Aaron Sorkin e il walk-and-talk: un fenomeno culturale

Aaron Sorkin e il walk-and-talk: un fenomeno culturale

Aaron Sorkin ed il suo unico ed imitatissimo metodo di scrittura lo hanno reso un fenomeno culturale da studiare e che oltrepassa i limiti della sceneggiatura.

Nella forma contemporanea della sceneggiatura cinematografica, esiste una tecnica narrativa specifica che è diventata estremamente popolare durante il 21esimo secolo. Il walk-and-talk, tecnica utilizzata moltissimo nella serialità televisiva per cui, molto semplicemente, quando due o più personaggi hanno una conversazione camminano in direzione di qualche luogo preciso.

Le molteplici funzioni di questa tecnica possono enfatizzare lo spazio attorno ai personaggi o la gestione continua del tempo a loro disposizione, può contestualizzare o introdurre un nuovo mondo straordinario per i personaggi da attraversare, e così via. Aaron Sorkin è da sempre il maestro di questo, ed anche il suo nuovo The Social Reckoning sembra in linea con il resto della sua poetica.

Aaron Sorkin

Nato e cresciuto a Manhattan, Aaron Sorkin viene al mondo in un contesto ed in un’arena in cui le parole ed il linguaggio sono in moto di cambiamento. La sua meticolosa attenzione per il suono della comunicazione è uno dei primi principi d’attrazione per lui al mondo dello spettacolo, più specificatamente a quello della recitazione. Ma il suo primo incontro con una macchina da scrivere lo eccita talmente da cambiargli le idee sul suo futuro.

Nel 1988 esordisce con uno spettacolo teatrale off-off Broadway, che ha un successo critico così importante che lo porta al suo primo agente e lo porta a scrivere nel 1989 lo spettacolo Codice d’onore, grazie ad una conversazione telefonica con sua sorella. Il produttore David Brown decise di produrre sia lo spettacolo sia l’adattamento cinematografico.

Intenzione ed ostacolo

Così ha inizio la sua carriera al cinema. Inizia con il suo debutto del 1993 Codice d’onore di Rob Reiner e, soprattutto, inizia con la guida di William Goldman, fondamentale autore di film come Butch Cassidy, Tutti gli uomini del Presidente e Il maratoneta. Da lui, apprende la forma della sceneggiatura ed in particolare la consapevolezza di ciò che una storia richiede: un personaggio con un’obiettivo ed un’ostacolo in mezzo ai due. Semplice.

Ma questa semplicità non è evidenziata sicuramente dalle sceneggiature di Sorkin, soprattutto dal 1995 in poi. Aaron Sorkin scrive Il presidente, di nuovo di Reiner, e che coincide con la sua avventura all’interno del sistema politico statunitense, che prosegue con il suo – finora – più grande risultato. Tra il 1999 ed il 2006, Aaron Sorkin scrive The West Wing, uno degli esempi più lucidi dell’evoluzione della televisione ad un formato cinematografico.

Aaron Sorkin

Un conflitto

Desiderio ed ostacolo, dice Sorkin, portano al motore principe di ogni storia di narrativa, perlomeno cinematografica: il conflitto. Senza conflitto, nulla cambia. Il suo di conflitto riguardava la dipendenza da alcool e da droghe, che nei primi del 2000 lo porta più spesso in ospedale che nel suo studio. Ma, dopo i 155 episodi di The West Wing, si placa e torna al cinema.

Nel 2007 scrive il discreto La guerra di Charlie Wilson del grande Mike Nichols, e nel 2010 inizia il suo periodo d’oro, quello che lo avvalora del titolo di “uno dei migliori di sempre”. Esce il capolavoro The Social Network di David Fincher, probabilmente il miglior testo cinematografico della storia. Ogni scena mette in mostra un conflitto, ogni scena riassume in toto i personaggi, ogni scena è una discussione in cui tutti hanno ragione. La perfezione.

Il prezzo della verità

Nel 2011, scrive l’altro capolavoro sportivo Moneyball, per la regia di Bennet Miller, pellicola che amplia ancora le doti di spettacolarizzazione delle banalità dei personaggi di Sorkin, che li spara senza cinture di sicurezza in una storia che va già a 300 all’ora. Tra il 2012 ed il 2014 torna in tv con l’ottimo The Newsroom e, nel 2015, firma la sua ultima sceneggiatura senza regia per quell’altro capolavoro Steve Jobs di Danny Boyle.

Da Molly’s Game del 2017, Aaron Sorkin ha iniziato a dirigere i film che scrive. Il primo è proprio il film con Jessica Chastain. Nel 2020, scrive e gira per Netflix Il processo ai Chicago 7 in puro stile Goldman. Nel 2021, scrive e gira per Prime A proposito dei Ricardo, che nessuno ha visto e che tutti hanno odiato – beata ignoranza. Adesso, non ci resta che scoprire quanto sarà importante il suo The Social.