James Ransone, attore di The Wire e Tangerine, è stato trovato morto a 46 anni. Lo ricordiamo ripercorrendo la sua carriera e i suoi personaggi più significativi.
La morte di James Ransone, venuto a mancare il 19 dicembre a Los Angeles, è stata un’altra scomparsa che ha colpito profondamente il mondo del cinema. Ransone è stato un attore capace di abitare le zone d’ombra attraverso personaggi inquieti e contraddittori, tra cinema indie e grande industria.
James Ransone, la memoria
Secondo quanto riportato da Los Angeles County Medical Examiner, Ransone sarebbe morto per suicidio. La notizia ha generato un’ondata di cordoglio a Hollywood, dove numerosi colleghi hanno voluto ricordarlo, descrivendolo come un uomo dalla natura complessa, un’anima fragile e al tempo stesso luminosa. Tra i primi a omaggiarlo c’è stato Spike Lee, che lo aveva diretto in Inside Man e Red Hook Summer. Il regista di Fa’ la cosa giusta e La 25° ora ha mostrato il suo affetto definendo l’attore un caro fratello. Anche Mya Taylor, sua partner sul set di Tangerine di Sean Baker, ha condiviso parole di profonda stima, ricordando Ransone per la sua generosità e la sua ironia.
James Ransone nacque a Baltimora, Maryland, il 2 giugno del 1979 e si è formato al George Washington Carver Center for Arts and Technology. Mosse i primi passi tra cinema indie e produzioni televisive, poi all’inizio degli anni duemila il primo debutto. Ma il punto di svolta arrivò nel 2003 con la serie HBO The Wire, che ridefinì il crime. È qui che Ransone diede forma a quella recitazione autentica e profonda, un modo di vivere il personaggio che caratterizzò tutta la sua filmografia successiva.

Eredità artistica
Nel corso della carriera, l’attore ha sempre gravitato attorno ruoli complessi, i suoi, infatti, erano personaggi non convenzionali, uomini vulnerabili, fragili e spezzati. Questa è stata la sua cifra stilistica più emblematica, grazie alla quale è stato capace di restituire il dolore dei personaggi.
Ricordiamo Ransone nei panni di Chester “Ziggy” Sobotka in The Wire, un giovane dock worker impulsivo, fuori posto e incapace di trovare un equilibrio nel mondo criminale attorno a lui. Forse il suo personaggio più iconico e tragico, ancora oggi ricordato per una delle prove attoriali più intense della serie. Nel 2019 ha raggiunto un pubblico ancora più vasto grazie all’interpretazione di Eddie Kaspbrak adulto in It – Capitolo due, dando vita a un personaggio segnato dal trauma dell’infanzia. Ransone si è mosso nel cinema horror contemporaneo anche attraverso altri titoli, come il sequel di Black Phone 2, Sinister, Sinister 2 e V/H/S/85.
E poi, come non dimenticare il cinema indie. Da Ken Park di Larry Clark, film radicale, scomodo e controverso fino alla collaborazione con Sean Baker. Con il regista dei ritratti della periferia dell’America contemporanea, Ransone lavora in Starlet e poi in Tangerine, dove si cala nei panni della mascolinità tossica, esplorando i margini dell’esistenza e del dolore umano. Un’interpretazione che incarna la sua eredità artistica, ossia quella di un attore che da sempre ha abitato le crepe dell’uomo.