L’uso dell’intelligenza artificiale nelle produzioni cinematografiche è tornato al centro delle polemiche, questa volta per il film The Brutalist.
The Brutalist, il nuovo film di Brady Corbet, che uscirà nelle sale italiane il 6 febbraio, è uno dei titoli più apprezzati dell’ultimo anno.
Vincitore di tre Golden Globe e favorito nella corsa agli Oscar, il film, che vede come protagonisti Adrien Brody e Felicity Jones, è finito recentemente sotto i riflettori a causa di una dichiarazione dell’editor Dávid Jancsó, che ha rivelato l’utilizzo dell’AI per migliorare la pronuncia dell’ungherese da parte dei protagonisti.
The Brutalist e le dichiarazioni di Dávid Jancsó
The Brutalist racconta la storia di László Tóth, un architetto ungherese di origine ebraica, sopravvissuto all’Olocausto, che emigra negli Stati Uniti insieme alla moglie Erzsébet nel 1947, inseguendo il sogno americano.
La polemica che ha coinvolto il film è emersa in seguito alle dichiarazioni di Dávid Jancsó, editor del film, che ha rivelato l’impiego dell’AI per perfezionare la pronuncia dell’ungherese da parte degli attori.
“Sono di madrelingua ungherese e so quanto questa lingua sia difficile da pronunciare correttamente”, ha spiegato Jancsó.
La questione linguistica ha avuto un peso fondamentale nella realizzazione del film, poiché gran parte dei dialoghi sono in ungherese. Nonostante le indubbie doti attoriali di Adrien Brody e Felicity Jones, l’editor ha sottolineato la necessità di un ulteriore perfezionamento della loro pronuncia per rendere il film più autentico sul piano linguistico.
“Inizialmente abbiamo provato ad applicare la tecnica ADR (Automated Dialogue Replacement) per migliorare la pronuncia nei passaggi più complessi”, ha continuato Jancsó.
“Poi abbiamo tentato di risolvere la questione con un ridoppiaggio completo, usando altri attori, ma non ha dato i risultati sperati. A quel punto, abbiamo esplorato altre soluzioni.”
L’editor ha chiarito che l’impiego dell’AI ha permesso di migliorare i suoni vocali senza alterare le performance degli attori: “Abbiamo fatto molta attenzione a preservare le loro interpretazioni. Si trattava principalmente di modificare qualche suono qua e là.”
Jancsó ha quindi difeso l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di supporto in alcune fasi della produzione, affermando:
“La questione dell’AI è controversa nel nostro settore, ma non dovrebbe esserlo. Dobbiamo avere una discussione aperta e onesta su come l’AI può aiutarci. Non sostituisce la creatività, ma rende i processi molto più veloci. In questo caso, abbiamo usato l’AI per aggiungere quei piccoli dettagli che altrimenti non avremmo avuto né il tempo né il budget per realizzare.”

L’AI e la polemica
Nonostante le dichiarazioni di Jancsó abbiano chiarito l’uso che è stato fatto dell’intelligenza artificiale, sottolineando come sia stata utilizzata come strumento di supporto e non come sostituto degli attori — in modo simile all’uso dell’AI per modificare la colorazione degli occhi blu dei Freeman in Dune di Villeneuve — in rete è esplosa una vera e propria polemica.
Un consistente numero di voci ha infatti suggerito di squalificare The Brutalist dalle competizioni per i premi.
In risposta, non si è fatta attendere la replica dello stesso Brady Corbet, che ha difeso con forza l’uso dell’AI nel film:
“Le performance di Adrien e Felicity sono completamente autentiche. Hanno lavorato per mesi con la coach linguistica Tanera Marshall per perfezionare i loro accenti. La tecnologia innovativa di Respeecher è stata utilizzata esclusivamente per modificare i dialoghi in ungherese, in particolare per perfezionare alcune vocali e lettere, al fine di ottenere la massima precisione. Nessuna battuta in inglese è stata alterata. Si è trattato di un processo interamente manuale realizzato dal nostro team del suono con Respeecher in post-produzione. Lo scopo era preservare l’autenticità delle performance di Adrien e Felicity in un’altra lingua, non sostituirle o modificarle, e farlo con il massimo rispetto per il mestiere.”
Il regista ha poi aggiunto:
“Judy Becker e il suo team non hanno utilizzato l’AI per creare o renderizzare nessuno degli edifici. Tutte le immagini sono state disegnate a mano da vari artisti. Per chiarire, per il video commemorativo presentato sullo sfondo di una scena, il nostro team editoriale ha creato appositamente delle immagini che somigliassero a dei rudimentali rendering digitali degli anni ’80.”
Sicuramente l’utilizzo dell’AI nella settima arte è uno degli argomenti più dibattuti, e dai contorni un po’ sfocati, e che sicuramente ha ancora bisogno di futuri dibattiti per definire le sue implicazioni etiche e creative. Intanto però, potete guardare il trailer di The Brutalist qui sotto.