L'uomo d'acciaio

L’uomo d’acciaio (2013), perché non c’è un ca**o da ridere!

La recensione di “L’uomo d’acciaio”, la prima uscita al cinema dell’ultimo Superman prima di quello di James Gunn. Un film tutto cupo e serioso… sì ma perché?

 

 

Perché come direbbe René Ferretti: “Non è la linea comica! E non deve far ridere, perché non c’è un ca**o da ridere!”

Devono essersi guardati Boris, Christopher Nolan e Zack Snyder al momento di dover mettere in scena il loro Superman.

Ecco allora che vedremo il perché di tutto ciò, ancora freschi dell’uscita di Superman di James Gunn, con la recensione de L’uomo d’acciaio (2013) di Zack Snyder.

 

Snyder: “Volevamo concentrarci sul concetto di uomo”

 

La pellicola è stata sceneggiata da David S. Goyer assieme a Christopher Nolan, anche produttore.

L’uomo d’acciaio è stato il primo film del DC Extended Universe, l’universo cinematografico condiviso della Warner Bros.

 

Zack Snyder ha dichiarato: “La mia esperienza adulta con Superman è cominciata con Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller, che è un fumetto scritto da lui e dedicato a Batman, ma Superman ha un ruolo chiave. E’ il mio preferito, ho cercato di prendere in prestito qualcosa da questa serie, ma c’è tanto altro da rubare.”

 

E sul perché il film si chiamasse L’Uomo d’Acciaio: “ Volevamo concentrarci sul concetto di uomo. In questo film lui diventa Superman, abbiamo spostato il focus sul capire chi lui sia, piuttosto che entrarci a capofitto. Non è già Superman, in un certo senso deve guadagnarsi quel titolo.

Snyder - L'uomo d'acciaio

 

Nel gennaio del 2011 Snyder scelse Henry Cavill per la parte dell’eroe, dichiarando che l’attore era perfetto per indossare il mantello.[2]

In lista per il ruolo dell’Uomo d’Acciaio vi erano anche altri attori, tra cui Joe Manganiello. Manganiello era vicino ad ottenere il ruolo, ma fu costretto a rinunciare perché le riprese del film su Superman coincidevano con quelle della serie TV True Blood.

Cavill diventò così il quarto attore (dopo George Reeves, Christopher Reeve e Brandon Routh), ed il primo non statunitense, ad interpretare Superman al cinema.

La trama de L’uomo d’acciaio

 

 

Il pianeta Krypton è condannato a implodere. A pochi giorni dalla fine e nei giorni del colpo di stato del generale Zod (Michael Shannon), nasce il primo bambino concepito naturalmente dopo secoli.

Figlio di Jor-El, (Russell Crowe), Kal viene imbarcato su una navicella e lanciato nello spazio con il codice genetico del suo popolo.

Atterrato in Kansas, Kal viene recuperato dai coniugi Kent, che lo educano con amore e senso etico. Molto presto però la natura aliena e formidabile di Clark (Henry Cavill), il suo nome terreno, prenderà il sopravvento.

Infilata la tuta rosso-blu di Superman, Clark dovrà vedersela con un fantasma del passato che torna a chiedere il conto.

 

 

La recensione spoiler de L’uomo d’acciaio: dark… troppo dark

 

Se non fosse per la trama semplice e lineare, oltre che per una regia (checché se ne dica) molto meno talentuosa, questo L’uomo d’acciaio sarebbe proprio un film alla Nolan

 

Una tonalità cupa ed oscura invade l’intera pellicola, aggiunta anche ad una certa voglia quasi di realismo.

Nolan cerca di applicare quella rilettura dark al servizio di temi alti e politici, che avevano fatto grande la sua trilogia del Cavaliere Oscuro. Ma l’operazione, stavolta, non dà gli stessi frutti. Incupire e spingere al massimo le caratteristiche noir e la follia di un personaggio come Batman è lecito, ma affrontare allo stesso modo la natura solare e salvifica di uno come Superman risulta più che altro forzato.

Una tonalità che si respira ovunque: dai titoli di testa alla sceneggiatura, dalla fotografia al ritmo, fino alla recitazione.

 

 

Mai ruolo fu più adatto ad un attore. Henry Cavill non è bravo ad interpretare Superman… lui è Superman.

Purtroppo, però, non c’è niente da fare, è costretto ad un certo tipo di recitazione che lo penalizza. Manca tutta quell’atmosfera magica, sognante ed anche un po’ sopra le righe dei film di Donner o dei fumetti. Certo è una lettura e ci può stare, ma sicuri che fosse quella giusta? Il tempo ha risposto no.

Seriosità, 0 battute, pochissimi sorrisi, spesso facce sofferenti o imbronciate ed ecco che il Superman di David Corenswet, a conti fatti, risulta molto più simpatico.

 

Raimi fa scuola, ma Snyder e Nolan erano assenti 

 

Snyder è affascinato dal concetto di supereroe – divinità e comincia ad introdurlo qui. Lo riproporrà poi con maggiore forza nei successivi Batman V Superman (2016) e Justice League (2017).  

 

L’uomo d’acciaio risulta però, al netto di tutto, poca roba anche dal punto di vista dell’intrattenimento. Gli effetti speciali si alternano tra scene ben fatte (l’esplosione di Kripton) ed altre meno (le fiamme su Kal-El alla petroliera).

La sceneggiatura ondeggia tra noia e buchi. Come facciano Kal-El e Lois Lane a fare tutto quel casino in un’astronave tenuta sotto costante controllo dall’esercito è inspiegabile, per esempio. Christopher Reeve, poi, riusciva ad arte a scindere Superman da Clark con la sola recitazione; qui Cavill lo fa molto meno e allora non si capisce come cavolo non si faccia a riconoscerlo.

 

La regia dei combattimenti finisce per stancare. E’ tutto un continuo e ripetuto rimbombo, come per le scene di volo, che vorrebbero essere di una certa potenza. Manca tutta la gioia però, esattamente come per il costume di Superman.

 

Manca un momento in cui per Kal-El scatti effettivamente quel qualcosa nei confronti del genere umano. A differenza di un vero bel cinecomic come Spiderman in cui Peter, oltre alla coscienza dello zio morto, si rendeva conto di ciò che sarebbe potuto essere volgendo i suoi poteri al male e lo rifiutava. Ne L’uomo d’acciaio dovrebbe essere la scena col padre e i bulli, ma non basta, almeno avrebbe dovuto picchiarli e pentirsene. Invece lui salva sempre e dall’inizio alla fine del film.

 

Almeno mancano anche quei tediosi slow-motion con cui Snyder si è fissato negli ultimi anni.

 

 

Considerazioni finali su L’uomo d’acciaio 

 

Il finale tra i palazzi di Metropolis è suggestivo, anche se quando Kal-El e Zod si alzano in volo è inguardabile. Torniamo a Spiderman e alle sue sequenze di volo tra i palazzi, ad oggi ancora molto più credibili di queste.

 

All’epoca, infine, destò un fiume di critiche la scena finale in cui Superman uccide Zod. Critiche, per me, immotivate (al contrario delle uccisioni di Batman nel film seguente). Non tanto perché Superman in quel momento si trovasse in una situazione estrema, ma perché almeno non vorrebbe ed è devastato dalla cosa.

 

 

Che dire allora… Se potete scegliere, andate al cinema finché c’è e guardatevi quello di Gunn. Magari vi farà schifo, ma è sicuro che almeno non vi annoierete.

 

Recensione a due stelle su Almanacco Cinema