Amanda Seyfried

Amanda Seyfried e l’OCD: una barriera contro gli eccessi

Amanda Seyfried racconta come il disturbo ossessivo-compulsivo l’abbia aiutata a tenersi lontana da alcol e droghe durante la sua giovinezza.

Amanda Seyfried guarda oggi al proprio passato con una consapevolezza nuova e una serenità conquistata nel tempo. A distanza di oltre vent’anni dalla diagnosi, l’attrice ha deciso di parlare apertamente del disturbo ossessivo-compulsivo (OCD) che l’ha accompagnata fin dall’inizio della sua carriera, spiegando come, paradossalmente, abbia avuto anche un ruolo protettivo nei suoi anni da giovane star di Hollywood.

In una recente intervista a Vogue, Amanda ha raccontato di aver scoperto di soffrire di una forma davvero estrema di OCD quando aveva appena 19 anni. Era un periodo cruciale: da poco era esplosa grazie al successo planetario di Mean Girls (2004), in cui interpretava l’indimenticabile Karen Smith, e il lavoro iniziava ad accumularsi rapidamente tra serie TV come Veronica Mars e Big Love.

All’epoca viveva a Marina del Rey e stava girando Big Love quando la situazione divenne difficile da gestire: mia madre dovette prendersi un periodo di pausa dal lavoro in Pennsylvania per stare con me un mese intero, ha ricordato. Dopo una serie di esami, tra cui una risonanza magnetica, arrivò la diagnosi e l’inizio della terapia farmacologica, da allora prendo le stesse medicine ogni sera, ancora oggi, ha spiegato l’attrice.

Il tema dello stigma

Nonostante l’intensità del disturbo, Seyfried racconta di non essersi mai lasciata travolgere troppo dai rifiuti professionali, considerandoli parte del mestiere. Più complesso, invece, è stato imparare a evitare alcune situazioni tipiche dell’ambiente hollywoodiano giovanile: feste, eccessi, notti insonni. Amanda ha dichiarato di aver dovuto stare lontana da certe cose: bere troppo, usare droghe o fare tardi.

Col senno di poi, quella prudenza si è rivelata una scelta vincente. A differenza di molti coetanei, Amanda non è mai entrata davvero nel circuito dei locali notturni. L’attrice ha confessato di non esser mai entrata nel mondo delle discoteche e ha ammesso che il merito è stato anche del suo OCD.

Non è la prima volta che Seyfried parla apertamente della sua salute mentale. Già nel 2016, in un’intervista ad Allure, aveva raccontato il percorso che l’ha portata alla diagnosi e alla terapia. Con il tempo, ha notato un miglioramento, ha infatti rivelato che, crescendo, i pensieri compulsivi e le paure si sono attenuati molto e che sapere che tante di quelle paure non sono basate sulla realtà aiuta tantissimo.

L’attrice è molto netta sul tema dello stigma, sottolineando che le malattie mentali vengono spesso considerate diverse da quelle fisiche, anche se non dovrebbero esserlo. Pur non essendo visibili come altre patologie, esistono e, quando è possibile curarle, vanno trattate con la stessa serietà.

Seyfried assume Lexapro da anni e non vede alcun motivo per interrompere la terapia, ritenendo inutile correre rischi solo per combattere il pregiudizio legato all’uso di farmaci che aiutano a stare meglio.

Si tratta di una testimonianza sincera che aggiunge un nuovo tassello al racconto di una carriera costruita con talento, gradualità e una forte attenzione al proprio equilibrio personale.