine. Tutto questo sprigiona una violenza potentissima: siamo noi i protagonisti.
Inquadrature sperimentali e soggettive che lasciano sbalorditi. La colonna sonora (ideata e composta da Bernard Herrmann) è la ciliegina sulla torta, rendendo ancora più vivide le scene di tensione, un misto tra il coinvolgimento e il malessere interiore. A questo si aggiunge il perfido bianco e nero, che non aiuta a capire quando è giorno e quando è notte, aumentando ancora di più il disagio.
La psicologia umana al centro del genere horror
Ci vengono in mente film associati al genere thriller horror, completamente inventati, che si strutturano sui disturbi mentali del protagonista?
A noi ne vengono in mente molti, e neanche troppo male come The Shining, Donnie Darko,Taxi Driver, Shutter Island. Fermiamoci qui: questi sono tutte opere figlie di Psycho. Questo infatti ha anticipato di decenni il concetto di horror che nasce da un disturbo della mente umana potenzialmente reale. In sintesi, niente è inventato: il malvagio esiste eccome, non è soprannaturale ma in carne e ossa.
Come viene detto alla fine del film, Norman soffre di una grave dissociazione della personalità: dopo aver ucciso sua madre (per gelosia e dipendenza affettiva), non ha sopportato il senso di colpa e la solitudine. Per questo ha “ricreato” la madre nella propria mente.
Col tempo, questa seconda identità ha preso sempre più controllo, per cui Norman crede davvero che sua madre sia viva, parla con lei e le dà voce, e quando è la “madre” a emergere, diventa violento e omicida. In pratica, la personalità della madre domina Norman, soprattutto nei momenti di gelosia verso altre donne.
Se non lo aveste capito, il vero protagonista non distingue più tra sé stesso e la madre. La sua identità è completamente spezzata. Nel finale, infatti, è la “madre” a parlare dentro di lui, segno che Norman è ormai scomparso psicologicamente, lasciando spazio solo alla sua follia.
Il disturbo di Norman Bates, nella terminologia clinica di oggi, può essere ricondotto al Disturbo Dissociativo dell’Identità, anche se il film ne offre una rappresentazione estrema e non del tutto fedele alla realtà clinica. Questa rimane comunque l’ennesima novità e rivoluzione messa in atto da Hitchcock in questo film.
Conclusioni
Psycho è un viaggio nella mente umana e nelle paure più profonde, ancora oggi disturbante e attuale. L’attualità la conferma il genere stesso, che oggi produce horror e thriller psicologici molto spesso basati sul villain e i suoi demoni interiori. Il disturbo è dovuto al fatto che il film costringe lo spettatore a empatizzare con il cattivo, che in questo caso è succube del cattivo inesistente creato dal protagonista. In più, data questa difficoltà psicologica, chiamiamola sfortuna, si tende anche a identificarsi ( almeno in parte) con l’assassino, soprattutto nel finale quando lo si vede inerme scomparire per lasciare spazio al vero ideatore degli omicidi, la madre.
L’assassino insomma, non è il vero assassino. Strano, stupefacente e agghiacciante. Di quanti film si può dire questo? Molto pochi. Viva Psycho.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.5
★★★★⯨
