In un periodo in cui il futuro sembra sempre più misterioso, il cinema ci viene incontro per ricordarci cos’è realmente la guerra.
Con la recente uscita di Warfare – Tempo di guerra di Alex Garland, finalmente rivediamo un genere cinematografico molto atteso genericamente dal pubblico medio: la guerra. Genere preferito, tra gli altri, anche del recentemente dipartito Ozzy Osbourne, i film sulla guerra sono il mezzo attraverso il quale si possono convergere idealisticamente un pensiero politico-morale con importanti scene d’azione.
Ma vivendo in un periodo come il nostro, è molto difficile avere autori che si sbilanciano o che riescono a coniugare le diverse esigenze – volontarie o inconscie che siano – del pubblico. Anche in Italia, dove sono usciti film come La grande guerra e C’eravamo tanto amati, sembra che il genere navighi in acqua alta. Ma, nel frattempo, rivediamo quelli che noi consideriamo alcuni tra i migliori film di guerra di sempre.
L’atto di uccidere
Joshua Oppenheimer ci regala nel 2012 uno straordinario documento, allo stesso tempo condannandoci ad una visione brutale. L’atto di uccidere è un documentario in cui seguiamo alcuni tra i principali responsabili del massacro anti-comunista avvenuto in Indonesia a metà degli anni ’60 che portò ad almeno un milione di vittime. Oltre a parlare delle proprie azioni, i protagonisti ricreano alcune delle decine di migliaia di uccisioni di cui hanno memoria. Due anni dopo esce The Look of Silence, in cui Oppenheimer porta questi criminali faccia a faccia con le famiglie ancora in vita delle vittime.
Cenere e diamanti
Martin Scorsese ha inserito questa straordinaria pellicola nella lista dei suoi film preferiti, e non a caso. Cenere e diamanti è un film del 1958 di Andrzej Wajda che racconta la storia di due amici, membri della resistenza polacca, che, al termine della seconda guerra mondiale, vogliono riprendere il controllo del loro paese comunista e per fare ciò devono uccidere un commissario. Tradimenti, lealtà, ideologia, amore, morale.
I disperati di Sandor
Sicuramente il meno popolare tra i film proposti oggi da noi. I disperati di Sandor è un film del 1966 diretto dal maestro ungherese Miklos Jancso e primo capitolo di una trilogia ideologica sulla guerra – continuata col capolavoro L’armata a cavallo e l’anno dopo con Silenzio e grido. Ambientato nel 1860, l’Impero Austriaco doma i moti rivoluzionari iniziati nel 1848 e deve cercare gli ultimi ribelli che si nascondono in mezzo a loro, dando il via ad una caccia alle streghe molto claustrofobica ed estremamente difficile da sostenere.

Il grande dittatore
C’erano molti che pensavano che, con il passaggio al cinema sonoro, Charlie Chaplin sarebbe scomparso. E, nonostante la sua carriera non ebbe un miglioramento, nel 1940 ci regalò un film incredibile: Il grande dittatore. Un film dall’importanza fondamentale, che dovrebbe essere mostrato nelle scuole – al posto de La vita è bella – in particolare il meraviglioso e controcorrente discorso finale.
La sottile linea rossa
Dopo 25 anni di attesa dal grandioso I giorni del cielo – secondo film dopo lo stupefacente esordio La rabbia giovane – Terrence Malick torna al cinema con un’opera mastodontica, un’epica spenta e cupa susseguita da profondi discorsi filosofici piuttosto che da colpi di mitra e bombe a mano. Le vere sorprese sono nascoste nella morale e nei pensieri dell’immenso cast, che va da Nick Nolte e Sean Penn a George Clooney e John Travolta.
Orizzonti di gloria
Stanley Kubrick è un regista che, nonostante i pochi film girati – solamente tredici – ha sempre sorpreso, muovendosi tra i generi. La guerra è un tema che lo ha sempre affascinato, a partire dal suo lungometraggio d’esordio Paura e desiderio, passando per Full Metal Jacket e Il dottor Stranamore. Ma con Orizzonti di gloria riesce a toccare vette inarrivabili, ponendosi come regista visionario già nel 1957: dai piani sequenza lungo le trincee, alla scene nelle carceri fino alla rappresentazione della corruzione morale.
Lawrence d’Arabia
Talmente influente che Scorsese, con l’amico Steven Spielberg, lo citano costantemente nelle loro liste e ne hanno contribuito al restauro nel 1989. Lawrence d’Arabia è una pellicola imprescindibile, che sovrasta ogni concetto di cinema e di arte conosciuto fino ad allora e che continua a cambiare l’industria anche oggi. David Lean mette insieme un film praticamente perfetto con una fotografia eccezionale ed un montaggio sempre estremamente adeguato. La storia della persona che aiutò a cambiare la storia dei paesi arabi e del Medio Oriente.

La zona d’interesse
Questo film, vincitore di ben due premi Oscar nel 2023, ha la possibilità di vantarsi di un paio di cose: aver presentato al grande pubblico generalista il suo sottovalutatissimo regista e sceneggiatore Jonathan Glazer – già autore del cult Sexy Beast – ed essere, possibilmente, un gran film di guerra senza la guerra. Dai suoni calibrati alle precise scenografie e gli impeccabili costumi, tutto è perfetto sulla superficie mentre, sotto, la terra trema e miete vittime.
Va’ e vedi
Attenzione: per chi non ha visto questo film, siete ancora in tempo per evitare; per chi ha già visto Va’ e vedi, ci dispiace. È il viaggio di un ragazzino di appena 15 anni tra gli orrori brutali dell’Unione Sovietica in guerra, durante la sua scoperta dell’amore e di ciò che è bene e ciò che è male. Chi vede questa suprema opera d’arte, non riuscirà mai a scordarsela. Rimane ancora oggi un testamento perfetto di contrapposizione alla guerra, ma sembra che qualcuno – anche da quelle parti – non riesca a comprenderlo.
Apocalypse Now
Non ci sono dubbi. Nel contesto di un conflitto molto particolare e rilevante mediaticamente, con la sconfitta di uno dei paesi più incoerenti e paradossali che ci siano, esce fuori il film definitivo sulla guerra: Apocalypse Now. Necessariamente da accompagnare alla visione di questo classico, Viaggio all’inferno, il documentario sulla travagliata ed infernale – appunto – produzione del capolavoro di Francis Ford Coppola. Poco da aggiungere.