A Knight of the Seven Kingdoms: alle porte un nuovo volto di Westeros, House of the Dragon

A Knight of the Seven Kingdoms, i segreti svelati da Sam Spruell

Il protagonista di A Knight of the Seven Kingdoms si racconta: dal senso di colpa per la morte di Baelor al rapporto irrecuperabile con il figlio Egg.

Se c’è un personaggio che nel finale della prima stagione di A Knight of the Seven Kingdoms lascia lo spettatore con il fiato sospeso, e con più domande che risposte, quello è il Principe Maekar Targaryen. Dietro la corazza di questo padre fallito e principe in perenne secondo piano si nasconde la performance magnetica di Sam Spruell, attore britannico già rivelazione in Fargo stagione 5 e ora protagonista assoluto del prequel HBO ambientato nell’universo di Game of Thrones.

In un’intervista esclusiva rilasciata a The Hollywood Reporter dopo la messa in onda del finale intitolato The Morrow, Spruell ha aperto le porte del suo processo creativo, rivelando retroscena sulla morte di Baelor, sul rapporto con Egg e sulla sua assenza dalla seconda stagione.

A Knight of the Seven Kingdoms, Maekar Targaryen: il ritratto di un padre che ha perso tutto

Ambientata circa 90 anni prima degli eventi di Game of Thrones e quasi 80 anni dopo House of the Dragon, la serie segue le avventure del cavaliere errante Ser Duncan “Dunk” l’Alto e del giovane Aegon Targaryen, detto Egg. Ma è Maekar, padre di Egg, a emergere come figura tragica per eccellenza: vedovo, oscurato dal fratello maggiore Baelor (Bertie Carvel) e incapace di instaurare un rapporto autentico con nessuno dei suoi tre figli.

Daeron è un ubriaco. Aerion è uno psicopatico. E Aegon, l’unico con cui Maekar potrebbe ancora riscattarsi, preferisce scappare con un cavaliere errante piuttosto che restare accanto al padre.

“Aegon è la sua ultima possibilità di avere un erede che valga qualcosa,” spiega Spruell. “È la sua ultima possibilità di riuscire come padre. Per questo fa un’offerta a Dunk e ne rifiuta un’altra. Vuole avere il controllo. Ma tutto ciò che Maekar tocca non funziona, e in questo c’è un’enorme vulnerabilità”.

La morte di Baelor: incidente o atto inconscio?

Il momento più controverso della stagione, e forse dell’intera produzione, è la morte del Principe Baelor Targaryen durante il processo dei sette, colpito fatalmente dalla mazza del fratello Maekar. La scena viene mostrata solo in modo fugace nel penultimo episodio, per preservare l’impatto emotivo del finale.

Nel confronto con Dunk, Maekar si difende invocando la volontà degli Dei: “Gli Dei sanno che è stato un incidente”. Ma lo crede davvero?

Spruell non ha dubbi, o meglio, li coltiva deliberatamente: “Maekar è così incline all’autoinganno, e non vuole nemmeno avvicinarsi ad ammettere che potrebbe essere stato intenzionale. Com’è comodo poter fare riferimento agli Dei per assolversi dalle proprie colpe. Re e governanti lo hanno fatto per secoli, dicendo ‘Dio sa che sono innocente’, quando chiaramente sono colpevoli. È una rappresentazione molto efficace del potere corrotto”.

L’ambiguità è costruita con chirurgica precisione: Maekar sa anche cosa significa, in termini di potere e successione dinastica, la morte del fratello. Il dolore e l’opportunismo convivono in lui senza che l’uno annulli l’altro. È proprio questa complessità a rendere il personaggio uno dei più riusciti dell’intera produzione.

Egg scappa con Dunk: la ferita più profonda

Se la morte di Baelor è il colpo esterno, è la fuga di Egg a infliggere la ferita più intima. Il ragazzo non solo preferisce la compagnia di un cavaliere errante a quella del padre: mente persino a Dunk, dicendogli di avere il permesso paterno per partire con lui. L’ultima immagine di Maekar nella stagione è quella di un uomo che urla nel vuoto: “Dove cazzo è?”.

“Dice qualcosa sul giudizio di Aegon riguardo a dove troverà la migliore figura paterna,” riflette Spruell. “C’è una saggezza in Dunk che viene naturalmente, e non credo che Maekar ci si avvicinerà mai. Egg può vederlo: se vuole essere la persona che desidera essere, deve seguire Dunk piuttosto che il proprio padre. Il che è incredibilmente sconvolgente per Maekar”.

L’attore, lui stesso padre nella vita reale, ammette di riconoscere nella genitorialità di Maekar qualcosa di universalmente umano — anche se portato all’estremo: “Non tutta la genitorialità è un successo. Posso capire di fare errori. Ma la genitorialità di Maekar lascia molto a desiderare”.

Maekar nella seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms? La risposta di Sam Spruell

La domanda che molti fan si pongono dopo il finale è: Maekar tornerà nella seconda stagione? La risposta, almeno per ora, è no.

“Non sarò nella seconda stagione” conferma Spruell senza giri di parole, prima di aggiungere con un sorriso percepibile anche sulla carta: “Mai dire mai. Sono abbastanza sicuro che ci saranno altre storie da raccontare”.

Chi ha letto i racconti di George R.R. Martin, i Tales of Dunk and Egg da cui la serie è tratta, sa già cosa aspettarsi. Per tutti gli altri, la seconda stagione, già in produzione, promette di mantenere lo stile scarno e terreno della prima: niente draghi, solo uomini, terre e destini.

Fonte material vs adattamento: il punto di vista di Spruell

Spruell ha anche affrontato il tema, sempre attuale, del rapporto tra fedeltà al materiale originale e libertà creativa dell’adattamento. Un tema particolarmente sensibile nell’universo di Martin, che ha vissuto esperienze non sempre felici con le trasposizioni dei suoi lavori.

“Qualsiasi processo creativo che coinvolge relazioni è un dare e avere,” osserva l’attore. “Ira Parker ha dimostrato di saper tenere vive le idee di tutti, tracciando un percorso che le incorpora il più possibile. Ha scelto di restare molto fedele ai libri, e questo ha reso George Martin felice. Ha funzionato benissimo. Ma ci sono anche adattamenti che si sono allontanati dal materiale originale e sono stati comunque fantastici. Non esistono regole ferree. Devi rischiare e vedere cosa viene fuori”.

Cosa aspettarsi dalla seconda stagione di A Knight of the Seven Kingdoms

Con le riprese già in corso, la seconda stagione si annuncia ancora più intensa e spoglia. Nessun drago all’orizzonte, nessun fasto da corte imperiale: solo la polvere delle strade di Westeros, l’onore di un cavaliere e la formazione di un ragazzo destinato a diventare re.

Il titolo aggiornato comparso nell’ultimo frame del finale, A Knight of the Nine Kingdoms, lascia intuire un’espansione narrativa, anche se Spruell ammette di non avere informazioni certe al riguardo.

Sam Spruell, i prossimi progetti

L’attore non si ferma. Dopo il successo di Fargo, il ruolo in Dune: Prophecy e ora A Knight of the Seven Kingdoms, Spruell ha appena terminato le riprese di Insidious: The Bleeding World, nuovo capitolo del celebre franchise horror diretto da Jacob Chase.

“Interpreto il cattivo completamente folle della storia, una sorta di leader di una setta, un narcisista ossessionato dal proprio potere” racconta con evidente entusiasmo. “L’ho semplicemente adorato. Il che potrebbe dire qualcosa su di me, temo”.

A Knight of the Seven Kingdoms è disponibile integralmente su HBO Max.