Oggi parliamo di Madre, film del 2009 diretto da Bong Joon-ho (tornato al cinema lo scorso marzo con Mickey 17) e distribuito nelle sale italiane nel 2021. Uno dei film più belli ma poco noto del regista coreano, attualmente disponibile su Prime Video.
Il titolo stesso racchiude il cuore della narrazione: il rapporto intenso e complesso tra una madre e suo figlio, un ragazzo con evidenti problemi mentali. Un giorno, quest’ultimo viene improvvisamente arrestato per l’omicidio di una studentessa. Da qui prende il via il viaggio disperato della madre, decisa a trovare le prove per scagionarlo.
Più generi
La pellicola si muove tra più generi: il tono di fondo è sicuramente drammatico, ma non mancano elementi tipici del thriller e del noir. Il vero punto di forza del film è la sceneggiatura: mai scontata, ricca di tensione e colpi di scena che tengono incollati fino alla fine.
La Madre del titolo
La figura centrale del film è una donna senza nome, identificata unicamente attraverso il ruolo che incarna: madre. Una scelta significativa che pone subito l’accento sull’universalità e, allo stesso tempo, sulla specificità della sua condizione. La protagonista è una madre iperprotettiva, quasi ossessiva, il cui amore si manifesta in forme estreme e talvolta disturbanti. Il suo intero mondo ruota attorno al figlio Do-joon, affetto da evidenti disabilità cognitive e ogni sua azione è finalizzata alla sua protezione, fino al punto di annullare se stessa.
Il rapporto madre-figlio
Il rapporto tra madre e figlio è rappresentato come morboso, simbiotico, ma mai privo di umanità.
Kim Hye-ja, con una prova attoriale magistrale, restituisce un personaggio complesso e stratificato, capace di suscitare empatia anche quando le sue scelte diventano moralmente discutibili. La sua interpretazione riesce a trasmettere tutta la tensione interna del personaggio: la sofferenza, la determinazione, la disperazione.
Madre, il contesto sociale
Bong Joon-ho inserisce questi due personaggi fragili in un contesto sociale ostile, che non solo non li comprende, ma li marginalizza attivamente. Le istituzioni — prima fra tutte la polizia — si dimostrano superficiali, disinteressate alla verità, e pronte a sfruttare le debolezze mentali di Do-joon per chiudere il caso con facilità.
La scena in cui viene manipolato durante l’interrogatorio è l’emblema di un sistema giudiziario più interessato all’efficienza che alla giustizia. Più avanti, sarà scarcerato quando verrà individuato un secondo sospettato, anch’egli con problemi mentali, contro il quale emergerà una prova apparentemente più schiacciante.
In conclusione
Madre è un’opera intensa che conferma il talento di Bong Joon-ho, che riesce a districarsi tra generi diversi e garantire una profondità ai suoi personaggi. La regia è elegante, essenziale con una fotografia curata che rende alcune scene davvero suggestive. Alla fine del film lo spettatore rimane con molti pensieri, dubbi che si protraggono oltre i titoli di coda. Una pellicola struggente che non lascia indifferenti.