L’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità o una sfida per il settore? Questa è stata la domanda posta oggi al Summit di Zurigo.
Fra i partecipanti del summit: Jim Rivera, Chief Product Officer presso la società di produzione AI Flawless, David Unger, CEO Artist International Group, Chris Jacquemin, Partner & Head of Strategy WME, e Sara Murphy, Producer Fat City.
La risposta è stata ampiamente positiva, pur riconoscendo le sfide significative legate all’implementazione e all’etica. Il rappresentante David Unger ha espresso ottimismo riguardo alla direzione attuale e ha anche sottolineato l’impatto trasformativo dell’intelligenza artificiale.
“Penso che questo sia il momento di transizione verso un nuovo linguaggio cinematografico che non possiamo ancora prevedere. È come la nascita del suono.
È quel momento di trasformazione in cui i film non saranno più gli stessi e non possiamo immaginare dove andranno, e darà vita a un’intera nuova generazione di creativi e artisti che impareranno a fare film in questo modo. L’intero concetto di narrativa cambierà. L’intero concetto di durata del contenuto e di celebrità cambierà. Ci vorrà del tempo, forse una generazione, ma siamo proprio alla nascita di questo momento”.
È pur sempre vero che l’entusiasmo manifestato per l’uso dell’intelligenza artificiale deriva da personaggi che hanno investito e che continuano ad investire nel progetto. Fino a che punto però ci si può fidare dell’IA?
Il preside Rivera ha osservato che ci sono ancora ostacoli da superare in termini di controllo di qualità: “L’intelligenza artificiale è straordinaria e alza davvero il livello di ciò che le persone possono fare, ma per i film cinematografici c’è la qualità. La risoluzione, la profondità del colore, lo spazio colore.oq
La ricerca scientifica non si basa su questo… Inoltre, se modifichi la prestazione di qualcuno, devi davvero ottenere il suo consenso in base a quanto sostanziali siano i cambiamenti”.
Anche Jacquemin, partner di WME, ha osservato: “Alcuni anni fa avevamo due diverse grandi società di media che negoziavano accordi con i nostri clienti. La loro prospettiva era: “possediamo quella voce per questo progetto animato, quindi possiamo usarla per sequel e derivati senza dover tornare dall’attore”.
Uno era un film, l’altro era uno show televisivo. Ricordo di aver pensato “Questo è pazzesco”. Questo non può, non può funzionare. Non è così che l’azienda potrà reggere”.

In effetti, ci ricordiamo tutti benissimo della recente vicenda che ha coinvolto l’attrice Scarlett Johansson in quello che potrebbe definirsi “un furto di identità artificiale”. Nonostante non ci siano prove che la voce utilizzata dall’Open IA sia proprio quella dell’attrice, l’enorme somiglianza ha fatto sorgere parecchi dubbi in merito all’etica del fenomeno Intelligenza artificiale.
Inoltre è paradossale pensare che il “furto sospetto” derivi proprio dal film Her, lungometraggio nel quale Scarlett Johansson presta la voce alla sistema operativo artificiale che fa perdutamente innamorare il protagonista, interpretato da Joaquin Phoenix.
Per ora sembra chiaro che la questione sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale sia un caso ancora aperto e pieno di sfumature da definire. Quando alla giuria è stato chiesto se ci sarà una star del cinema con intelligenza artificiale, “un Harrison Ford con intelligenza artificiale”. La giuria ha concordato che ciò avverrà nel prossimo futuro.
Jacquemin ha commentato: “Sì, penso di sì. Alcuni anni fa rappresentavamo un’azienda che stava creando mondi virtuali e allora credevano che alcuni di quei personaggi digitali, non diversi dai personaggi dei videogiochi, avrebbero potuto sviluppare una sorta di status di celebrità. Sembra semplicemente inevitabile che ci sia una qualche vesione di ciò”.