Almanacco Cinema

Strategia Netflix, a James Cameron non va giù

Uno dei cineasti più prolifici della storia, James Cameron, critica profondamente la strategia che riguarda i film prodotti o distribuiti da Netflix, non pensati per un’uscita cinematografica “classica”. Secondo lui non dovrebbero avere diritto a partecipare agli Academy Awards.

Possiamo dirlo, a volte sono più citati e idolatrati i suoi film di lui. Eppure James Cameron è al secondo posto tra i registi con maggior incassi nella storia del cinema, avendo diretto film del calibro di Titanic e della saga Avatar, per un totale di “solo” 9 lungometraggi ma con introiti che sfiorano i 9 miliardi di dollari. Davanti a lui solo Steven Spielberg.

Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni che Cameron ha fatto e che hanno come protagonista il colosso della distribuzione streaming Netflix. Il regista ha infatti detto che, secondo lui, i film prodotti e distribuiti da Netflix non sono pensati per uscire sul grande schermo. Per questo motivo, secondo lui, non dovrebbero avere il diritto di partecipare agli Academy Awards. Per Cameron i film meritevoli di concorrere agli Oscar dovrebbero essere pensati per la sala, seguire un percorso più “puro”, come insomma è sempre stato. E invece molte piattaforme programmano delle uscite lampo nei cinema soltanto per rispettare le regole di eleggibilità.

I tempi stanno cambiando

Il regista canadese non ha esposto critiche tanto al sistema streaming o al formato digitale, ormai la colonna vertebrale del mondo cinematografico, quanto a vere e proprie “truffe”, a suo vedere, che l’industria attuale porta avanti per poter partecipare a ricevere riconoscimenti prestigiosi, così da aumentare gli introiti e poter continuare su questa linea. Questo senza dare un contributo reale al cinema tradizionale, che possiamo dirlo, sta subendo grandi perdite, ad esempio a livello di presenze in sala.

Cameron ritiene infine che il film per il cinema sia un’esperienza collettiva e immersiva, il cui risultato è uno sviluppo culturale dato dalla condivisione. Elemento che, in effetti, lo streaming fatica a sostenere fisiologicamente. Non è lui il primo a dirlo e non possiamo che dargli ragione: il cinema come forma d’arte collettiva sta soffrendo.