HAF 2026: il cinema asiatico guarda al futuro

HAF 2026: il cinema asiatico guarda al futuro

Il Hong Kong Asia Film Financing Forum (HAF) torna nel 2026 confermandosi come uno degli snodi strategici più rilevanti per il cinema asiatico e internazionale.

In vista della 24esima edizione dell’Hong Kong Asia Film Financing Forum (HAF) , in programma dal 17–19 marzo a Hong Kong all’interno del mercato Filmart, è stata annunciata una prima selezione di progetti cinematografici ancora in fase di sviluppo: uno spaccato ricco e articolato delle direzioni verso cui si sta muovendo la produzione indipendente dell’area.

Il forum, organizzato dalla Hong Kong International Film Festival Society, non è solo una vetrina ma un vero laboratorio di idee, dove registi emergenti e produttori affermati si incontrano per dare forma a film che spesso nascono già con una vocazione transnazionale.

Un mosaico di storie e territori

La selezione preliminare comprende 17 progetti, scelti tra 414 candidature provenienti da 38 paesi e regioni.  La forte e centrale presenza asiatica – oltre l’82% dei progetti – si intreccia però con ambientazioni e sensibilità che attraversano confini geografici e culturali: dal Bangladesh al Giappone, dall’India alle Filippine.

I generi sono altrettanto eterogenei. Accanto a drammi intimi e racconti familiari, trovano spazio commedie, narrazioni sospese tra realismo e fantasia, e storie che riflettono su identità, memoria e trasformazioni sociali. È un cinema che guarda al quotidiano, ma lo fa spesso da angolazioni inaspettate.

Autori affermati e nuove promesse

Uno degli elementi distintivi dell’HAF resta il dialogo tra generazioni. Alcuni progetti portano la firma di cineasti già noti nei festival internazionali, affiancati da produttori di grande esperienza, mentre altri segnano l’esordio o il consolidamento di autori più giovani, interessati a sperimentare linguaggi e strutture narrative.

Questo equilibrio è parte integrante della filosofia del forum: non solo sostenere film potenzialmente “forti” sul piano industriale, ma accompagnare percorsi artistici che necessitano di tempo, confronto e supporto creativo prima ancora che finanziario.

Temi ricorrenti

Scorrendo i progetti selezionati, emergono alcune linee tematiche comuni. La famiglia, spesso osservata in momenti di crisi o cambiamento, è al centro di molte storie, così come il lutto e il rapporto con il passato. Non mancano però racconti più leggeri, dove l’umorismo diventa uno strumento per riflettere sulle relazioni intergenerazionali o sulle contraddizioni della vita urbana contemporanea.

Un altro aspetto significativo è l’attenzione ai margini: geografici, sociali ed emotivi. Villaggi costieri, città di confine, comunità poco rappresentate diventano luoghi simbolici in cui i personaggi cercano una ridefinizione di sé.

Uno sguardo verso il cinema di domani

Questa prima selezione non esaurisce il programma dell’HAF 2026: nelle prossime settimane verranno annunciati anche progetti di animazione e film in fase più avanzata di lavorazione. Tuttavia, già ora appare chiaro l’orientamento del forum: sostenere un cinema che sappia dialogare con il mondo senza perdere il legame con le proprie radici culturali.

In un’industria sempre più polarizzata tra grandi produzioni e micro-budget, l’HAF continua a proporsi come uno spazio intermedio essenziale, dove le storie possono crescere prima di affrontare il pubblico globale. E la selezione 2026 suggerisce che il futuro del cinema asiatico – e non solo – passerà da qui.

HAF 2026 – Progetti in sviluppo (prima selezione)

131

Regia: Sasha Chuk
Produzione: Stanley Kwan
Un triangolo umano tra Shenzhen e Hong Kong: due massaggiatrici e un operaio edile attraversano confini urbani e sociali mentre tentano di ridefinire il proprio futuro. Un dramma sul lavoro e sulla mobilità come condizione esistenziale.

38.83

Regia: Vincci Cheuk
Produzione: Koga Shunsuke
Una commedia intergenerazionale che nasce da un viaggio obbligato: l’incontro inatteso tra una donna di 38 anni e la nonna ottantatreenne diventa occasione di riavvicinamento e riscrittura dei legami familiari.

A Drop in the Sea

Regia: Xiao Baer
Produzione: Zhang Fan
Una donna d’affari cinese si reca in Algeria per partecipare al funerale islamico del fratello. Il rito funebre apre uno spazio di rivelazione, facendo emergere una vita sconosciuta e una distanza mai colmata.

Fishers of Men

Regia: Sanju Surendran
Produzione: Pramod Sankar, Rajeev Ravi, Kiran Kesav
Favola assurda in lingua malayalam: un bancario vegetariano sviluppa un’ossessione inspiegabile per i pesci. Il racconto procede come una parabola grottesca sul desiderio e sulla perdita di controllo.

Forgetting She Is She

Regia: Guo Yu-tian
Produzione: Chan Hing-kai
Identità sdoppiate e amore deviato: una scrittrice scambia la propria stalker per una sorella perduta, riaprendo una vicenda di omicidio rimasta sepolta. Un thriller psicologico sul bisogno di appartenenza.

Funeral Flowers

Regia: Liza Diño, Ice Seguerra
Produzione: Krisma Fajardo
Interamente ambientato durante la veglia funebre di un potente politico, il film osserva lo scontro tra figli, amanti e memoria pubblica. Il lutto come palcoscenico di conflitti irrisolti.

Have a Good Trip

Regia: Xu Jianming
Produzione: Bi Guangming
Sette storie eccentriche si intrecciano in una cittadina popolata da figure inquietanti. Un affresco corale che oscilla tra surrealismo e quotidianità deformata.

Heading South

Regia: Yuan Yuan
Produzione: Wang Jing
Il passaggio all’adolescenza di una ragazza mongola di tredici anni, divisa tra tradizione e attrazione per il K-pop e la vita urbana. Un racconto di formazione attraversato da tensioni culturali.

Life Is Yours

Regia: Emma Kawawada
Produzione: Takahashi Naoya, Eiko Mizuno-Gray
Un’anziana addetta alle pulizie pianifica una vendetta silenziosa per riappropriarsi di una terra sottrattale da un resort sciistico a Niseko. Un racconto di resistenza tardiva e memoria territoriale.

Mama Mia Let Me Go!

Regia: Cheung Wai-yu
Produzione: Peter Yam
Una giovane donna tenta di “liberarsi” della madre organizzandole un nuovo incontro sentimentale. Commedia agrodolce sull’indipendenza emotiva e sulla difficoltà di separarsi.

My Phantom

Regia: Story Chen Jianying
Produzione: Li Xiaoyuan
A Kyoto, una scrittrice cinese incontra un uomo identico al fidanzato scomparso il giorno delle nozze. Un film sospeso tra sogno, lutto e proiezione del desiderio.

Somewhere in the South

Regia: Tan Ce Ding
Produzione: Anthony Chen
Un giovane senza direzione si ritrova coinvolto in una campagna elettorale locale durante un’elezione suppletiva in Malesia. La politica come spazio di smarrimento più che di militanza.

Stuck Like Babies (Zholdogu Bala)

Regia: Dastan Zhapar Ryskeldi
Produzione: Veronica Rhyme, Fernanda Renno, Florence Stern
Al confine tra Kirghizistan e Tagikistan, un comandante e una dottoressa trovano un neonato senza nazionalità. Una commedia drammatica che interroga i confini come costruzione arbitraria.

The Blue Breaks

Regia: Uchiyama Takuya
Produzione: Satoh Naomi
Tratto da un romanzo di Ryohei Machiya: il film segue un uomo, nato da un concepimento eterologo, nel suo tentativo di ricostruire le proprie origini. Un road movie identitario in chiave intima.

The Flower Seller

Regia: Emetjan Memet
Produzione: Wang Hongwei, Derek Zhang
Nello Xinjiang, un uomo depresso ritrova un fragile impulso vitale attraverso incontri quotidiani con un venditore di fiori. Un racconto minimo sulla possibilità della cura.

The Funeral March

Regia: Fujita Naoya
Produzione: Shiina Yasushi
Una donna isolata ruba il corpo della madre e attraversa l’Hokkaido innevato per mantenere una promessa di sepoltura. Il viaggio come un gesto estremo di riconciliazione.

Vulnerable Observer

Regia: Jiang Xiaoxuan
Produzione: Zhao Ziyang
Un’antropologa in missione di ricerca in una regione mongola inizia a dubitare delle intenzioni della guida locale. Un film sullo sguardo, sul potere dell’osservazione e sulle sue ambiguità.