Amarga Navidad, la recensione su Almanacco Cinema

Amarga Navidad, il film che Almodóvar non avrebbe voluto girare

Amarga Navidad, ultima fatica del cineasta spagnolo, è il film nel quale Almodóvar mette le mani avanti e ci dice: non è questo il film che dovevate vedere.

In concorso a Cannes 2026 per la Palma d’Oro, Amarga Navidad è un metafilm – un film nel film – che è il seguito ideale di un suo film precedente: Dolor y Gloria (2019). In quest’ultimo si raccontava l’analoga storia di Salvador Mallo,  un regista impersonato da Antonio Banderas, in crisi artistica e affetto da problemi fisici.

Ideale rispecchiamento di Pedro Almodóvar anche nell’omosessualità – come anche in Amarga Navidad – aveva come primo amore Federico, interpretato dall’attore che nel suo ultimo film impersonerà il regista (e quindi Almodóvar stesso): Leonardo Sbaraglia.

Ma non è solo l’attore argentino a fare da trait-d-union tra i due film: è la natura autobiografica e riflessiva di entrambe le pellicole, che sono le uniche del regista spagnolo a parlare di cinema in tutto per tutto.

Da Dolor Y Gloria sono passati 7 anni, Almodóvar sta maturando sempre di più e, come ogni regista maturo che si rispetti, sceglie di infarcire i suoi film di critiche alla contemporaneità del cinema, riflette su sé stesso anche in chiave autocritica e opta per un rispecchiamento più manifesto nei suoi personaggi.

Intendiamoci: i film di Almodóvar hanno sempre raccontato Almodóvar. Da quelli dei suoi inizi, volutamente grotteschi e provocatori – un’autentica ventata di freschezza nel panorama del cinema mondiale – fino a quelli più malinconici e riflessivi dei suoi 76 anni. Però non hanno mai perso una certa aura – colorata, melò, vitale.

Ma veniamo ad Amarga Navidad.

Amarga Navidad, la trama

In questo film si intrecciano e si alternano due linee narrative. La prima segue Elsa, regista di spot pubblicitari, durante il lungo ponte festivo del dicembre 2004. La seconda è ambientata nel 2026 e ha come protagonista Raúl, sceneggiatore e regista alle prese con la scrittura di un copione che si rivelerà essere proprio la storia di Elsa, del compagno pompiere e spogliarellista Bonifacio e delle sue amiche Patricia e Natalia.

In questo gioco tra realtà e finzione, Elsa finisce per trasformarsi nell’alter ego di Raúl, che ricorre all’autofinzione per superare un prolungato periodo di crisi creativa. Ma scavare dentro di sé significa anche confrontarsi con le persone che abitano il suo mondo più intimo: il compagno Santi e la sua assistente Mónica.

Un film in cui tutti sono protagonisti. E l’autodenuncia di Almodóvar

Come molti altri film del regista, anche Amarga Navidad è da considerare un film corale. Anche se forse il fulcro della storia è un personaggio apparentemente più marginale rispetto agli altri: alludiamo all’assistente di Raúl, Monica (Aitana Sanchez-Gjon). È lei che mette il regista del film di fronte alla sua mancanza di originalità, di fronte al rischio di ripetersi sempre uguale: timori più che condivisi da Almodóvar, che autodenuncia apertamente che questo film è una ripetizione rispetto ad altri film da lui realizzati in passato (sempre Dolor y Gloria) e che non è questo il film che avrebbe dovuto girare.

L’operazione è di per sé geniale, anche se certamente un po’ furbetta, e apre la strada alla sua prossima creazione.

Amarga Navidad: fino a che punto è lecito appropriarsi delle storie altrui?

L’interrogativo si era posto anche in Dolor y Gloria, e torna potente in Amarga Navidad: fino a che punto un autore può attingere alle storie, e al dolore, altrui? Anche in questo film il regista – anzi, la regista del film nel film, Elsa – si sente dire dall’amica Patricia, con la quale è partita per Lanzarote e dalla quale ha tratto nuova ispirazione per un prossimo film, che non può scrivere di lei.

Allo stesso modo Monica vuole impedire che Raúl scriva della sua compagna Elena, alla quale è ispirato il personaggio di Natalia.

Amarga Navidad, tutti i tratti distintivi del cinema almodovariano

Anche in Amarga Navidad, Almodóvar resta fedele agli elementi che hanno reso il suo cinema grande e amato negli anni: ci sono i colori sgargianti, con una predominanza di blu/azzurri e rossi che sono diventati una delle sue cifre distintive. Ci sono le attrici storiche (Rossy De Palma) unite a muse più recenti (Aitana Sanchez-Gjon e Milena Smit), apparse entrambe in Madres Paralelas (2021) e, in generale, personaggi femminili intensi e mai banali.

C’è l’esplorazione dei legami omosessuali, prettamente autobiografico, e il racconto del confronto tra donne. C’è la fotografia impeccabile, che in Amarga Navidad è firmata da Pau Esteve Birba, alla sua prima collaborazione con il regista.

Ci sono le canzoni bellissime, che in questo caso animano la trama del film nel film: le canzoni interpretate da Chavela Vargas, Las simples cosas (rifatta in italiano da Vinicio Capossela) e La Llorona (un’altra canzone di Vargas, Amarga Navidad, dà anche il titolo a questo film). C’è la colonna sonora di Alberto Iglesias, che fin dal 1995 e da Il fiore del mio segreto cura i sottofondi musicali dei suoi film.

Ultimo ma non meno importante, c’è l’onnipresente Augustin, fratello di Almodóvar e co-produttore di tutti i suoi film con la loro casa di produzione El Deseo.

Le critiche al cinema contemporaneo

Ciò che caratterizza la maturità di molti grandi registi è la critica al cinema contemporaneo. Lo fa anche Almodóvar tra una battuta e l’altra, quando critica il modus operandi di Dubai, che vuole pagare 200.000 dollari a Raúl perché sia presente a un festival del cinema locale. Raúl, e Almodóvar, rispondono che non sono in vendita.

Analogamente, il regista ironizza su Netflix, facendo dire al personaggio di Monica che a Raúl basterà tagliare il film, farlo di un’ora e sarà perfetto per lo streaming, facendole notare che Netflix aspetta un suo film da tempo.

Echi di grandi autori, da Fellini a Bergman

Ormai è quasi impossibile realizzare un bel film che non sia anche citazionista. Nel caso di Amarga Navidad si possono ritrovare la malinconia e la crisi di Guido Anselmi in Otto e mezzo di Federico Fellini, autore che ha sempre avuto una grande influenza su Almodóvar e sulla sua percezione – e sul suo amore – per il femminile. Ma oltre che il film qui c’è anche l’attitudine al rispecchiamento del regista romagnolo, che riversa tutte le sue riflessioni sul cinema nel suo alter ego Marcello Mastroianni.

Non manca all’appello nemmeno Ingmar Bergman, soprattutto nei confronti tra i personaggi femminili che hanno reso immortale il cineasta svedese.

Un cast di ottimo livello

Come al solito, nell’ultimo film di Almodóvar il cast splende di luce propria Dalla rivelazione Bárbara Lennie, alla sua seconda collaborazione con il regista spagnolo (dopo La pelle che abito), alla dolente Milena Smit, passando per una new entry dell’Olimpo almodovariano: il giovane e bellissimo Patrick Criado, classe 1995, che ci restituisce la scena più Almodovar vecchia maniera di tutto il film: quella dello spogliarello all’addio al nubilato che gli farà incontrare la futura compagna Elsa. Un personaggio tenero, innocente, devoto a Elsa, che, rimprova Monica a Raúl, è però poco sviluppato: è “una marionetta”. Al pari di Santi (interpretato da Quim Gutiérrez), il compagno di Raúl, del quale è lo specchio nella fiction.

L’argentino Leonardo Sbaraglia è Raúl, mentre la vecchia conoscenza Carmen Machi (apparsa in Gli abbracci spezzati e nel cortometraggio del 2009 La concejala antropófaga) appare nel ruolo della dottoressa García. Non manca la veterana Rossy De Palma, lanciata da Almodóvar ne La legge del desiderio (1987) e divenuta presenza ricorrente nei suoi film, parallelamente allo sviluppo di un’interessante carriera internazionale (da Prêt-à-Porter di Robert Altman fino a Second to Nun del francese Alain Berliner, in fase di produzione). Un viso troppo particolare e picassiano per non diventare almodovariano.

Amarga Navidad, in sintesi

Amarga Navidad è un film nel film che parla di Almodóvar stesso, del suo punto di vista sul cinema contemporaneo e sul film che (forse) non avrebbe voluto girare: in un gioco degli specchi, il regista spagnolo furbescamente ci rivela che l’ispirazione di questo film, e del suo film nel film, avrebbe dovuto essere un’altra. E ci lascia, affamati come sempre del suo cinema sgargiante e melò, in attesa della prossima opera.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨