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Diva Futura, quella volta che l’Italia inventò il porno
Diva Futura era l’agenzia fondata da Riccardo Schicchi nel 1983 che ha lanciato nel mondo del porno attrici del calibro di Moana Pozzi, Cicciolina o Eva Henger.
Il film di Giulia Louise Steigerwalt racconta la nascita e gli sviluppi di questa avventura tutta italiana narrata dal punto di vista di Schicchi, di alcune delle sue pornostar (termine coniato proprio da lui) e della segretaria Debora. Di film ambientati nel mondo del porno ce ne sono decine, Boogie Nights (Paul Thomas Anderson, 1997) domina su tutti, e l’elemento interessante di queste pellicole è proprio la rappresentazione di uno spaccato della società di quegli anni, quando piano piano si cercava di trasgredire il buon costume dominante.
Obbiettivo: censurare Cicciolina!
Diva Futura racconta proprio l’Italia di inizio anni ’80, parallelamente allo sviluppo del cinema porno in quel periodo. Al governo c’è la Democrazia Cristiana e ovviamente ci sono degli ideali che vano difesi da questi scostumati senza Dio che non fanno altro che creare scandalo tra la gente per bene. La realtà è che alcune prassi oggi ritenute scandalose (la richiesta di favori sessuali in cambio di un buon posto di lavoro) allora erano abbastanza comuni (anche oggi ma almeno vengono condannate all’unanimità) e nessuno diceva nulla.
Andava bene fare certe cose, l’importante era non parlarne pubblicamente. Ed ecco quindi che nel momento in cui il sesso iniziava a diventare pubblico grazie a Riccardo Schicchi e Ilona Staller, in arte Cicciolina, la DC si sentiva in dovere di censurare le loro attività. Poco importa l’estremo rispetto che Schicchi aveva per le ragazze che lavoravano per lui (la serie di colloqui della segretaria Debora spiegano bene questo passaggio), nel privato vanno bene le peggiori nefandezze ma guai a chi cerca di farle diventare di pubblico dominio.

Diva Futura, un trampolino di lancio verso nuove strade
Molte ragazze che sono passate per l’agenzia di Schicchi hanno poi preso altre direzioni. Alcune di loro hanno lasciato l’Italia per andare a girare film porno negli Stati Uniti, dove il capitale regna sovrano e veramente il corpo delle performer viene mercificato e considerato una pura fonte di guadagno. Se al pubblico piace vedere dei film in cui le donne vengono maltrattate durante l’atto sessuale, ecco che i produttori americani subito si adoperano per rendere realtà questi desideri.
Il film racconta molto bene questo passaggio. Riccardo Schicchi vuole infatti realizzare dei film che si avvicinino al cinema più comune e popolare, sempre nel rispetto delle attrici. Per questo motivo egli è assolutamente contrario al punto di vista dei produttori statunitensi e cerca sempre di mettere in guardia le ragazze che, illuse dalla possibilità di arricchirsi, decidono di dirigersi oltreoceano.
La carriera politica delle attrici
Alcune delle attrici di Schicchi hanno cercato di intraprendere la strada della politica. Il film della Steigerwalt mette in scena in modo particolarmente efficace il concetto di maschera che le ragazze non riescono e non riusciranno mai più a togliersi. Moana Pozzi si candida a sindaco di Roma ma i pregiudizi nel popolo che la considera una pornostar incapace di fare altro, fanno sì che non riesca a ottenere grandi risultati. Fonderà poi il Partito dell’Amore assieme a Schicchi e a Ilona Staller ma non riuscirà mai a ottenere gli esiti sperati.
Altra storia invece per Cicciolina che nel 1987 viene eletta deputata tra le fila del Partito Radicale. La Staller è la prima attrice pornografica ad essere eletta in un Parlamento nazionale. Le sue battaglie politiche sono molte e sacrosante: dalla liberalizzazione dell’aborto all’educazione sessuale nelle scuole, fino all’informazione sui rischi dell’AIDS. Vedere Cicciolina passeggiare tra i banchi della Camera dei Deputati e stringere la mano a Giulio Andreotti è sinonimo di grande libertà.

Diva Futura, in conclusione
Infine, Diva Futura è un film molto interessante e riuscito a livello storico e sociale. La verità è che il porno funziona alla grande perché tutti siamo in fondo dei voyeur e siamo attratti dall’intimità delle altre persone. Siamo curiosi e staremmo delle ore a farci i fatti degli altri nella speranza che avvenga lo scandalo. Riccardo Schicchi lo aveva capito e il film questo aspetto lo mette in scena molto bene.
Perfino James Stewart in La finestra sul cortile (A. Hitchcock, 1954), durante le sue attività di spionaggio dei fatti degli altri mentre è bloccato a casa con una gamba rotta, in fondo spera sempre di assistere a qualcosa di piccante. Invece, si deve “accontentare” di un probabile omicidio.
Molto interessante la regia e ottima messa in scena del pregiudizio popolare che blocca la vita futura delle attrici. Bisogna andare oltre e se domani mattina dovessi votare negli USA tra Trump e Sasha Grey, non avrei dubbi su chi apporre la mia X.
