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Wes Anderson

Piccolo grande cinema: Wes Anderson

Per la rubrica Piccolo grande cinema, parliamo di Wes Anderson, bizzarro regista dal gusto sopraffino che costruisce delle vignette grottesche e perfette.

Le grandi coincidenze imprevedibili che la vita ci riserva, a volte sono banali e di poco peso. Nel mondo del cinema succede, raramente, che il condividere il nome di qualcuno possa portare a decisioni importanti. Bill Murray accettò di doppiare Garfield perchè pensava che il film sarebbe stato scritto da Joel Coen dei fratelli dietro a Fargo, non Joel Cohen di Una scatenata dozzina. Ora pensate a W.S. Anderson, Paul Thomas Anderson e Wes Anderson.

Tre tra i registi – anzi, due – più diversi che ci siano, eppure due vengono spesso accostati. Questo 2025 ci ha regalato due film importantissimi come Una battaglia dopo l’altra e La trama fenicia, l’esempio di come dal mondo della produzione dei cortometraggi, la via di accesso al cinema dei lungometraggi, ci porta mente geniali come i due autori citati sopra. Uno dei due, dopo il successo, ha continuato a fare corti in parallelo al grande schermo.

Wes Anderson

Wes Anderson è attualmente uno degli autori più prezzati e divisivi del panorama statunitense. Il suo stile, o ti piace o non ti piace – per estremizzare. Ma è innegabile che parlare di lui equivale a parlare di un regista di fama internazionale e di successo globale, il cui inconfondibile gusto e le scelte tematiche sono chiari di segno di riconoscimento personale.

Anderson costruisce delle vignette e le riempie – o le svuota – di colori, dialoghi veloci e movimenti sopraffini. Come faceva il grande Roy Andersson – altro caso di Anderson ma scandinavo – che stia fermo per cinque minuti o venti, Anderson crea dei corti in formato mini, e li unisce con un filo logico. E proprio da quel mondo lì, quello dei corti, ha iniziato e continuato poi a prosperare artisticamente e commercialmente.

Bottle Rocket

Nel 1993 Wes Anderson esordisce con un cortometraggio in bianco e nero da circa un quarto d’ora dal titolo Bottle Rocket. Con i fratelli Luke e Owen Wilson come protagonisti – quest’ultimo anche co-sceneggiatore – Anderson crea una bizzarra e stravagante opera su dei disfunzionali e semplici fratelli che programmanio una rapina. Grazie a questo, Anderson trovò i finanziamenti per trasformarlo in lungometraggio, il suo esordio al cinema tre anni dopo.

Hotel Chevalier

Nonostante un debutto commercialmente sottotono, Anderson diventa un nome importante con gli anni. Nel 2007 realizza la sua opera più sottovalutata, Il treno per il Darjeeling, dalla quale nasce Hotel Chevalier, prequel da 13 minuti circa sul personaggio di Jason Schwartzman e con Natalie Portman. Un breve ritratto di una storia d’amore disperata, silenziosa e dolcemente straziante

Wes Anderson

Castello Cavalcanti

Wes Anderson si consolida definitivamente nel 2014 grazie al successo internazionale di Gran Budapest Hotel, ma l’anno prima esce Castello Cavalcanti, con la sua amata musa Jason Schwartzman. Girato a Cinecittà come pubblicità per Prada, il corto parla dell’ultimo corridore di un Gran Premio di Formula Uno, che si perde nelle viuzze di uno sperduto e taciturno paesino. Uno splendido omaggio al cinema italiano ed alla bellezza nascosta.

La meravigliosa storia di Henry Sugar

Nel 2023, durante le riprese di Asteroid City, Anderson realiza un trittico di corti con più o meno gli stessi interpreti, tutti distribuiti su Netflix e tratti da storie brevi di Roald Dahl. Il primo si avvicina più ad un mediometraggio – 40 minuti – ed è un’incredibile fiaba moderna che cattura con la sua stravaganza e le perfette performance di Benedict Cumberbatch, Ben Kingsley e Dev Patel.

Wes Anderson

Il cigno

Con Il cigno, Anderson racconta la storia di un ragazzo vittima di bullismo. La quasi macabra – ma pur sempre divertita – contrapposizione tra il concetto di violenza per il gusto di farla e un’idea di libertà totale si scontra in uno stupendo e malinconico cortometraggio di formazione con un ottimo Rupert Friend. Potente e strappalacrime.

Il derattizzatore

Il derattizzatore è, tra le quattro storie che Anderson adatta, quella più affine al resto della sua filmografia. Senza troppi picchi spettacolari, ci racconta la bizzarra storia di un altrettanto bizzarro uomo – un’incredibile, divertente ed inquietante Ralph Fiennes – e della sua professione, che forse è qualcosa più di un lavoro e, il disgusto che tutti provano, non appartiene a lui.

Veleno

Veleno è sicuramente più debole degli altri tre cortometraggi, ma non per questo meno degno di nota. Con i già citati Cumberbatch e Patel come protagonisti, parla di un uomo bloccato a letto, con un serpente velenoso che si aggira sulle sue coperte, senza che l’uomo possa muoversi per tentare nulla. Una storia che gioca sulla paura, l’irrazionalità umana e la rabbia.