C’è qualcosa di profondamente malinconico nei film di Natale, anche in quelli che si presentano come commedie leggere piene di luci: per quale motivo?
Perché dietro questa apparente allegria, il cuore di queste storie batte quasi sempre attorno a un’assenza? Qualcuno è solo, si sente fuori posto, ha perso qualcosa o qualcuno, oppure vive una distanza (emotiva prima ancora che fisica).
Il Natale nel cinema
Il Natale, nel cinema (e forse anche nella vita reale), funziona come lo specchio crudele della realtà. È quel momento dell’anno in cui l’idea di comunità, famiglia e condivisione diventa totalizzante, e proprio per questo mette in evidenza chi resta ai margini. Per esempio, Kevin di Mamma, ho perso l’aereo è letteralmente dimenticato, George Bailey in La vita è meravigliosa arriva a desiderare di non essere mai nato, il Grinch odia il Natale perché ne è stato escluso, e persino nei film romantici natalizi l’incipit è spesso una rottura, un lutto, una città nuova in cui sentirsi soli.
La solitudine
La solitudine, quindi, non è un incidente di percorso fastidioso e momentaneo, ma è il vero motore narrativo della storia. Il Natale amplifica tutto: le mancanze pesano di più, il silenzio è più rumoroso, la nostalgia diventa quasi insopportabile. Ed è proprio da questo vuoto che nasce il desiderio di un cambiamento. Nei film natalizi non si tenta di salvare il mondo, ma di salvare l’individuo e la sua capacità di tornare in relazione con gli altri.
Lieto fine
Anche quando tutto è colorato e musicale, il racconto parla di una riconnessione del personaggio alla vita e agli affetti. Il lieto fine non cancella la solitudine, ma la attraversa. È come se lo sfarzo del clima natalizio ci dicesse che sentirsi soli non è un fallimento, ma una condizione umana inevitabile, soprattutto quando tutti sembrano felici tranne noi.
Forse per questo continuiamo a guardare ogni anno sempre gli stessi film: non solo perché il palinsesto televisivo non offre molte alternative, ma perché in fondo ci sentiamo rassicurati nel riconoscere, da lontano, quella sensazione di solitudine che appartiene a tutti noi. Perché sotto le luci intermittenti e le canzoni ripetute all’infinito, i film di Natale non ci chiedono di essere felici a tutti i costi, ma ci ricordano il desiderio viscerale degli esseri umani di appartenere a qualcosa.