Queens of Joy debutta al Thessaloniki Documentary Festival 2025. Il documentario con protagoniste tre drag queen ucraine ci porta nel cuore della resistenza.
Non solo trincee e armi, l’Ucraina prova a respingere l’avanzata militare russa anche grazie alla propria produzione culturale. Queens of Joy si fa portavoce di un’Ucraina che non vuole cedere all’oscurantismo imperialista russo.
Di cosa parla Queens of Joy
Al centro del documentario, ci sono Diva Monroe, Marlene e Aura. La prima è una donna transgender, diventata famosa in Ucraina come conduttrice televisiva, attrice e influencer, che si sente oppressa dalla propria immagine pubblica.
Marlene, invece, è un’attivista LGBTQ+ di spicco nel paese, che si impegna a organizzare un grande evento drag per la raccolta fondi in favore dei soldati ucraini. Infine, Aura è sia un’artista drag che un soldato determinato a difendere il suo popolo.
Nonostante l’inizio della guerra nel 2022, tutte e tre decidono di rimanere in Ucraina, continuando a esibirsi come drag queen. In questo modo, portano avanti la loro personale battaglia per i diritti civili del paese. Tra tutti, il diritto al matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Le dichiarazioni della regista di Queens of Joy
Queens of Joy è diretto da Olga Gibelinda ed è, come afferma la regista, “un manifesto sul coraggio di essere se stessi, sulla ricerca di speranza e su come la vera bellezza nasca dalla libertà”.
“È un film che parla a chiunque, perché ognuno di noi combatte la propria battaglia: per la propria identità, per l’amore, per il diritto ad avere una voce in questo mondo”, continua Gibelinda. Nonostante la guerra, le sue drag queen scelgono “la vita e i suoi colori”.
La regista e la produttrice Ivanna Khitsinska si dicono, inoltre, ottimiste per l’approvazione di una legislazione che riconosca legalmente le coppie dello stesso sesso. Durante la guerra, questa è diventata una priorità per chi perde il partner in battaglia e non può decidere sulla sua sepoltura, oltre a non poter beneficiare degli aiuti statali.
Gibelinda, poi, ci tiene a evidenziare come i club sotterranei, dove si svolgono le esibizioni drag, sono diventati un rifugio per le persone riversate in strada, a inizio guerra. “Ero interessata a questa idea del club come posto sicuro”, afferma.
L’appoggio dello Stato
Queens of Joy è una co-produzione ARTE e Suspilne Ukraine, l’emittente pubblica ucraina. Il documentario sarà il primo film LGBTQ+ a essere trasmesso sulla TV nazionale.
“È evidente che l’Ucraina è un paese libero e tollerante. Non riesco a immaginare di vedere un film come questo in uno stato totalitario”, ha affermato il responsabile della co-produzione di Suspilne Ukraine Sergy Nedzelskyy.
Allo stesso tempo, Queens of Joy è uno dei dodici film ucraini a essere stati supportati da ARTE, da inizio conflitto. “Presso ARTE GEIE a Strasburgo, ci siamo subito entusiasmati per questo progetto allegro e pertinente”, ha dichiarato il canale culturale europeo, in una nota. Continuando: “Le Queens combattono la guerra con gioia, […] hanno deciso di rimanere nel loro paese e continuare a lottare per la visibilità e i diritti LGBTQ+ in tempo di guerra”.
L’arte come resistenza
È immediata l’associazione di Quenns of Joy con il documentario ambientato a Mosca Queendom, entrato nella short list documentari, agli Oscar 2023. Anche qui, abbiamo un’artista drag che sfida le convenzioni e, soprattutto, la politica repressiva russa anti-LGBT.
Queendom, però, si presenta come un film di rottura, molto più cupo e trasgressivo, in una società russa fortemente liberticida e spaventata da qualsiasi forma di dissenso al potere.
Queens of Joy, allora, vuole dirci che la società ucraina intravede un futuro di speranza e liberazione, sopratutto sociale e culturale, come già documentato nell’acclamato Porcelain War.